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Quale antifurto si può applicare ai sogni? Per quelli Teatrali sicuramente l'applauso

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Napule è mille culure, Napule è mille paure / Napule è nu sole amaro, Napule è addore e' mare / Napule è na carta sporca e nisciuno se ne importa (da Napule è di Pino Daniele) 

RECENSIONE - Il parroco Don Angelo “subisce” il trasferimento dalla bella ed organizzata parrocchia del sud Tirolo a Napoli, sua città natale. Il ritorno a “casa” costituisce la prima amarezza del sacerdote che si ritrova a dover officiare provvisoriamente (e niente in Italia è più definitivo del provvisorio) all'interno di un teatro, bene confiscato alla camorra, a causa della ristrutturazione della chiesa principale. 

Il primo scontro del dubbioso parroco è con la perpetua Assunta, intimorito e pieno di dubbi Don Angelo vuole fuggire da una realtà per lui così lontana ed insidiosa, non sa come comportarsi, come trovare le soluzioni giuste, come dare conforto a coloro che si rivolgono a lui, o come poter cambiare le cose con il proprio contributo. Nel corso degli eventi, però si affeziona alla sua piccola e tenace comunità, tanto da lottare contro tutto e tutti (ma tra questi tutti c'è sempre la malavita, quella che non concede "indulgenze") ed opporsi all'abbattimento del teatro.

Con un avvio che potrebbe, ma non lo fa, prendere esile spunto da una delle tante e abusate pellicole (digitali) di nord contro sud, Bernardino De Bernardis costruisce invece un delicato tema di riscatto e di paure, del buono di fronte al cattivo, del pavido donabbondiano e della tanta - troppa - dimenticanza istituzionale nei confronti di chi si trova nell'alternativa di piegare la testa o abbandonare il proprio territorio.

L’intento è proprio quello di mostrare forza e tenacia, nonostante le difficoltà. Enrico, Salvatore, Maria Grazia e Alessandro incarnano i giovani che vivono quotidianamente la realtà di Napoli con i propri problemi, i propri difetti e le aspettative di una vita che spesso appare difficile, troppo difficile, quando non impossibile. Don Angelo è invece un Don Abbondio del XXI secolo che scopre, senza saperlo e senza scomodare "Altri", di essere un Don Camillo. La paura prende spesso il sopravvento, ma senza vincerlo mai del tutto, e al pari del battagliero e sanguigno prete della Bassa si lascia guidare da questa forza che lo spinge a non arrendersi, a incoraggiare gli altri a fare la stessa cosa, incoscienti delle possibili conseguenze.

“Non rubateci i sogni”, perché ogni cosa può essere portata via tranne proprio i desideri più nascosti, la voglia di "futuro", la speranza di una soluzione a un mondo che appare sempre più ostile e non si chiama Napoli, perché l'ingiustizia non è un luogo fisico e se lo è, lo è dovunque. Visto al Teatro Martinitt di Milano (foto di Francesca Di Meglio che ringraziamo per la cortese concessione).

composizione

Cast artistico: Luca Buongiorno, Bernardino De Bernardis, Mauro De Maio, Francesca Di Meglio, Ciro Formisano, Martin Loberto, Coky Ricciolino, ElenaVerde/Angela Ruggiero. Testo e regia: Bernardino De Bernardis. 

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