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Nelle sale dei Musei Reali si rivivono i fasti della corte seicentesca con Antoon Van Dyck

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Fino al 17 marzo 2019 è possibile ammirare la pittura di corte (europea e italiana) del pittore fiammingo Antoon Van Dyck e scoprire così le "velleità" di gloria di numerosi personaggi seicenteschi

MOSTRE - Una mostra che è una sorta di percorso tra i "selfie" (dipinti) dei personaggi celebri del passato. Una mostra che è un modo per conoscere contemporaneamente l'artista fiammingo allievo e amico di Pietro Paolo Rubens divenuto primo pittore della Corte di Inghilterra, ma anche la società seicentesca che ritrasse con occhio e pennellate eleganti. Stiamo parlando di Antoon Van Dyck che la capitale piemontese celebra con la mostra dal titolo "Van Dyck pittore di corte".

ritratto

Organizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Musei Reali di Torino e dal Gruppo Arthemisia l'allestimento si snoda nelle Sale Palatine della Galleria Sabauda ed è stato curato da Anna Maria Bava e Maria Grazia Bernardini e da un comitato scientifico composto da alcuni dei più noti studiosi di Van Dyck, quali Susan J. Barnes, Piero Boccardo e Christopher Brown.

il suonatore di liuto

In totale 45 tele e 21 incisioni, provenienti da tutto il mondo, opere scelte accuratamente e divise in quattro sezioni per entrare nei fasti delle corti seicentesche e cercare di cogliere ogni possibile sfumatura di questo grande pittore che ha fatto dell'eleganza formale di esecuzione e della dovizia di particolari, nonché della ricerca psicologica del carattere del personaggio ritratto, i suoi tratti distintivi.

busto e ritratto

Nell'esposizione torinese si manifesta l'esclusivo rapporto che l'artista intrecciò non solo con la corte inglese, di cui divenne portavoce, ma anche e soprattutto con quelle italiane, che conobbe in quello che per molti pittori europei era consuetudine compiere, il Grand Tour in Italia. Van Dyck, dopo essere stato allievo di Rubens, parte a dorso di un cavallo il 3 ottobre 1621 alla volta dell'Italia per giungervi il 20 novembre: Genova, Venezia, Torino, Roma e Palermo, passando per Mantova, Bologna, Firenze, abbeverandosi della cultura pittorica italiana, da Tiziano (che divenne il suo "prediletto") ai Carracci, cercando sempre perfezione e seduzione discreta nel cromatismo della pelle.

proiezioni

Tanti i ritratti che soddisfecero le esigenze di rappresentanza e di "status symbol" degli aristocratici e degli alti prelati: la Marchesa Elena Grimaldi Cattaneo, il Cardinale Guido Bentivoglio, Emanuele Filiberto Principe di Savoia, l’Arciduchessa Isabella Clara Eugenia in abito monastico, Il Principe Tomaso di Savoia Carignano, Carlo I e la Regina Enrichetta Maria. Un "selfie" del passato nel quale, al posto dei like o dei cuori da follower, il committente cercava comunque approvazione ma anche di colpire, impressionare, stupire e farsi ricordare.

ovale

La parte femminile, soprattutto genovese, è altrettanto sviluppata, in un periodo in cui si riconosceva all'animo e al carattere femminile non solo la buona riuscita della famiglia, ma anche quella degli affari.

particolari

Il percorso attraverso i suoi dipinti e le sue incisioni, non solo a sfondo ritrattistico ma anche mitologico e religioso rende appieno, soprattutto in considerazione delle sale altrettanto seicentesche del Palazzo nel quale è allestita la mostra, la poetica di un pittore definito "cavalieresco": non solo per i soggetti ritratti, bensì anche, a quanto trascritto dalle cronache dell'epoca, per l'atteggiamento discreto ed elegante che Van Dyck portava, non solo nel tratto artistico ma anche nell'atteggiamento.

(articolo e foto di Beatrice Ceci - riproduzione non consentita)

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