media & sipario - Il sogno di ogni sciacallo? Passare dalla musica al teatro

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Il sogno di ogni sciacallo? Passare dalla musica al teatro

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Nel caso in cui il lettore venga tratto in inganno dal titolo dell'articolo, chiariamo subito che: 1. gli sciacalli non sognano (e se sognano non è questo il luogo adatto per un trattato sul mammifero); 2. non si tratta di un nuovo romanzo di Frederich Forsyth; 3. non ci stiamo riferendo allo sciacallo vero e proprio, almeno non all'animale

RECENSIONE - Stiamo parlando della commedia cucita da Gianni Clementi (autore) sulla pelle di Nicola Pistoia e Paolo Triestino (interpreti ma anche, in questo caso, registi), un trio collaudato dai molti applausi del pubblico italiano, non solo a teatro. 

La commedia è “Fausto e gli Sciacalli”, un lavoro brillante (nello stile del trio) che dipinge la tragicità di una famiglia frustrata che, come sempre più ultimamente, fatica ad arrivare alla fine del mese. Una famiglia che ha perso l’intimità sociale, ritrovata solo nella considerazione: “E’ finito il Maalox!”.

La vicenda si svolge in una cucina modesta, sulla via Casilina, scenografia della vita altrettanto modesta di Fausto (Paolo Triestino), ex cantante e leader di una band che ha visto la fama negli anni ’80, Fausto e Gli Sciacalli, ora venditore ambulante, e del vicino di casa Gennaro (Ciro Scalera), ex bassista del gruppo ed ora depresso vigile urbano.

Spezza la vita grigia e monotona dei due cinquantenni, pieni di sogni andati in fumo e rimpianti troppo grandi per le semplici mura delle loro abitazioni (una costante nello stile narrativo di Gianni Clementi), il ritorno del colorato Elmore (Nicola Triestino), ex batterista del gruppo. Sorta di Mary Poppins declinata al maschile, Elmore ha scelto una strada di vita molto diversa rispetto ai suoi ex compagni: non si è mai dimenticato di sognare, aiutato dagli innumerabili viaggi in paesi incantevoli e da dosi infinite di latte di cocco. Se con Fausto e Gennaro siamo proiettati nella ripetitività e nel grigiore della vita quotidiana, il personaggio un po’ hippie e un bel po’ furbo di Elmore ci rallegra (anche perché non vive a casa nostra) e ci ricorda la necessità di credere in un sogno. Una necessità talmente forte che bastano il ritorno dell’amico e il nostalgico ricordo degli anni d’oro, quelli delle tournée in tutta Italia, a convincere i due disillusi a ricomporre la band, ridando vita a quelle emozioni e quei sogni sepolti nei lontani anni ’80. Completano il "cast" (viste le incursioni sempre più frequenti nel mondo del cinema, il termine non è improprio) Elisabetta De Vito, Sandra Caruso e Ariele Vincenti.

Non sembra fuori luogo, quindi, il saluto che ci fa Paolo Triestino (quello vero, non quello degli Sciacalli), quando al termine dell’intervista ci augura di realizzare tutti i nostri sogni.

Paolo e Nicola, al contrario di Fausto e Gennaro, i loro sogni li hanno realizzati: “Ci conosciamo da molti anni, io e Nicola; siamo amici dal ’78 - ricorda Paolo Triestino - da quando andavamo a fare le telefonate dall’ufficio del padre (di Nicola, ndr) ai registi, per proporci. Siamo sempre rimasti molto amici, ma lavorativamente ci siamo incontrati solo nel 2000 con “Muratori” di Edoardo Erba”.

Una coppia affiatata che sul palcoscenico si completa; due formae mentis diverse: più classico  il percorso di Triestino, più anarchica l’arte di Pistoia. “Forse è per questa diversità artistica che ogni tanto litighiamo - continua Triestino - ma quando lo facciamo è sempre per il bene dello spettacolo. E’ come una coppia che ha qualche problema ogni tanto, poi fa l’amore ed è una meraviglia anche dopo dieci anni”.

E considerando che di anni ne sono passati 14, il sodalizio artistico della coppia resiste veramente bene. Al pari della riuscita dello spettacolo: la naturalezza con cui si muovono sul palcoscenico è stupefacente e la facilità con cui incarnano i personaggi sbalorditiva, grazie anche, all'eccellente “lavoro di sartoria teatrale” operato da Gianni Clementi. I due artisti, apparentemente quieti, si trasformano così sul palco in veri animali dello spettacolo, non in sciacalli, ma non potevamo non rimanere in tema “bestiale”.

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