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Che valore hanno solo 7 minuti di fronte alla dignità di una donna?

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Ma per 7 minuti? No, per quello che rappresentano 7 minuti - battuta dal film "7 minuti" di Michele Placido, presentato al Tuscia Film Fest di Viterbo

FILM REVIEW - Proviene - si vede e si sente - da un testo teatrale, scritto da Stefano Massini, il film che Michele Placido - nelle vesti di regista, autore di soggetto e sceneggiatura, ma anche interprete - porta a Viterbo, inserito nella rassegna cinematografica estiva Tuscia Film Fest.

Il testo si ispira a fatti realmente accaduti in Francia, ma la nazione vuol dire poco, come niente significa il luogo dove la fabbrica dei "fratelli Varazzi" sorge ed opera: potrebbe essere dovunque in Italia, dovunque c'è "fame" di lavoro ad ogni costo. Basti pensare alle note vicende dell'Ilva di Taranto (vedi Ilva di Taranto, il viaggio e l'indignazione di Cecilia Mangini).

michele placido - enrico magrelli

Bianca è la rappresentante sindacale che deve far digerire al comitato delle lavoratrici la "richiesta" della nuova proprietà francese dell'azienda italiana, tutte le dipendenti devono rinunciare a "7 minuti" della propria pausa, salvaguardando così l'occupazione totale e allontanando le voci di una eventuale delocalizzazione. La richiesta incontra, inizialmente, il favore del comitato (sono 11 le rappresentanti sindacali), per poi dipanarsi sul quesito fondamentale, su quanto valgano effettivamente "7 minuti". Entro la fine del turno di lavoro bisogna o accettare o non accettare la "cortese" (per i modi con cui è stata formulata) richiesta del nuovo "padrone". Ci sono circa 2 ore di tempo, la durata di un film.

Che cosa sono sette minuti? Le undici rappresentanti (un cast femminile in stato di grazia, come solo Mario Monicelli ed Ettore Scola erano in grado di mettere assieme) hanno poco tempo per dare la propria risposta, ognuna di loro rappresenta un piccolo mondo dove si sopravvive con sacrificio e dove il mantenimento ad ogni costo del posto di lavoro significa il non passaggio da un'esistenza dignitosa, anche se modesta, all'incertezza totale. 

michele placido

I piccoli ed insignificanti "sette minuti" diventano il periodo temporale che assurge a baluardo della dignità umana, di quella di giovani con l'ingenua speranza di un futuro (da una parte chi sta per mettere al mondo un bambino e chi per accendere un mutuo), ma anche di operaie anziane che hanno vissuto in fabbrica per tutta la vita o che alla fabbrica hanno "offerto" il sacrificio della propria salute (Marianna), o extracomunitarie (provenienti da ambienti sociali sicuramente peggiori) disponibili a "magnare" con una mano e lavorare con l'altra (Kidal), pur di non perdere il prezioso bene, fondamentale per la Costituzione, ma così disatteso dalla società attuale, evoluzione (almeno così dicono) di quello stesso documento. 

L'avvio dell'opera di Placido ci ha ricordato "La parola ai giurati", bellissimo film del 1957, opera prima di Sidney Lumet (soggetto scritto da Reginald Rose), con la differenza sostanziale che il comitato di fabbrica, diversamente dalla giuria, non deve decidere in forma unanime, ma è sufficiente la maggioranza perché la decisione sia presa e si ripercuota su tutto il personale. Nella pellicola americana si decide della vita di un uomo, nel lavoro di Placido, paradossalmente, sui destini delle centinaia di lavoratrici dello stabilimento. "Cosa siamo disposte a fare, pur di lavorare?", si chiede Greta. "Tutto" è l'amaro risposta che urla alle sue colleghe, ma anche contro il pubblico, in una delle scene migliori (ma ce ne sono tante) del film.

i saluti

Il cast femminile viene impietosamente "girato" dalla "bella" fotografia di Arnaldo Catinari, le ombre vengono esaltate, dove possibile vengono scavate linee dure, i volti intensi delle protagoniste sembrano quasi presi a secchiate d'acqua, così da eliminare ogni forma di trucco, perché rendano ancora più veritiere le espressioni. I lenti movimenti di scena danno il tempo di assorbire i dialoghi intensi come chi li pronuncia, in attesa che si arrivi alla risposta finale (che ovviamente non sveliamo), per capire quanto valgano 7 minuti. Si esce dalla sala, pardon dall'arena, pensando e immedesimandosi nelle protagoniste: "Ma io al loro posto, cosa avrei votato? Sarei stata/o disponibile a dare 7 minuti della mia dignità?". Alla domanda non abbiamo e non dobbiamo risposta, in fin dei conti noi abbiamo visto e recensito solo un (bel) film.

"7 minuti" ha (giustamente) ricevuto il Premio Speciale ai Nastri d'Argento #2017.

Cast artistico: Ambra Angiolini (Greta) - Cristiana Capotondi (Isabella) - Luisa Cattaneo (Sandra) - Erika D'Ambrosio (Alice) - Balkissa Maiga (Kidal) - Fiorella Mannoia (Ornella) - Maria Nazionale (Angela) - Violante Placido (Marianna) - Clémence Poésy (Hira) - Sabine Timoteo (Micaela) - Ottavia Piccolo (Bianca).

(articolo di Luciano Lattanzi / foto di Francesco Biganzoli - tutti i diritti riservati)