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Al Teatro Argentina di Roma va in scena l'AfricaBar, prima nazionale

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Trenta attori in scena più uno sopravvissuti al deserto, al mare e al teatro. Lo spettacolo di Riccardo Vannuccini è in scena nella sala romana, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato

ROMA - Un teatro simbolico, soprattutto improduttivo. Esercitazione a mano libera, dizionario disorientato, favola e delirio al tempo stesso, in "AfricaBar" il racconto è una giocosa fluttuazione di cosa in cosa, da questo a quello, da locale a straniero, da maschio a femmina senza mai determinare o dividere le figure. Un teatro che accetta il rischio dell’inconcludenza, che non si inserisce in un ordine prestabilito, e che mette in prova uno scambio fra attore e spettatore reso possibile dal fatto che il corpo non è solo un organismo, un fotogramma, ma il punto di raccolta di un racconto.

Cosa può diventare oggi il teatro? Inventare cronache inventate al contrario della comunicazione. Diventare un’azione simbolica che lega in maniera disordinata e necessaria l’Uomo alla Città, la Terra al Cielo, l’Uomo all’Altro Uomo. Un teatro non discorsivo, che non risponde a interrogazioni promosse dall'ordine semantico: un teatro demente o eccedente. Non sono i dati che ci fanno comprendere la realtà, ma la fantasia con la quale si riesce a combinarli. La fantasia non è una stravaganza ma una capacità percettiva. La fantasia dello spettatore è libera di giocare e di combinare le scene, le musiche, i corpi.

africabar

Lo spettacolo si pone come la conclusione del laboratorio teatrale che è stato condotto con giovani rifugiati nell'ambito del progetto Teatro in Fuga con la collaborazione di Programma Integra. La performance teatrale di Riccardo Vannuccini, dopo Sabbia e Respiro, si configura come l'ultimo capitolo della Trilogia del Deserto ed è dedicato alla questione delle migrazioni forzate. Scrive lo stesso autore: "La nostra azione scenica si conclude nel suo stesso apparire, non c’è rimando a nessun supremo, fosse il testo letterario o il comune sentire. Non assisterete dunque ad alcuna recita drammatica, non ci sono racconti o personaggi dove ogni attore fa finta di essere qualcun’altro. Non è uno spettacolo ordinato ma disordinato, non c’è nessun messaggio, nessun filo conduttore".

Al Teatro Argentina di Roma, in Largo di Torre Argentina 52, da giovedì 22 a sabato 24 giugno. Spettacoli alle ore 21. (foto di Francesco Galli - tutti i diritti riservati)

Ulteriori informazioni: telefoni 06.684000311/14 / 328.7575388 - mail africabar.info@gmail.com - sito internet www.artestudioteatro.it - ufficio stampa Miriam Semplice Marano

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