media & sipario - Quando "mi sa che fuori è primavera" siamo sempre all'interno di un buon teatro

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione dei suoi utenti. Premendo il pulsante OK l'utente ne accetta l'utilizzo sul device

Quando "mi sa che fuori è primavera" siamo sempre all'interno di un buon teatro

Strumenti
Carattere

Abbiamo visto e applaudito il debutto di “Mi sa che fuori è primavera” nella scorsa stagione, lo abbiamo solo "ascoltato" e nuovamente applaudito anche in questa: perché è sempre "primavera!"

RECENSIONE - Cosa può essere più straziante per una madre se non la perdita dei propri figli? E cosa è possibile ancora aggiungere all'immenso dolore provato se non l'incertezza totale dei destino di due "bambine", strappate al loro futuro dalla lucida follia di un padre, che prima di essere tale è stato, appunto, folle? A tutto questo strazio, così immenso da non poter essere compreso, si aggiunga l'indifferenza di un mondo esterno parzialmente disinteressato alle vicende personali di Irina, la protagonista - purtroppo reale - della trasposizione teatrale "Mi sa che fuori è primavera", un testo progettato ed interpretato da Gaia Saitta, con la regia di Giorgio Barberio Corsetti, basandosi sulla storia vera di Irina L., raccontata, in un libro autorizzato, da Concita De Gregorio.

mi sa che fuori è primavera

Irina è un brillante avvocato con una splendida carriera di fronte a lei, è italiana, vive e lavora in Svizzera e purtroppo per lei si innamora del collega svizzero Mathias. Prima di rendersi conto di quello che non funziona, Irina rimane incinta di due gemelle, Alessia e Livia, il matrimonio e la convivenza sono una logica conclusione, una scelta tragicamente sbagliata se analizzata a posteriori, ma i drammi piccoli e grandi non sono mai stati evitati dopo, in mancanza di uno strumento che riavvolga la nostra esistenza.

coinvolgimento del pubblico

Il rapporto affettivo con Mathias precipita quasi immediatamente, l'uomo presenta troppi disturbi del comportamento (analisi sempre fatta a posteriori) per poter crescere con serenità le bambine ed assicurare ad Irina quel sostegno umano che ogni persona cerca (e dovrebbe sempre ottenere!) nel suo compagno. I due si separano ed iniziano le classiche beghe di ex coppia che ogni scioglimento affettivo comporta. Irina è convinta di aver fatto la cosa giusta, deve solo pazientare perché il divorzio sia definitivo, vengano risolte le problematiche economiche, Mathias intesti a sé l'auto di famiglia che si è trattenuto e per la quale continuano ad arrivare multe alla mite Irina. E' troppo mite? anche questa è una valutazione a posteriori, quindi inutile, ingiusta e tutto sommato crudele.

rabbia

L'ex marito, ma ancora padre, l'uomo che seminava post-it in tutta la casa raccomandando come le bambine dovessero essere vestite (con un meticoloso elenco dei capi da indossare in sequenza) o come dovesse essere scaldato il latte per la colazione (prendi un bricchetto, apri il frigorifero e versa il latte nel bricchetto, accendi il gas e controlla che il latte non esondi bollendo), scompare con le bambine di 6 anni, gettando ovviamente Irina nel panico e nella disperazione. Per cinque lunghissimi giorni non si hanno notizie. Dopo sapremo che l'uomo - che aveva sottratto dalla casa due enormi sacche da vela - ha attraversato senza problemi il confine tra la Svizzera e la Francia, è arrivato in Corsica, poi in Italia, dove si è suicidato, mettendo un ulteriore ostacolo burocratico-giuridico (tre diverse nazioni coinvolte, tre polizie, tre magistrature, tanta - troppa - inutile carta) ad una tragedia probabilmente avvenuta, ma senza la certezza assoluta, anche se “Il silenzio è la prova che non ci sono più”.

le scarpe di mathias

La disperazione di Irina, raccontata con la massima intensità da una bravissima interprete, è quindi palese e partecipata dal pubblico, coinvolto attivamente, anche da parte di chi non è madre, perché non occorre esserlo per comprendere il dolore che si può provare. Ma Irina non ha attorno a sé solo conforto, ha anche indifferenza e meschinità (indecente la richiesta di saldo della parcella da parte dell'analista dell'uomo), sono poche le persone che le sono accanto, che riescono a darle quel sostegno che le permette di sopravvivere alla mancanza più grande che una madre può provare. Irina lotta contro tutti e contro tutto, contro la burocrazia svizzera, contro la disattenzione di chi dovrebbe indagare, contro i giudizi taglienti e sprezzati di chi non le perdona di essere - lei - ancora viva e di aver trovato, a distanza di molto tempo, un momentaneo sollievo nel sorriso spagnolo di Luis, l'uomo che ora le è accanto e che non tenta - perché non potrebbe mai riuscirci - di farle dimenticare, ma "Mi lascia piangere quando arriva il pianto. Poi mi prende la mano e mi dice, ora andiamo”.

perché ho sposato mathias

"Mi sa che fuori è primavera" comunque non è e non vuole essere "solo" uno spettacolo drammatico, ma è la storia di una donna che ha scelto disperatamente di vivere. Una donna che resterà sempre madre, anche se le figlie probabilmente non ci sono più. Una donna che ha imparato a convivere con la presenza di chi manca, con l’elefante rosa che apparteneva alle due bambine e che ostinatamente (ma anche dolorosamente) è sempre presente nella sua vita. Un monito per un ricordo che non è e non sarà mai dimenticabile. Una vita impossibile e un'ammirazione sconfinata per il coraggio di questa donna.

gaia saitta

Abbiamo assistito due volte a questo intenso lavoro di vita spostato in teatro, la prima volta al debutto avvenuto al Festival Quartieri dell'Arte di Viterbo nel 2017, la seconda volta - volutamente - solo ascoltandolo in radio, inserito nella rassegna Tutto Esaurito! 2018 di Radio 3. Il teatro alla radio, avendo già appagata la necessità di completamento visivo, è stato ancora più intenso, permettendoci di scoprire piccole sfumature che i nostri sensi, in precedenza, non avevano colto perché distratti. Il monologo, acquisito solo in parola, ha così ancora più forza ed è ancora più naturale farsi trasportare dalle emozioni. Peccato che il nostro secondo applauso non possa essere trasmesso via etere ed arrivare ai protagonisti di questa pagina teatrale che va, lo ribadiamo, assolutamente vista, o anche ascoltata o solamente letta, in poche parole partecipata.

mi sa che fuori è primavera

Il titolo ci consegna il senso della "primavera", un chiaro sintomo di speranza, ma allora perché abbiamo tutti un gran senso di vuoto quando il monologo è terminato? Un vuoto che può essere cancellato solo nel momento in cui ritroveremo i segni inequivocabili e rassicuranti della presenza dei nostri figli, una presenza che per Irina sappiamo essere solo un triste ricordo e nulla più. Il vuoto torna ed il pensiero va verso quella povera donna, che non conosciamo, ma che Gaia Saitta ci ha reso così vicina, al punto da tenderle virtualmente una mano per farle sentire che ci siamo. Servirà a poco, probabilmente non serve a lei, è più facile che serva a noi.

MI SA CHE FUORI E' PRIMAVERA, trasposizione teatrale dal libro di Concita De Gregorio. Progetto e interpretazione: Gaia Saitta. Regia: Giorgio Barberio Corsetti. Aggiornamento: lo spettacolo è stato inserito nella nostra Top Ten Teatrale 2017.

(recensione e foto di Luciano Lattanzi - riproduzione non consentita)

Protected by Copyscape

0
0
0
s2sdefault
picasso.jpg