media & sipario - L'Orgoglio di amare, senza il pregiudizio di genere, in "The Pride"

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L'Orgoglio di amare, senza il pregiudizio di genere, in "The Pride"

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Luca Zingaretti ed un eccellente cast portano in scena "The Pride": un intenso lavoro teatrale per riflettere sulla propria identità

I am / What you fear most / I am What you need / I am / What you made me (Io sono / quello che temi di più / Io sono quello che ti serve / Io sono / quello che mi hai fatto diventare) - The pride dei Five Finger Death Punch [Prospect Park]

RECENSIONE - Immaginate di ritrovarvi improvvisamente all’interno di una casa degli specchi, di quelli che si trovano in alcuni luna park. Il percorso è un labirinto formato da continue immagini deformate di se stessi, che ostacolano e impediscono il trovare la giusta strada verso l’uscita che probabilmente è indicata, o perlomeno vicina, all’unico specchio in grado di riflettere la propria immagine senza alcuna deformazione. A volte è utile attraversare il labirinto di specchi aiutati dagli amici, soprattutto se si è “spaventati” dalla propria immagine quando appare deformata.

In un labirinto di specchi dalle immagini deformate sembrano trovarsi Philip (Luca Zingaretti), Oliver (Maurizio Lombardi) e Silvia (Valeria Millillo) che in “The Pride” - lo abbiamo applaudito al Teatro Storchi di Modena - sembrano vivere due vite parallele, a piani temporali alterni. 

Nel 1958, a Londra, Philip, un agente immobiliare suo malgrado (ha dovuto rilevare il lavoro del padre dopo la sua morte) e sua moglie Silvia (ex attrice che, reduce da un esaurimento nervoso, ha ritrovato la voglia di vivere iniziando a illustrare un libro per ragazzi) stanno aspettando Oliver (l’autore del libro) per uscire a cena. Per Silvia l’incontro è molto importante perché sente dentro di sé, anche se ne è spaventata (forse neanche comprendendone la motivazione), quanto sia fondamentale che i due uomini si piacciano. 

Nel 2017, a Londra, Philip (un fotoreporter) ha appena lasciato il compagno Oliver (giornalista con velleità di scrittore), non sopportando più i tradimenti che quest’ultimo gli fa subire, incapace com'è di superare, pur innamorato e con un anno e mezzo di relazione stabile alle spalle, la sua sesso-dipendenza. Silvia (un'attrice che sta “sfondando”), amica di entrambi e “colpevole" di averli fatti conoscere perché sicura delle affinità che potevano avere, cerca di stare accanto a Oliver distrutto dalla fine della relazione, senza per questo trascurare il nuovo amore con il quale vuole costruire una famiglia.

I “tempi” si alternano e non solo sul palco: un argomento “scottante” come la sessualità è raccontato attraverso la percezione che si aveva dell’essere o del sentirsi “diverso” da quanto affermava o voleva la società alla fine degli anni ’50 e attraverso la libertà (ma c’è davvero?) dei tempi attuali.

Zingaretti dirige e recita il testo importante, forte e delicato nel contempo, di Alexi Kaye Campbell, autore che ricorda nella durezza Edward Albee, (vedi Chi ha paura di Virginia Woolf ha anche paura del Teatro?) che affronta la sessualità, la visione di se stessi attraverso il proprio sguardo e quello degli altri, la consapevolezza della propria identità e della propria strada, la fedeltà, il perdono, il pregiudizio, l’orgoglio e, soprattutto, l’amore. Un sentimento che pervade ogni momento della pièce, declinato in ogni sua sfumatura - sessuale, amicale, materno, filiale, passionale - ma soprattutto letto come sentimento al di là dell’identità di genere. 

Uno spettacolo profondo, brillante, divertente ed estremamente forte, che seduce e spiazza lo spettatore attraverso i molteplici stimoli che lo raggiungono e lo inchiodano alla sedia. Un lavoro sapientemente diretto da Luca Zingaretti che decide di non tenere per sé il personaggio principale, dando prova di un’estrema consapevolezza attoriale e registica. Il suo Philip, però, pur comprimario - ma la pièce è comunque "corale" - è un uomo, nel 1958, “diviso”, che combatte il “demone interno” che cerca di sedurlo, ricorrendo addirittura ad una cura medica psichiatrica ed è contemporaneamente un individuo, nel 2017, estremamente rispettoso di sé e della propria dignità, tanto da rinunciare all’amore verso il compagno, colpevole di tradimenti, ma anche capace di perdono e comprensione. Commovente la scena in cui l’Oliver e il Philip del 2017 si tengono abbracciati commentando le altre coppie, con una complicità che “strizza l’occhio” a Pierfrancesco Favino e Luca Argentero nel film “Saturno contro” di Ferzan Ozpeteck del 2007.

Valeria Millillo è una perfetta Silvia che dimostra quanto, nell’apparente fragilità, l’animo femminile sia sempre in grado di trovare la forza di capire, accettare, risolvere. Risulta credibile sia nella dimessa donna d’altri tempi, la cui maternità pare agognata, che nella effervescente donna di aperta mentalità attuale.

Una citazione a parte merita Maurizio Lombardi nel ruolo di Oliver: con grande maestria ha saputo rimanere “misurato” nelle sua caratterizzazione omosessuale. Dà vita, voce e sentimento ad un personaggio che avrebbe potuto risultare “eccessivo” nell'Oliver dei giorni nostri e che invece ispira simpatia e compartecipazione tanto in Silvia quanto nel pubblico in sala. Contemporaneamente è estremamente credibile nella serietà che gli impone l’”abito” sobrio indossato dal personaggio del secolo scorso.

Applausi anche per Alex Cendron che si è saputo far apprezzare anche se in ruoli molto brevi

Una pièce a cui consigliamo caldamente di assistere, tanto per i temi trattati che continuano a far riflettere, quanto per l’intenso ed eccellente lavoro teatrale, che unisce il Teatro d’attore, quello con la T maiuscola - per la capacità dell’intero cast di cambiare abito e “indossare” la vita di questo o quel personaggio nell’arco di pochi minuti - e gli aspetti moderni quasi rubati al cinema: un ritmo serrato di battuta, i titoli “temporali” proiettati, ingresso e uscita di scena, ma anche dal “tempo” (1958 o 2017).

Durata dello spettacolo: 2 ore e 25 minuti comprensivi di intervallo

In scena al Teatro Bonci di Cesena martedì 24 e mercoledì 25 gennaio - ore 21

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