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La tv non vuole Daniele Fabbri con "Infarto Cesareo"? Noi lo recensiamo online

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L'originale forma di ribellione artistica di Daniele Fabbri contro l'ostracismo televisivo alla stand up comedy ci ha permesso di recensirlo senza spostarci dal computer

RECENSIONE - L'attore e autore romano ha deciso di rendere fruibile a chiunque il suo ultimo spettacolo "Infarto Cesareo" (pubblicato sul suo canale YouTube, indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=-yLKTdf-dFk), permettendo così al vasto pubblico della rete di conoscere questa tipologia di spettacolo comico che, a suo dire, viene maltrattato dalla televisione generalista italiana.

"Gli spettatori hanno scoperto questa forma di comicità proprio grazie alla rete con i video degli stand up comedian americani sottotitolati dai numerosi appassionati del genere. In Italia la satira graffiante è arrivata in tv con Giorgio Montanini, unico esempio di stand up comedy senza censure nella tv generalista. Troppo poco dato il vasto numero di comici satirici presenti nel nostro Paese e troppo poco per accontentare tutti gli appassionati di questo genere che è ormai consolidato. L'unica via, dunque, è il web".

Quale migliore occasione - per noi - di poter vedere uno spettacolo nuovo senza dover fare richiesta di accrediti, cercare parcheggio, richiedere interviste, fare foto e prendere appunti, stando ben attenti a non disturbare il pubblico presente in teatro? Può essere questa la soluzione per lo spettatore o il redattore 3.0?
Sicuramente no. Vivere un testo teatrale da un video e non in sala toglie quel piacere del contatto che non è replicabile altrimenti, si appiattisce - se non scompare del tutto - proprio il "vissuto" dello spettacolo, la sensazione, gli umori e tutto quello che un artista riesce e vuole a trasmettere con il suo lavoro a chi lo guarda.
Detto questo, ne abbiamo comunque approfittato.

Attualmente il termine stand up comedy individua un genere ben preciso di spettacolo comico, proveniente dagli Stati Uniti, con un solo attore in scena, nessun tipo di scenografia o altro orpello ed un confronto/incontro/scontro diretto tra artista e spettatore, che in alcuni casi costituisce anche lo spunto (o la vittima) per eventuali approfondimenti. Non si tratta sicuramente di uno spettacolo particolarmente adatto ai bambini, visto il linguaggio, ma basterebbe entrare - in forma invisibile - in una scuola durante la ricreazione per rendersi conto che forse la realtà dei fatti non è proprio come la si vorrebbe.

Come spesso succede ai monologhisti, anche Daniele Fabbri, in "Infarto Cesareo", riprende e rielabora qualche frammento di suoi precedenti spettacoli (disponibile anche un interessante estratto di "Contiene parolacce"), in ogni caso cucendo un intrattenimento gradevole, con una piacevole linearità nella struttura del racconto e, ovviamente, qualche parolaccia di troppo, ma non decontestualizzata.

Abbiamo la percezione, sentendolo affrontare (ma anche facendo ridere e riflettere) un tema delicato come la "pedofilia" che sia molto difficile che la RAI possa voler mai trasmettere una sua registrazione, ma è indubbio anche che il confine tra "satira" e "cattivo gusto" (o "offesa") non viene mai superato, segno questo di una scrittura equilibrata ed attenta a quello che si può dire e - soprattutto - fino a dove si può dire. 

Daniele Fabbri racconta di sé (o almeno è quello che dice), della sua infanzia, della sua sessualità, che fa ovviamente ridere, di religione, di amicizia e di social network, di tutti quegli aspetti che fanno parte, o quasi, della normale vita di ognuno di noi e che in mano sua - evitando quegli eccessi di romanità che alcuni suoi colleghi invece prediligono - diventano sicuramente divertenti e rendono i 79 minuti e 4 secondi del monologo (il video questo ha di vantaggio: dare dei tempi precisi!) veloci e divertenti. Abbiamo anche apprezzato che ci abbia risparmiato la politica, argomento fin troppo abusato. 

In conclusione, non possiamo sapere se la televisione italiana vorrà mai dare ospitalità ad uno spettacolo di Daniele Fabbri, tagliato o meno (questo non dipende da noi), quello che sicuramente possiamo fare è di consigliare di andarlo a vedere "live". Portando anche i bambini? Anche questo non è un problema nostro.

daniele fabbri

"Dopo" lo spettacolo - grazie alla preziosa collaborazione di Rocchina Ceglia, che ringraziamo - abbiamo potuto chiedere maggiori ragguagli su questa particolare forma di "protesta" teatrale.

Dove sbagliano, secondo lei, le reti televisive?

Sbagliano nel dipendere troppo dalla compiacenza immediata del pubblico, che in Italia è pigro e ostile alle novità. La televisione invece avrebbe un gran potere, quello di poter imporre il gusto con la perseveranza. Ma capisco anche che i meccanismi commerciali sono spietati in questo senso. Per questo forse è il caso di puntare al web.

E se fosse stato negli Stati Uniti?

Io sono molto contento della mia carriera finora, solo che spesso è come stare da soli in mezzo al deserto. In America questo genere di comicità è molto diffusa, il che banalmente significa avere molti più interlocutori a cui proporre progetti, più produttori interessati a registrare e trasmettere un tuo show, eccetera. La comicità in America è il piatto forte, in Italia è al massimo l'ammazzacaffè.

Un'ultima curiosità, perché "Infarto Cesareo", da dove viene il titolo?

Lo spettacolo, come avete visto, parla di traumi, dei miei traumi. Ho pensato ad un titolo che fosse così eccessivamente “doloroso” da risultare comico, che è esattamente la tematica portante dello spettacolo.