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Amerigo Vespucci, la bellezza e il fascino di un veliero

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La prima cosa che colpisce, salendo sull'unità della Marina Militare italiana Amerigo Vespucci, è la sua eccezionale bellezza

CIVITAVECCHIA - Si comprende immediatamente così per quale motivo questa nave a vela sia non solo la scuola galleggiante degli ufficiali della nostra Marina, ma anche la perfetta ambasciatrice della cantieristica italiana, ammirata ed invidiata nel Mondo.

100 metri di lunghezza, più di 36 km di cavi in fibra vegetale, tre alberi verticali e il bompresso (l'albero montato a prua, ndr), 54 metri l'altezza dalla linea di galleggiamento dell'albero di maestra, una superficie velica totale di 2.650 metri quadrati per 24 vele.

Abbiamo ammirato la bellissima "creatura", come tanti altri, ormeggiata al porto di Civitavecchia, sul litorale laziale.

Siamo stati accolti a bordo dal Comandante, Capitano di Vascello Curzio Pacifici, in Marina dal 1983, che da perfetto ed orgoglioso padrone di casa, ci ha spiegato come il vero cuore, il vero motore, l'elemento essenziale della sua Nave, non possa che essere l'equipaggio, 278 militari altamente specializzati.

Ne occorrono 100 solo per manovrare completamente e correttamente le vele, come ne sono necessari 8 per muovere i quattro timoni quando la nave procede a vela.

Ma è tutto l'equipaggio, che con estrema cortesia risponde alle centinaia di domande dei tanti visitatori, moltissimi i bambini, che mostra tutto l'amore e la passione per quello che non è un oggetto o uno strumento di lavoro, ma una parte fondamentale di uno stile di vita, difficile e, sicuramente, altamente formativo.

Nella sua "carriera militare",  la Amerigo Vespucci è stata attiva quasi ogni anno a partire dal 1931 (il varo il 22 febbraio del 1931, la consegna alla Regia Marina il 26 maggio dello stesso anno), principalmente come nave scuola per gli allievi dell'Accademia Navale di Livorno e per la Scuola Navale “Francesco Morosini” di Venezia, effettuando ad oggi 78 periodi di istruzione.

Inizialmente la Vespucci andò ad affiancare come nave scuola la sorella maggiore, la "Cristoforo Colombo", anch'essa costruita nei cantieri di Castellammare di Stabia (Napoli). Non tutti sanno della poca fortuna che ebbe la nave gemella. Nel 1949, persa la guerra, il veliero fu ceduto come risarcimento all'Unione Sovietica. Questa decisione destò grandissimo malumore tra i marinai, tanto che un gruppo di ex marò ne progettò l'affondamento quand'era ancora in acque italiane. Il complotto fu sventato e con il nome di Dunay (Danubio) l'unità fu impiegata come nave scuola militare nel Porto di Odessa fino al 1959, per poi essere distrutta da un incendio e successivamente demolita nel 1971.

Tornando alla Vespucci, è inconfondibile la polena in bronzo dorato che rappresenta il celebre navigatore. Le strisce bianche e nere lungo le fiancate, i fregi di prora e l'arabesco di poppa in legno ricoperti d'oro zecchino e il terrazzino di poppa di pertinenza della cabina del comandante conferiscono a questo splendido veliero un qualcosa di unico che attira sulle banchine di tutto il mondo migliaia di curiosi.

E' stata presente, come ambasciatrice della cultura e della tradizione marinaresca italiana all'incoronazione della Regina Elisabetta II del 1953 a Londra, al bicentenario della fondazione degli Stati Uniti d’America del 1976 e a quello della Rivoluzione Francese del 1989, all’America’s Cup in Nuova Zelanda nel 2002, alle Olimpiadi di Atene nel 2004, alla commemorazione della Battaglia di Trafalgar a Portsmouth nel 2005. Nel 2007 è stata nominata “Goodwill Ambassador” dall’UNICEF.

(articolo e foto di Luciano Lattanzi e Maurizia Marcoaldi)