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Le "altre" Macchine della Rete: la Varia di Palmi

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Mentre Viterbo la marcia di avvicinamento al 3 settembre comincia a farsi sentire, un'altra città, in questo periodo, attende con ansia e desiderio, di festeggiare la propria Patrona

SANTA ROSA - A Palmi, cittadina in provincia di Reggio Calabria, il fine agosto è dedicato quasi esclusivamente alla Varia. Quest'anno, così come a Viterbo, la ricorrenza (che a differenza del Trasporto non ha una cadenza fissa), viene "sentita" maggiormente in occasione dell'Anno Giubilare. Ma che cos'è però la Varia? 

La Festa della Varia è una manifestazione religiosa in onore della Madonna della Lettera che trova le sue origini sul finire del 1500, così come tutte, o più o meno tutte, le feste religiose che implicano l'impiego di una struttura, spesso portata a spalla, che culmina con l'immagine di un santo o santa o della Madonna. Se per la Macchina di Santa Rosa il primo bozzetto giunto a noi è del 1690, anche se più di una traccia nei documenti fa risalire i Trasporti a molto prima, abbiamo certezza di Varie, Bare o Vare fin dal 1582 realizzate in paesi del Sud Italia, quali ad esempio quella di Messina, quella di Seminara, quella di Polistena, quella di Rosarno ed altre ancora.

La Varia di Palmi in questo senso discende direttamente dalla “Vara” di Messina, tant’è vero che una tradizionale leggenda narra dell'aiuto che i Palmesi diedero ai Messinesi in occasione di una grave pestilenza scoppiata nel giugno del 1575 e durata ben 30 anni. Durante il corso dell'epidemia i marinai di Palmi aiutarono i messinesi ospitandoli, assistendoli ed inviando loro dei viveri. Il Senato Messinese, quale segno tangibile di riconoscenza per l'aiuto prestato e la bontà d'animo dei marinai Palmesi, volle donare a Palmi uno dei Capelli della Madonna che gli ambasciatori avevano portato da Gerusalemme anni e anni prima.

L’11 gennaio 1582, accompagnato nella traversata del breve tratto di mare da imbarcazioni pavesate a festa, approdò alla Marinella di Palmi la barca di Patron Peppe Tigano con la reliquia del Sacro Capello che fece nascere il culto verso la Madonna della Sacra Lettera, facendola divenire Patrona e Protettrice della città. Fu inoltre commissionata, ad un artista ancora ignoto, l'Effigie nera racchiusa in una manta d’argento simile a quella di Messina. La venerazione verso la Madonna della Sacra Lettera ed il privilegio di possedere un Suo Sacro Capello fu l'inizio della tradizione della Varia che prese così spunto dalla festa che fin dal 1500 circa la città siciliana realizzava per rappresentare in modo spettacolare l'Assunzione in Cielo della Vergine. Fu fatto quindi costruire, da un certo Mastro Jacopo, un Carro Sacro simile a quello della città dello Stretto: l'universo con una nuvola, le stelle, il sole e la luna erano rappresentate in modo da far prendere posto bambini raffiguranti gli angeli e uomini rappresentanti i dodici apostoli. Sulla sommità trovavano posto un uomo raffigurante il Padreterno e una bambina che rappresentava la Madonna, chiamata Animella. 

Nel 1872 la manifestazione della Varia fu abolita ovunque con un decreto che la definiva barbara ed incivile (per l'utilizzo di persone issate a diversi metri d'altezza) per poi riprendere nel 1900, dopo quasi 30 anni dalla soppressione.  Palmi ricominciò a vivere la tradizionale manifestazione della Varia grazie all’ingegno di Giuseppe Militano che ideò una “Varia Meccanica" che si muoveva senza le ruote. La Varia è una costruzione in ferro montato sopra una base di legno detto “Cippu” del peso di circa 20 tonnellate e alta quasi 16 metri. La macchina devozionale rappresenta l’Anima della Madonna che abbandona il Suo Corpo deposto in una "Bara" collocata sulla base del "Cippu". A sollevare e spingere lungo il corso il Carro Sacro della Varia prendono posto 200 giovani "Mbuttaturi" che condividono l’immane fatica sotto le cinque travi di legno e disposti sotto le antiche insegne corporative dei Marinai, Artigiani, Carretteri, Bovari e Contadini. Alle due lunghe e robuste corde protese davanti alla Varia si mette il popolo ad aiutare i giovani, anche perché la tradizione vuole che la Varia non si debba mai fermare durante la corsa perché sarebbe di cattivo auspicio per la città.Durante l’emozionante ed indescrivibile trasporto del Carro Sacro l’attenzione di tutti è però rivolta verso l’esile bambina che, oscillando paurosamente nell’azzurro del cielo, impartisce la benedizione in nome della Madonna della Sacra Lettera mentre migliaia di persone invocano: “Senza sconzu; Senza Sconzu Maria di la Littara!”

Dal 16 agosto (giorno in cui è stato calato 'u cippu) fino al 28 agosto, è un susseguirsi di manifestazioni religiose ed artistiche fino alla festa vera e propria. Ed intanto a Viterbo si scandisce il conto alla rovescia per il 3 settembre...

Per le foto si ringrazia la redazione di ApprodoNews - Il portale dell'informazione della Calabria (www.approdonews.it)