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Mon, Oct

Steven Rothery e RanestRane, esaltante mix tra new prog inglese e italiano

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Concerto immancabilmente tutto esaurito per una serata che non ha messo a confronto due scuole, ma ha sapientemente miscelato grandi musicisti e stili tra loro assolutamente complementari

LIVE REVIEW - Non capita spesso l'opportunità di ascoltare nella stessa serata due modalità del moderno progressive, quella "branca del rock" che ha visto, con ogni probabilità, i Genesis come più importante e celebrato esempio. Nello specifico ci riferiamo alla versione inglese del neoprog di Steven Rothery, chitarrista dei Marillion, in tour italiano con un progetto solista, e la ricercatezza stilistica e concettuale degli italianissimi RanestRane (con le due "r" maiuscole). Il tutto ci è stato offerto, come capita spesso quando si parla di rock, dal CrossRoads di Cesano, locale alle porte di Roma. 

I primi ad esibirsi sono i RanestRane, band romana evoluzione dei Bob-Frog (che a loro volta prendevano il nome da Hop-Frog, un racconto di Edgar Allan Poe), nome particolare (la st tra le due "rane" sta per strumenti musicali) per un repertorio sicuramente caratterizzante e fuori dall'usuale: concept come da migliore tradizione del prog, cantati in italiano, ispirati a grandi film come "Nosferatu" di Herzog, "Shining" di Kubrick e, più recentemente, "2001: odissea nello spazio".

daniele pomo

Le serata del Cross Roads è stata appunto dedicata a "Odissey". Vista la dimensione, l'odissea kubrickiana targata "RanestRane" è stata concepita come trilogia e il gruppo sta già lavorando alla seconda parte, "Hal" che uscirà a settembre 2014", per poi risolversi - successivamente - con "La porta dei pianeti", terza ed ultima suite.

Difficile stabilire se i quattro musicisti delle "Rane" siano più bravi o più "visionari" nella loro proposta concettual-musicale, quello che è certo che l'abbinamento delle immagini del film alle loro splendide e ricercate partiture è veramente entusiasmante. Si rimane veramente senza parole nell'assistere alla perfetta commistione al punto che, ci chiediamo, se Kubrick avesse potuto conoscere le Ranestrane, avrebbe scelto Strauss o avrebbe avuto qualche dubbio? Peccato che questo non potremo mai saperlo.

Abbiamo però potuto chiedere direttamente a loro i motivi di questa non facile scelta, ossia proporre concept calati sulle immagini di film e di questo genere. "Tutto nasce dalla passione per il cinema d'autore e dal nostro sogno di poter realizzare delle potenti opere rock sullo stile di "The Wall" o "Tommy", ci hanno raccontato, "ma non potendo contare sugli enormi capitali economici di Roger Waters o degli Who, abbiamo scelto di utilizzare film molto conosciuti su cui abbinare la nostra musica".

La proiezione musicale termina e le RanestRane lasciano lo spazio del CrossRoads a Steven Rothery, un farsi da parte per modo di dire, visto che sia il chitarrista che il cantante dei Marillion (Steve Hogarth, ndr) hanno lavorato sul progetto italiano "Odissey", e difatti non assistiamo ad un classico concerto con l'opening act di una band e l'ingresso successivo della seconda o del solista, quanto ad una continua miscelazione, senza la minima enfasi o competizione, ma la massima e costante collaborazione e complicità.

steven rothery

Steven Rothery, nel suo classico "stile", porta in scena quella grande classe che si concede poco dal punto di vista visuale, niente gesti esagerati, ma solamente musica. Non diversamente da come lo avevamo già visto con la sua blasonata formazione, i Marillion, Rothery lascia sempre che sia la sua chitarra a "parlare" (e quanto parla bene!), rimanendo impassibile su ogni brano, concedendosi al pubblico volentieri per annunciare i pezzi, ma senza lo show "espressivo" facciale di molti suoi meno dotati "colleghi", solo un leggero e molto "british" apprezzamento.

steve rothery

L'ascolto è un piacere continuo che si innesta e dà perfetta prosecuzione alla ricercatezza stilistica dei Ranestrane. Musicisti assolutamente solidi, tutti, e non sarebbe stato possibile diversamente, accompagnano Rothery nella presentazione del suo progetto strumentale.

Il terzo cambio musicale, la parte finale del concerto, si costruisce con la presenza delle "voci", risalgono sul palco parte delle Ranestrane e due cantanti: prima Manuela Milanese e immediatamente dopo Alessandro Carmassi. Il secondo, anche sfruttando abilmente una leggera somiglianza con Hogarth, entusiasma ancora di più il pubblico, che apprezza particolarmente la sorta di jam session che si viene così a creare, non distinguendo più - e poi a chi importa - quali siano i componenti di Ranestrane e quali del gruppo di Rothery.

manuela milanese

La conclusione è con il grande "classicone" melodico dei Marillion "Easter" e non potrebbe essere diversamente. Il concerto termina - peccato, avremmo tutti ascoltato altri brani dei Marillion - con tanti applausi e reciproci ringraziamenti. La serata ha un add-on prog-pubblicitario all'uscita del locale: si distribuiscono piccoli inviti promozionali per il concerto di Fish (il primo cantante dei Marillion e rimpiazzato da Hogarth nel 1988, ndr) che avrà luogo ad Aprilia (Latina) il 5 giugno 2014, un'altra data da segnare sul calendario.