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L'Italia filtrata dall'America nell'ultimo romanzo di Jeffery Deaver

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Lo scrittore è in tour italiano per presentare "Il valzer dell'impiccato", opera ambientata tra Milano e Napoli. Lo abbiamo incontrato a Viterbo nel centralissimo Teatro dell'Unione

LIBRI - Jeffery Deaver, pluripremiato autore di thriller vendutissimi, è stato invitato (da Ombre Festival, manifestazione estiva ad argomento "giallo") per presentare “Il valzer dell'impiccato” (edito da Rizzoli), nuova indagine ambientata, per la prima volta, in Italia. Molta la curiosità che accompagna l'ingresso in scena dello scrittore americano, legato - ha detto - all'Italia da una grande passione. Le due città (Milano e Napoli) in cui si svolge il romanzo hanno poi molti punti in comune con quelle americane in cui ha abitato (principalmente New York). 

Ha ricordato anche la profonda amicizia che lo legava a Giorgio Faletti, di cui ha tenuto a battesimo il romanzo d'esordio, il celebratissimo “Io Uccido”. Faletti, ricordiamo, a chi gli rimproverava di essersi troppo rifatto ai gialli di Deaver, dichiarava sempre che il suo era un omaggio appassionato ad un autore a lui legato da enorme amicizia e di cui aveva grande stima ed ammirazione. Con la scrittore italiano, scomparso veramente troppo presto, Deaver aveva in programma di scrivere un libro a quattro mani sulla cucina americana ed italiana, nel quale la parte americana sarebbe toccata a Faletti e quella italiana a lui: "A Giorgio il pollo fritto ed a me il risotto".

ombre festival

Cucina e cibo, ci ha dichiarato Deaver, sono due sue grandi passioni: ama cucinare e organizzare cene, anche perché le ritiene occasioni di scambio e di socializzazione (e chissà, aggiungiamo noi, che durante qualche cena non abbia anche avuto qualche spunto per i suoi libri), ma - escludendo il progetto con Faletti - non ha in mente di dedicarsi a questo diverso genere letterario. Tuttavia ha aggiunto che in un suo romanzo, “La stanza della morte”, vi sono ben 15 ricette. A questo punto è da leggere (per chi non lo ha già fatto), il romanzo, e da provare, le ricette.

Altra nostra curiosità che volentieri lo scrittore soddisfa è il motivo per il quale abbia scritto anche un libro con personaggio James Bond ("Carta bianca"), cimentandosi in un genere così diverso dal suo e con un personaggio così ingombrante. Me lo hanno chiesto gli eredi di Ian Fleming e mi sono prestato con piacere (e con ottimi risultati, ndr), perché comunque sono stato da sempre un fan dell'agente segreto più famoso al mondo.

Della sua nuova fatica letteraria ha detto solo l'indispensabile, anche per non guastare la sorpresa dei numerosi lettori presenti e già "armati" di copia. Ha delineato un personaggio italiano, un agente della forestale che, durante un'indagine su frodi alimentari, in particolare su "falsi tartufi", provenienti dalla Cina e spacciati come italiani - "Bad smell" ha dichiarato, con un certo disgusto (tipico del buongustaio), descrivendo i tartufi taroccati - si imbatte in indizi che saranno, anche grazie alla sua accuratezza, fondamentali per risolvere il mistero e aiutare Lincoln Rhyme a catturare il serial killer. Il suo protagonista, naturalmente affiancato da Amelia Sachs, ormai promessa sposa e collega di sempre, dovrà anche scontrarsi con i diversi metodi investigativi della polizia italiana. Un contrasto lieve e solamente iniziale, perché Rhyme, riesce, quasi da subito, a comprendere l'organizzazione delle indagini, pur non conoscendo affatto la lingua, e ad integrarsi perfettamente.

jeffery deaver

Lo scrittore è molto abile a suscitare la curiosità dei suoi lettori, durante l'incontro accenna solo alcuni elementi del romanzo (e non potrebbe essere altrimenti): il cappio fatto di un materiale particolare che l'assassino lascia sul luogo del delitto; la passione dello stesso per la musica, a differenza di Rhyme che ama il silenzio; la presenza di un gatto di nome Mario che si affaccia a Milano. Sicuramente questa sua caratteristica, unita ad una grande amabilità e disponibilità verso il pubblico gli avranno, di certo, fatto conquistare qualche curioso, presente all'incontro, che non si era ancora avvicinato ai suoi libri. 

Tra l'altro ha avuto occasione di ricordare che la struttura narrativa dei suoi romanzi prevede sempre almeno due o tre colpi di scena finali: i lettori sono diventati talmente bravi che con uno solo sarebbero senz'altro delusi, capendo tutto l'intreccio.

Scendendo in maggiori particolari sul suo detective, lo ha tratteggiato come un moderno Sherlock Holmes (ha badato a fare un fermo distinguo con il personaggio - mutuato da Guy Ritchie - interpretato da Robert Downey Jr.), per il particolarissimo metodo di indagine, dovuto anche alla impossibilità fisica di muoversi, vista la tetraparesi che lo affligge.

il valzer dell'impiccato

Da ultimo ha raccontato di come imposta i suoi libri: come prima cosa, bisogna aver chiaramente in testa come il romanzo andrà a finire. Dopo la certezza assoluta su chi sarà il colpevole, Deaver si prende ogni volta almeno 7 o 8 mesi per raccogliere materiali, indizi, idee che vengono raccolte su di una grande lavagna (stile telefilm poliziesco americano, abbiamo pensato). Fatto questo, inizia a scrivere, ma a quel punto il romanzo è praticamente già fatto.

A questo punto non ci rimane che leggere “Il valzer dell'impiccato”. Con tutto quello che sappiamo ora, siamo sicuri che, ancora una volta, dopo i "suoi" soliti 3 o 4 colpi di scena, non ci lascerà, di certo con un cattivo sapore in bocca: il "tartufo" di Deaver è sicuramente di alta qualità.

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