media & sipario - 'Cose popolari' è un testo delicato che merita un applauso, ugualmente popolare

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'Cose popolari' è un testo delicato che merita un applauso, ugualmente popolare

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Una commedia divertente ed emozionante, pervasa da una disarmante dolcezza, interpretata - con il cuore e con la pancia - da quattro attori in stato di grazia recitativa

RECENSIONE - Una giovane coppia, come tante, alle prese con l’impossibilità di crearsi una famiglia e l’incontro con uno svagato signore d’altri tempi. Un poetico testo di denuncia sociale, che ha la rara capacità di raccontare una storia attuale con la leggerezza di una favola per adulti. Lo abbiamo applaudito al Teatro Bianconi di Carbognano (Viterbo).

ariele vincenti

È la storia di una coppia come tante, della comune frustrazione di chi non riesce ad abbandonare la (confortevole) casa dei genitori per formare un nuovo nucleo familiare, per l’incapacità avvilente di comprare o affittare un proprio alloggio. Il lavoro è sempre più precario, Fabio (Ariele Vincenti) - dopo un primo licenziamento - si arrangia scaricando quarti di bue, Patrizia (Giordana Morandini) fa la cassiera part time e arrotonda il magro stipendio cantando le canzoni di Mina ai matrimoni. Troppi pochi soldi per poter vivere insieme, anche se la voglia è tanta e il desiderio di famiglia comincia ad essere una necessità impellente. Una storia di coppia come tante, "popolare" ed ignorata come tante.

materasso

Ci sarebbero gli alloggi popolari, bisogna mettersi in graduatoria, ma purtroppo l’assegnazione non sempre è gestita con limpidezza, anzi. Così Fabio sceglie la strada alternativa, si va ad occupare una casa popolare appena liberata per la morte dell’anziana assegnataria, "dritta" arrivata da un amico che lavora in ospedale e che - anche lui - arrotonda lo stipendio, procurando questo tipo di informazioni.

francesco stella

Il giovane cerca maldestramente di penetrare nell'appartamento vuoto, aiutato dal cognato Stefano (Francesco Stella). A dispetto dei loro atteggiamenti (i tipici sbruffoni, emblema di certa romanità, benissimo descritta - ad esempio - dai "Racconti romani" cinematografici di Giovanni Franciolini), i due amici sono bravi ragazzi, del tutto ignari di come riuscire ad entrare in un appartamento chiuso a chiave. Il vicino di casa Mario (Nicola Pistoia) lo capisce immediatamente, origliando i discorsi da dietro la propria porta, e per questo decide di aiutarli.

patrizia e fabio

Mario è il perno poetico su cui ruota tutto lo spettacolo, è il vicino un po’ impiccione, il signore anziano dai modi garbati, tenero e stravagante nello stesso tempo, ama la musica classica, coltiva gerani in balcone per tenere lontane le zanzare e occupa il proprio tempo con piccoli lavoretti surreali, come comporre puzzle per conto di altri.

patrizia e mario

E' un puro d’animo che fa continue domande con l’insaziabile curiosità di un bambino: “Mario, te non sei curioso! A te Marzullo te spiccia casa”. Straordinariamente generoso fino alle "estreme conseguenze" (accennate ma non svelate), porta la colazione ai suoi nuovi vicini, presta lampadari, regala il televisore, suggerisce l’allaccio, ovviamente illecito, alla corrente dell’ascensore. Inizialmente diffidenti i tre ragazzi finiscono per affezionarsi sinceramente all'uomo: “sei il primo juventino a cui voglio bene”. Particolarmente toccante il rapporto che la "dura" (a parole) Patrizia costruisce con l'anziano, culminato con la bellissima scena del "telefono" (andate a teatro a vederla!). 

stefano

La favola metropolitana sembrerebbe prendere la strada dell'happy end alla Frank Capra, ma... c'e sempre un ma quando la poesia del racconto è costretta a misurarsi con la tristezza della realtà, delle ingiustizie sempre perpetrate, specialmente nei confronti dei più deboli, di quella povera gente che capita sia costretta al piccolo malaffare soprattutto per non farsi schiacciare e scacciare da quella società che - a parole e mai con un gesto - è dalla loro parte e che si nasconde dietro la "legalità", ma solo quando non può più dare il "cattivo esempio".

la prolunga

La lotta quotidiana per i propri diritti calpestati e sviliti è il nucleo centrale attorno a cui ruota "Cose popolari" - scritto dagli stessi attori che lo interpretano: Nicola Pistoia, Ariele Vincenti e Francesco Stella e diretto con la stessa mano leggera da Nicola Pistoia - ma non ha alcuna presunzione di proporre soluzioni. Tutti i protagonisti dimostrano in questa battaglia impari un grande attaccamento ai valori fondamentali della vita, l’amicizia, l’amore, la famiglia, l’onestà, ma lo fanno con il tono (apparentemente) leggero della commedia, e meno male che c’è Mario che riesce ad infondere in tutti un po’ di sano ottimismo: “il bello del futuro è che è pieno di fantastiche opportunità per essere felici”

mario e patrizia

Il compito del teatro è quello di raccontare una semplice storia ed è questo che il cast artistico fa, senza retorica, senza volgarità, con toni delicati e leggeri, mettendo in scena uno spaccato della nostra peggiore società, mostrando la lotta impari di due ragazzi che cercano di sopravvivere ed essere felici, nonostante tutto.

giordana morandini

Una trasposizione moderna della perenne ricerca della felicità da parte della povera gente che, in altri termini e in altri tempi, Vittorio De Sica aveva già meravigliosamente descritto con 'Miracolo a Milano' (1951, su soggetto di Cesare Zavattini). Mario è così il Totò zavattiniano, trasferito dalla celluloide al palcoscenico, ma anche l'emblema delle tante brave persone che affrontano con il sorriso le mille difficoltà della vita e che non si arrendono mai. Una denuncia sociale, una denuncia precisa, inequivocabile, che aleggia potente nonostante la delicatezza con il quale il tema è trattato. Uno spettacolo che sarebbe un peccato non vedere. Noi lo abbiamo fatto, ora attende tutti voi.

(recensione di Luciano LattanziStefania Ioime / foto di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati)

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