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Ti posso spiegare, o almeno a Teatro ci si può sempre provare

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Cosa potrebbe accadere se Peter Pan invece di “simpatizzare per Wendy” finisse per invaghirsi della ben meno coetanea Campanellino?

RECENSIONE - Probabilmente avremmo un Peter, a metà tra un cocker ringalluzzito e un altro con le orecchie basse, pronto a balbettare la fatidica frase che ogni uomo, colto con le mani nel sacco, pronuncia balbettando: “Cara… ti posso spiegare”. E le spiegazioni sono ancora più difficili se il maturo protagonista, sposato, anzi sposatissimo, si trova di fronte ad una fresca e sensuale francesina (l'accento aiuta), poco più che ventenne, spesso spogliata e a piedi nudi (e qui ci si arrende con le mani alzate di fronte al procace nemico).

un momento dello spettacolo

Nella divertente e delicata commedia "Ti posso spiegare..." la moglie piuttosto gelosa e sospettosa è Beatrice Fazi, la conturbante modella francese è Francesca Bellucci e il “cocker” (definito così da una delle battute affidate alla Fazi), è Michele La Ginestra, marito fedele nei fatti, ma nel pensiero non troppo, anche perché il "bello è bello e a tutti piace guardare un'opera d'arte". Testo scritto dal suo stesso interprete maschile in compagnia di Adriano Bennicelli, con la regia di Roberto Marafante, e visto da noi in un tutto esaurito (come capita spesso) Teatro Bianconi di Carbognano (in provincia di Viterbo).

beatrice fazi

Michele e Beatrice interpretano una coppia collaudata, sposata da circa venti anni: lui, fotografo innamorato del lavoro, alle prese con un’importante mostra; lei, moglie innamorata, complice e sostenitrice del compagno, ma eccessivamente gelosa, in alcuni casi senza motivo. Dopo anni di normale ménage, la stanchezza e la monotonia inevitabilmente finiscono per invadere il campo dell’amore e della passione, ma se la routine finisce per essere rimpiazzata dalla distrazione e, soprattutto, se la distrazione si materializza in una corta minigonna, forse non è detto che il "cocker" trovi ancora una padroncina mansueta pronta ad accoglierlo o, piuttosto, non preferisca togliersi il collare e correre felice per nuovi prati. Non è certo facile trovare la giusta ricetta per far durare il matrimonio, anche perché di fronte ad una giovane tentazione spesso “l’uomo cinquantenne riscopre un inspiegabile istinto paterno”.

beatrice e michele

“Ti posso spiegare” è quindi la storia brillante e ironica di uno pseudo triangolo amoroso, nemmeno troppo di fantasia. Un racconto volutamente offuscato che ritrova la sua linearità tra flashback e piccoli colpi di scena. Una schermaglia ironica, delicata e mai volgare, tra un marito e una moglie alle prese con “un particolare sfocato in una fotografia ben fatta”. Una sorta di "Sliding doors" teatrale, dove ognuno può trovare il giusto finale, anche se il testo si dipana poi chiaramente e il tifo del pubblico (ma anche degli autori) è tutto quanto per la coppia collaudata, stanca e litigiosa (di più lei), ma ancora innamorata.

francesca e michele

Brillanti i tre attori in scena che hanno portato gli spettatori direttamente all'interno del racconto con brio e ritmo, suscitando non poche risate in sala. Battute ironiche per un intrattenimento leggero ma anche dotato di spunti di riflessione. Tempi comici ben scanditi, anche grazie all'artificio di un improbabile inglese-francese (maestri assoluti in questo Totò e Alberto Sordi) che non fa altro che aumentare le incomprensioni e rendere maggiormente paradossale e divertente l’evolversi della situazione. Particolare e molto funzionale anche la scenografia mobile che, in poche mosse, riesce a guidare facilmente il pubblico tra realtà, ricordi e fantasia; nulla è lasciato al caso e grazie ad un gioco di incastri, alla fine, ogni elemento trova il suo spazio e arricchisce la narrazione, rendendola più snella e scorrevole.

ringraziamenti finali

Uno spettacolo che ha suscitato tanto consenso da costringere la direzione del Bianconi a "mandare via" molti aspiranti spettatori, presentatisi senza prenotazione. Il problema è stato brillantemente risolto proponendo una replica a breve. Al termine della rappresentazione sono stati proprio gli artisti che attraverso una breve dichiarazione ci hanno raccontato qualcosa di più di questo piacevole spettacolo.

michele la ginestra

Michele La Ginestra: Io sono fortunato, non ho una moglie gelosa, mentre Beatrice è così nella vita. E' facile raccontare una storia d'amore che tutti bene o male conoscono e hanno vissuto, l'aspetto più difficile è riuscire a costruire la battuta che faccia sorridere ma anche riflettere, senza essere sguaiato. Anche l'utilizzo del "romanesco" di altri tempi piuttosto che il "romanaccio" che spesso siamo costretti ad ascoltare. 

Beatrice Fazi: Penso che il mio personaggio sia stato scritto così anche pensando a me, (Michele mi conosce e sa che) io sono gelosa, anche nella vita privata. Cerco di dominarmi, perché la gelosia è un sintomo di debolezza, ma lo sono. Poi, come recita il mio personaggio "... è un attimo e te le ritrovi nel letto di casa tua, queste sono alte, belle e giovani e gli anni passano". I due personaggi sono insieme da 20 anni, la storia è una fotografia di quello che realmente può accadere nel matrimonio, un momento di sbandamento è sempre possibile.

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