media & sipario - Conoscere il manuale di Nonna Papera non fa di te un provetto pasticcere!

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Conoscere il manuale di Nonna Papera non fa di te un provetto pasticcere!

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Cronaca semiseria di una giornata a scuola di pasticceria, un corso per addetti ai lavori, tenuto da un vero pasticcere dove ci siamo intrufolati

VITERBO - Il pasticcere, vero, è l'ormai famoso Maurizio di “Chef per un Giorno”, per quanto ci riguarda, invece, assoluti dilettanti che ritengono di sapere qualcosa di pasticceria, giusto perché gli amici e parenti ti dicono che fai dei dolci buonissimi.

Ci siamo però resi conto che tra un dolce fatto in casa e quello fatto da un professionista ci sono anni luce di distanza.

Innanzi tutti gli strumenti: forni che manca poco ti facciano anche il caffè. C'è bisogno di un ingegnere elettronico per impararli ad usare, ma poi vanno da soli. Il mitico abbattitore, di cui si sente tanto parlare, e che non è altro che un frigorifero che non si rompe se ci metti dentro una pietanza bollente.

La planetaria che non ti indica dove siano Marte o Giove, ma più semplicemente è uno strumento che impasta, frulla, mescola, in modo molto professionale.

Preso contatto con gli strumenti ecco le meravigliose ricette! 

Un tortino di mele, semplice semplice (ma io per affettare le mele fini fini come voleva lo chef ci ho messo due ore...), la torta caprese, il semifreddo al pistacchio (buono, soffice e leggero, ma perché a me vengono sempre delle cose che sembrano cemento?), i famosi Macarones (vanno tanto di moda, penso che per mangiarli dovrò andare direttamente a Parigi, che tanto a me non riusciranno mai e poi mai), le cialdine al miele. Il bonet (che non è una parolaccia, ma più semplicemente un delizioso budino al cioccolato per una volta fatto con uova vere, latte panna, cioccolato e amaretti, invece che con le solite, scontatissime, buste)

Devo dire che anche una principiante, come me, qualche cosa ha sicuramente imparato (anche se, con mio grande rammarico mi sono resa conto, che di queste lezioni dovrei frequentarne almeno una decina). Merito indubbio della capacità dell'insegnante, che, con assoluta semplicità, ha sviscerato le ricette di dolci solo apparentemente semplicissimi. Ha inserito qua e là anche nozioni di chimica e tecnica, con una naturalezza che sembrava stesse spiegando come si mette su la pentola con l'acqua per la pasta.

E per finire... lezione di cioccolato. Riccioli, sigarette, nidini, pareva di giocare con il pongo, tanto appariva facile la manipolazione! Ho provato a rifare il temperaggio sul tavolo di cucina, ma ancora sto tirando via dal marmo i resti dell'uovo di Pasqua (perché il cioccolato è come il maiale: non si butta via mai niente), altro che decorazioni!

(articolo di Raffaella Puri / foto di Beatrice Ceci - tutti i diritti riservati)

 

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