media & sipario - La "febbre" dal "sabato" si propaga inarrestabile a tutta la settimana

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La "febbre" dal "sabato" si propaga inarrestabile a tutta la settimana

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E' al Teatro Olimpico di Roma la "Febbre del sabato sera" targata Claudio Insegno. Due ore di grande musica, ballo (sul palco, ma anche sotto) e tanto divertimento

RECENSIONE - "Meglio spendere qualche soldo in più per l'orchestra che per la scenografia", basterebbe questa affermazione del regista - che Claudio Insegno ci ha fatto poco prima dello spettacolo - a qualificare la massima attenzione che è stata tributata al progetto, non un'operazione nostalgia - "Quando andavo alle feste degli amici ero io a portare il disco con la colonna sonora del film" - ma un grande show, praticamente impeccabile sotto ogni punto di vista.

tony manero

La trama, ben nota, ha come protagonista Tony Manero (nella voce e gambe di Giuseppe Verzicco), ragazzo italo-americano che vive a Brooklyn negli anni ’70 e lavora in un colorificio. La sua grandissima passione, il ballo, lo porta ogni sabato sera a frequentare la discoteca 2001 Odyssey (ricostruita perfettamente dalle scene di Roberto Comotti e Andrea Comotti con il plus eccezionale delle video scenografie di Francesca Del Cupolo e Erika Dolci), dove diventa il re della pista, amato dalle donne e rispettato dai ragazzi. Ed è qui che decide di partecipare ad una gara di ballo che mette in premio ben 500 dollari, ma soprattutto la possibilità di riscatto da un quartiere "stretto", troppo stretto, anche se grande come una città. Un quartiere che diventa prigione per tutta la vita, soffocante per chi è capace di sognare.

discoteca

Intorno a Tony ruotano gli amici, fondamentali quando si ha solo 20 anni, la famiglia di origine pugliese, tanto divertente - per chi guarda - quanto oppressiva, e le due protagoniste femminili: la dolce e innamorata Annette (Giada D'Auria), e l'affascinante e desiderata Stephanie (Anna Foria), la segretaria che ce l'ha fatta, perché lavora a Manhattan e porta il caffè a personaggi famosi come David Bowie.

candy

Il musical si muove ricalcando le vicende del film prodotto da Robert Stigwood (vedi La febbre del musical si è presa il suo più grande produttore), lasciando più sullo sfondo tematiche quali l’emigrazione, il razzismo o la lotta fra bande (magistralmente resa protagonista, anni prima, dal "West Side Story" di Leonard Bernstein - vedi West Side Story: quando i grandi si incontrano non può che venirne un capolavoro) e mettendo più in luce temi quali l’amore, la passione per il ballo, lo scontro generazionale, la voglia di ribellione e di riscatto. Si ritrova anche nei due atti dello spettacolo - molto piacevole, visivamente parlando, la piccola "ouverture" del secondo atto - lo stesso cambio di mood del film, più scanzonato l’inizio e con toni più oscuri e drammatici verso la fine.

tony e annette

Protagonista assoluta la disco music degli anni ‘70, declinata nel suo periodo di più grande spolvero, con le canzoni celeberrime dei Bee Gees, oramai dei classici, e gli altri capolavori (una per tutte "Disco Inferno" dei The Tramps) rese ancora più belle e coinvolgenti dalla presenza dei musicisti (che non si vedono spesso!) diretti da Massimo Carrieri. Gli arrangiamenti moderni, ma rispettosi delle partiture originali, riescono a conferire maggiore freschezza e pienezza di suoni; la discoteca, elemento fondamentale del racconto, è perfettamente ricostruita e in grado, al suo "ingresso" in scena, di far muovere i piedi ad ogni spettatore, veramente difficile rimanere seduti senza "almeno" battere il tempo. Bellissimo il disegno luci di Valerio Tiberi.

locandina

Grande il cast nel canto (con un applauso in più per Gianluca Sticotti, arrampicato sulle zeppe e sepolto dai riccioli di DJ Monty), ma assolutamente strepitoso nel ballo. Le belle coreografie di Valeriano Longoni hanno trovato in tutti i performer coinvolti degli eccezionali interpreti, dotati di grandissima energia e con un "contagioso" entusiasmo che fa venir voglia di alzarsi dalle poltrone e ballare insieme a loro. In proposito suggeriamo ai prossimi teatri di sfilare via le poltroncine delle prime file e permettere anche al pubblico di scendere in pista, pardon, sotto palco.

giuseppe verzicco

Un piacevolissimo tuffo negli anni ’70, con i pantaloni a zampa d'elefante, le camicie fiorate e le giacche di pelle (i costumi sono di Graziella Pera), coi suoi scintillii e il suo irresistibile ritmo. Uno spettacolo adatto a chi c'era, ma godibilissimo anche per chi è venuto dopo (moltissimi i giovani presenti a teatro). Perché il divertimento è sicuramente contagioso, come e più di una "febbre", non solo il sabato sera, ma tutta la settimana.

(articolo di Loredana Di Donato / interviste di Luciano Lattanzi / foto di Massimiliano Fusco - tutti i diritti riservati)

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