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Bologna diventa onirica, surreale, dadaista grazie a "I Rivoluzionari del '900"

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Nella città, Bologna, che ama definirsi una "metropoli tascabile" una mostra da non perdere: fino a domenica 11 febbraio, "I Rivoluzionari del 900" a Palazzo Albergati

MOSTRE - Bologna surrealista, Bologna dadaista, Bologna metafisica. E' possibile vivere un momento di "sogno", ma anche di decontestualizzazione dalla realtà, entrando nelle sale di Palazzo Albergati che chiude il 2017 e inizia il 2018 con una mostra sugli artisti che hanno segnato un secolo, non il 2000 bensì il '900, riuscendo ad apparire come rivoluzionari - il titolo dell'allestimento è, appunto, "I Rivoluzionari del '900" - anche allo sguardo attuale.

paul delvaux

Curata da Adina Kamien-Kazhdan, la mostra organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con l’Israel Museum di Gerusalemme (ed il patrocinio del Comune di Bologna e dell’Ambasciata di Israele) è sviluppata in cinque sezioni: Accostamenti meravigliosi; Desiderio: musa e abuso; L’automatismo e la sua evoluzione; Biomorfismo e metamorfosi; Illusione e paesaggio onirico. L’allestimento è realizzato dall’architetto Oscar Tusquets Blanca, che, in omaggio all’evento, ha ricostruito a Palazzo Albergati la nota sala di Mae West di Dalì e l’installazione 1,200 Sacks of Coal ideata da Duchamp per l’Exposition Internationale du Surréalisme del 1938.

andre masson

Attraverso gli spazi espositivi si sviluppano, ampiamente illustrati attraverso le oltre duecento opere e i pannelli didascalici (nonché le audioguide che vengono puntualmente consegnate ai visitatori), 3 delle correnti artistiche che hanno segnato indissolubilmente, rivoluzionandolo, il secolo scorso.

i rivoluzionari del 900

Si comincia con il Ready-Made di Marcel Duchamp. Il "già fatto", "confezionato" è in realtà la locuzione con la quale si manifesta il pensiero dell'artista francese (e non solo il suo): un comune oggetto di uso quotidiano, prelevato dal suo contesto, decontestualizzato quindi, ed esposto in luogo adatto diventa opera d'arte. Il valore dell'artista è la "scelta", o maggiormente, l'individuazione dell'oggetto da "porre in evidenza". Famoso per l'"orinatoio Fontana" ha a Palazzo Albergati, tra le tante, la "Monna Lisa con baffi e pizzetto - L.H.O.O.Q." (1919), "Traveler's Folding Item" (nella replica del 1964) e la Bicycle Wheel (esposta nella replica del 1963).

jean miro

Le sezioni sono allestite in modo da conoscere anche gli aspetti meno noti degli artisti: è così che si scopre un Man Ray - famoso per la sua arte fotografica - nella sua poliedricità artistica di pittore e scultore, o un Renè Magritte al contrario nella sua accezione fotografica invece che pittorica. Un rovesciamento dei ruoli canonici che non sposta di una virgola il pensiero del visitatore che impatta con l'Arte.

i rivoluzionari del 900

Le opere coinvolgono e spiazzano, come è giusto che sia nell'arte dadaista, che ci porta lontano in una dimensione "altra", dapprima dando l'impressione di poter essere racchiusa in una valigia - magari nella Boîte en-valise di Duchamp - o di non poter rimanere circoscritta all'interno di una cornice, come capita ammirando Le Chateau de Pyrenees (1959) di Magritte, nella quale si cerca un senso dell'essere che rimane una domanda aperta.

installazione

La solidità della roccia sulla quale si erge il castello è sospesa nell'azzurro del cielo (incertezza e trasparenza, sospensione e vuoto) sopra un mare increspato a simbolo della fluidità e del movimento: la summa del pensiero filosofico e della condizione esistenziale in un'unica opera d'arte nella quale pare di perdersi, fondersi, unirsi.

bycicle wheel

Dalì, Ernst, Tanguy, Man Ray, Calder, Picabia e molti altri artisti: opere che raccontano un periodo di creatività straordinaria, cruda e crudele, quanto onirica e straordinaria. Fino a domenica 11 febbraio a Palazzo Albergati di Bologna, da non perdere.

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