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Continua il "viaggio" teatrale di Ecuba con l'intervista a Francesco Branchetti

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Il malvagio non può che essere malvagio, il buono buono: le avversità non guastano l’indole, che rimane sempre uguale - da Ecuba di Euripide. In tournée alla prossima ripresa di stagione 

INTERVISTA - "Il viaggio di Ecuba" prende le mosse dal personaggio cantato da Euripide, una donna ma anche un mito che si muove sullo sfondo della guerra tra greci e troiani. per aprirsi e svilupparsi in una riflessione scenica sul senso della vita e sul valore di essa. L'Ecuba moderna (interpretata da Isabella Giannone) attinge al mito, ma - come dichiara l'autore del testo (Gianni Guardigli) - racconta cosa significa “essere madre oggigiorno, in un momento di esodi imponenti e dolorosi, una madre che canta la sua pena di fronte al disfacimento del suo mondo che considerava normalità.

E’ un’Ecuba che viaggia a piedi fra i binari dell’Europa in cui c’è chi erige muri di filo spinato e c’è chi chiude pesanti porte di vecchi treni. Ma c’è anche chi si accosta al viandante per passargli una bottiglietta d’acqua e c’è chi offre una branda di una stanza di una casa modesta per condividere il viaggio terreno con altri esseri umani compagni di cammino. Ecuba urla la sua verità come una coscienza spietata può parlarci di notte, quando i sogni hanno il coraggio di urlarci in faccia le verità più scomode.

Ne abbiamo parlato, rivolgendo alcune domande al regista Francesco Branchetti (in foto) nel corso del debutto, avvenuto al Teatro Tor Bella Monaca di Roma.

Partendo da un classico euripideo, come si approccia ad un "mito" conferendogli modernità e godibilità, adatte ad un pubblico contemporaneo?

Il testo di Guardigli è un testo totalmente contemporaneo che del mito classico porta in scena la tensione all’assoluto di riflessioni, sentimenti e personaggio; è un testo attualissimo e della contemporaneità più dolorosa e conflittuale fa il suo asse portante. Il pubblico contemporaneo avrà modo di appassionarsi alla vicenda terrena di Ecuba e Guardigli ha avuto il talento di inventare questa "Ecuba", dandole  le caratteristiche di una donna di oggi e la potenza della poesia che trasuda da ogni battuta ha sicuramente la forza del mito classico.

Immaginiamo che la risposta sia affermativa, ma c'è voglia da parte del pubblico contemporaneo di rivisitazioni della drammaturgia classica? E si riesce ad accostare il pubblico più giovane a questo genere teatrale?

A mio avviso assolutamente sì. Il pubblico giovane è forse il più pronto a fruire dei grandi classici e dei grandi testi, rivisitati o riletti e riscritti totalmente con una penna e una sensibilità contemporanee.

Lei ha più e più volte lavorato su testi di Guardigli ("Macbeth downtown", "La disfatta", "Cleopatra"), cosa trova di confacente al suo personale modo di fare teatro nei testi di questo autore?

La sua maniera di sentire ancora centrale al testo, l’uomo e la riflessione su di esso.

Un'ultima domanda, si è cimentato su più piattaforme (cinema, tv, radio, teatro), cosa ritiene abbia in più, se ha qualcosa in più, il teatro come medium tra arte e pubblico?

Il teatro è il più libero di proporre al pubblico riflessioni diverse ,  genuine e slegate , almeno abbastanza, dalle logiche di mercato o almeno io amo pensarla così.

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