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Leni Riefenstahl, quando le immagini si assoggettarono ad Hitler

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Helene Bertha Amalie (Leni) Riefensthal, regista, attrice e fotografa tedesca, è conosciuta per la sua produzione dalla forte connotazione propagandistica del nazismo e, quindi, per essere stata oggetto di polemiche e giudizi contraddittori

GIORNATA DELLA MEMORIA - Fin dall’infanzia Leni Riefensthal mostrò un carattere ed una tenacia indiscutibili: figlia di un imprenditore di successo che la vedeva nell’azienda di famiglia, frequentò di nascosto, grazie alla madre che ne aveva intuito il talento, corsi di danza, arte e teatro. L’impegno e i risultati furono tali da dare inizio ad una crisi tra i genitori, soprattutto quando il padre, ancora sicuro del fallimento della figlia “che sprecava tempo”, la iscrisse alla famosa Accademia di Belle Arti di Berlino per metterne in luce le lacune. Invece Leni cominciò la sua “ascesa alle arti”, diventando prima una ballerina e poi un’attrice, fino al rimanere folgorata dalla visione di un film ambientato sulle Dolomiti. La decisione di intraprendere la cinematografia alpina fu così forte da “pedinare” il regista del film visto (Der Berg des Schickals - La montagna del destino di Arnold Fanck) per poter lavorare con lui, fino a diventarne la star e a muovere i primi passi nel mondo della regia.

Passò senza problemi dal muto al sonoro, recitando anche in un film di lingua inglese per il quale venne invitata a trasferirsi a Hollywood dagli Universal Studios. Rifiutò il trasferimento, perché, così com’era rimasta folgorata dalla maestria registica di Arnold Fanck, sentendo Hitler parlare, nel 1932, durante un raduno elettorale del NSDAP, rimase colpita dalla violenta oratoria del Fϋhrer e gli scrisse per incontrarlo. Hitler, che aveva assistito alla proiezione di un suo film, vide in lei quella creatrice dell’immagine della Germania wagneriana che esprimeva bellezza, potenza, forza da utilizzare a fini propagandistici in patria ed all'estero. Dalla reciproca attrazione nacquero Der Sieg des Glaubens (La vittoria della fede), Triumph des Willens (Il trionfo della volontà, titolo scelto da Hitler) e soprattutto Olympia, film celebrativo delle Olimpiadi di Berlino del ’36. Sembra che, per questo film, la Riefensthal fosse personalmente andata alla Kodak per farsi produrre pellicole in grado di impressionare movimenti e velocità, nonché carrelli adatti a riprendere gli atleti anche da prospettive più basse per enfatizzare, ad esempio, gli scatti di partenza nella corsa.

Se le polemiche sul suo lavoro vengono tutt’ora da parte di chi l’ha considerata come promulgatrice del nazismo (il 12 settembre assistette all’eccidio di Końskie: 30 civili ebrei furono uccisi per rappresaglia a un presunto attacco a soldati tedeschi e nonostante si dichiarasse sconvolta, il 5 ottobre filmò ugualmente Hitler e la Wehrmacht che sfilavano vittoriosi a Varsavia), dall’altra le prime discussioni sulla sua arte nacquero proprio all'interno del potere nazista: questo perché nei suoi film non sono mai presenti gli elementi antisemiti e razzisti che invece permeano le opere di Goebbels e Julius Streicher. Addirittura, proprio il ministro della propaganda nazista Goebbels andò su tutte le furie quando vide nel film Olympia le immagini del nero Jesse Owens trionfare a Berlino. Da lì in poi fece di tutto per rovinarla e lo stesso Fϋhrer fu ripreso in una scena del film con l’espressione accigliata nel vedere Owens vittorioso, si dice proprio per manifestare il distaccarsi di Leni da queste teorie naziste.

Leni Riefenstahl ha continuato a far parlare di sé: “fuggita” dalla Germania ha trovato un primo nuovo amore nell’Africa, che ha fotografato con meticolosità e successo, e poi nell’ambiente sottomarino (prendendo il brevetto di sub a 70 anni!) e lo stesso regista Tarantino ha ammesso di aver letto i diari della Riefenstahl per omaggiarla nel film “Bastardi senza gloria” (nella scena in cui Shosanna è per la prima volta a Parigi, mentre armeggia con le insegne del suo cinema, dove viene proiettato “L’inferno bianco del Piz Palu”, un film del 1929 diretto da Pabst, con Leni Riefenstahl come attrice). Un modo per liberarla dalla “gabbia nazista” e ridarla all’arte.

Leni è risultata sconfitta solo nella causa contro Nina Gladitz, regista tedesca, che nel suo film documentario del 1982 dichiarò come Riefenstahl avesse usato, consapevolmente, come comparse di un suo film dei bambini rom, detenuti nel vicino lager di Maxlan-Leopoldskron e di Marzahn che sapeva sarebbero poi stati mandati ad Auschwitz e in altri campi di sterminio, dove quasi tutti trovarono la morte. Gladitz ha vinto sì, la causa di diffamazione, ma come Leni prima di lei,  ironia della sorte, è stata a lungo ostracizzata dalla cinematografia tedesca. E' scomparsa l'8 settembre 2003 a Pöcking in Germania.

(articolo di Beatrice Ceci - tutti i diritti riservati)

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