media & sipario - Armando Testa, un creativo in equilibrismo tra pubblicità e arte sulla punta di una matita

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Armando Testa, un creativo in equilibrismo tra pubblicità e arte sulla punta di una matita

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Nelle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino è possibile ammirare, fino al 24 febbraio 2019, gli "ismi" di Armando Testa, il Leonardo della comunicazione pubblicitaria

MOSTRE - "Ismi" come "modernismi; "ismi come cromatismi"; "ismi" come equilibrismi. Varrebbe la pena chiedere all'Accademia della Crusca di "coniare" dei nuovi sostantivi che terminino in "ismi" pur di riuscire a descrivere il genio creativo di Armando Testa che la mostra nelle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino - fino al 24 febbraio 2019 - cerca di illustrare, spiegare e raccontare.

tutti gli ismi di armando testa

Di origini torinesi Testa è stato un artista, un pubblicitario, un creativo appunto, che aveva la "testa" non solo nel cognome: una testa che lavorava velocemente, in modo lungimirante, in equilibrio sulla punta di una matita o di un pennello che intingeva nell'arte. Un'arte soprattutto legata alle avanguardie del Novecento, al quale era stato iniziato in giovane età dal pittore astratto Ezio D'Errico.

armando testa

Avanguardie che si trovano in realtà in tutti i suoi progetti, siano essi grafici, fotografici, tridimensionali o video e che sono stati in parte esposti in questo allestimento - dal titolo più che azzeccato "Tutti gli "ismi" di Armando Testa" - curato dalla moglie Gemma De Angelis Testa e da Gianfranco Maraniello, direttore del Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (Mart). Le opere sono intervallate da video provenienti dalla Collezione dell'Agenzia Armando Testa tra i quali due estremamente evocativi.

carmencita e caballero

In entrambi Testa parla dell'amore puro verso l'arte che a volte gli ha anche fatto perdere dei clienti: “Il Testa qualche volta ha delle cose azzeccate negli ‘ismi’, chiamiamoli ‘ismi tutti i modernismi. Qualche volta però sarà bene guardare di più il marketing”.

abitante del pianeta papalla

Nel secondo rivela il contenuto di un suo sogno “Dopo la guerra sono tornato ad affrontare la pubblicità. I miei disegni astratti non piacevano tanto, perciò man mano li ammorbidivo e li facevo sempre più figurativi, finché una notte ho sognato Mondrian, che mi ha detto “Armando, basta così’”. E se glielo ha detto Mondrian, capiamo perché il frutto dei suoi "ismi" sono l'ippopotamo azzurro Pippo della Lines o la coppia Caballero e Carmencita di Caffè Paulista, che i "ragazzini" di una volta ricordano con affetto, come protagonisti televisivi del Carosello, con la loro mitica frase: "Carmencita abita qui?"

pippo

Forme rubate, anzi, prese in prestito e trasformate, dai dipinti di Mondrian appunto ma anche dai "Feu D'artifice" o dalle forme geometriche circolari (vedi "Mercurio passa davanti al sole") di Giacomo Balla o dai manifesti di Depero per non parlare del dadaismo o del cubismo. Gli extraterrestri del pianeta Papalla guardano con fare furtivo e scanzonato l'allegro Uomo Moderno della Facis, mentre il "Tempo" raffigurato come un albero dai rami a forma di mano tende le sue grinfie sulle persone.

punt e mes

Le fotografie del cibo su alluminio che rendono appieno il senso dell'umorismo di un uomo dai capelli coperti da un cappello a falda larga e con i baffi realizzati da una matita trattenuta tra naso e labbra: la colonna morbida e odorosa di gorgonzola (sembra di sentirne il profumo), la poltrona di prosciutto, "Anche l'occhio vuole la sua parte", e poi gli animali che sembrano prevedere la volontà social dei nostri giorni, solo per citare alcuni dei pezzi esposti, immediatamente evocativi di messaggi tanto convincenti - lo scopo della pubblicità - quanto artistici.

il tempo

Il Punt e Mes del vermut Carpano o l'Elefante Pirelli, le sedie con le matite e i dipinti: un mondo d'arte e di ingegno, un "parco di divertimenti" per la creatività, al quale ancora oggi bisognerebbe rifarsi in una mostra che ha come unico limite quello di essere fin troppo breve, come l'ultimo giro di giostra quando da piccoli non si avevano più i gettoni.

(articolo e foto di Beatrice Ceci - riproduzione non consentita)

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