media & sipario - Ma quanta invidia si prova guardando le iconiche foto di Terry O'Neill?

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione dei suoi utenti. Premendo il pulsante OK l'utente ne accetta l'utilizzo sul device

Ma quanta invidia si prova guardando le iconiche foto di Terry O'Neill?

Strumenti
Carattere

Inutile provare a mentirsi: non si può non pensare, visitando la mostra "Icons" al Complesso del Vittoriano di Roma, "ma perché non ho potuto fare io questi scatti?". Ovviamente non c'è la risposta

MOSTRE - Se siete fra coloro che armati di cellulare si avvicinano al divo del momento per scattare la foto ricordo (mossa e mal inquadrata) che rimarrà sempre nella memoria dei telefoni, fino a saturazione della scheda, probabilmente non sarete troppo interessati a visitare Icons, bellissima parata di stelle musical-cinematografiche, immortalate dal britannico Terry O'Neill, a partire dai primi anni '60.

terry o'neill

L'artista - perché quando si "pennella" anche se con una macchina fotografica non si può essere semplicemente definito fotografo - ha onestamente dichiarato di avere avuto, nella sua carriera, fortuna. “Mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto: la Londra degli anni '60". E' probabile che parzialmente sia vero, ma non basta essere nello stesso luogo fisico di Mick Jagger (tanto per fare un nome) per riuscire a tirarne fuori un ritratto così intenso, poi bisogna metterci e molto del proprio. E in ogni caso le foto partono dagli anni '60, ma si arrestano ai giorni nostri, almeno quelle presentate a Roma.

007

Oltre a questo, vedendo i luoghi dove sono stati realizzati gli scatti, bisogna anche avere una discreta possibilità economico-professionale per potersi muovere sui set cinematografici internazionali e continuare a ritratte con un suggestivo bianco e nero i nomi più importanti - le icone appunto - del mondo dello spettacolo di sempre. Artisti che hanno mantenuto intatto nei decenni il loro fascino e rendono ancora più potenti e godibili le bellissime immagini presentate.

parete musicale

In totale sono esposte 48 "fotografie" che rappresentano il massimo che si potrebbe volere (ed ottenere) dalla propria macchina fotografica, concentrate in due sole sale, più che sufficienti per rimanere incantati da tanta bellezza e provare invidia per chi, altro esempio, ha messo in posa Paul Newman o Bruce Springsteen, oppure è stato invitato al matrimonio di Ringo Starr. Una volta presenti a questi eventi, è poi facile tirar fuori la macchina fotografica e fare buoni scatti, non è proprio così, ma proviamo almeno ad illuderci.

mick jagger

Prodotta e organizzata da Arthemisia e curata da Cristina Carrillo de Albornoz, la mostra offre, si legge nel comunicato stampa di presentazione, un’ulteriore testimonianza di come il culto della celebrità abbia influenzato il lavoro degli artisti dell’epoca. E su questo non abbiamo dubbi, visto l'incanto che l'esposizione suscita in tutti i presenti, almeno durante la nostra recente visita. 

matrimonio di ringo starr

La prima sala è dedicata principalmente alla "musica", ma è difficile e semplicistico etichettare i ritratti di "icone" che hanno travalicato sicuramente il campo artistico di appartenenza. Ci accoglie il ritratto del fotografo britannico e la sua biografia, poi immediatamente dopo la sfortunata Amy Winehouse. Una foto stupenda - la stessa del pannello promozionale - di grandissima profondità nella sua apparente semplicità, ottenuta nel 2008, a Londra, prima del concerto tributo per i 90 anni di Nelson Mandela

keith richards

A seguire i due grandi rivali musicali di sempre: Beatles vs Rolling Stones, qui gli scatti più particolari ed intensi sono appannaggio delle "pietre rotolanti". Bellissimo il ritratto di Mick Jagger e parimenti divertente quello di Keith Richards che conquista per il titolo, La mattina dopo, lasciando a chi guarda il far correre la fantasia sulla contestualizzazione dell'avverbio temporale. Sull'altra parete fanno mostra di sé, per non farsi mancare nulla, The Boss, Elton John e Rod Stewart.

i tre giorni del condor

La sala "grande" è principalmente dedicata al cinema e chi ama la settima arte trova sicuramente una grande soddisfazione e prova una vera emozione nel far scorrere lo sguardo su Harrison Ford, Sean Connery, Audrey Hepburn, Robert Mitchum, Robert Redford, Orson Welles, Michael Caine, Brigitte Bardot, Clint Eastwood (e la lista potrebbe continuare). Frank Sinatra rappresenta il crossover tra le due forme artistiche. Per farla breve ci sono quasi tutti coloro che abbiamo visto e rivisto in pellicola decine (centinaia) di volte. Anche in questo caso subentrano le passioni personali e ci si sofferma di più o di meno sull'attore o attrice preferiti.

david bowie

Mostra nella mostra, la parete dedicata a David Bowie, immortalato per copertine di dischi o durante concerti. Anche in questo caso è l'intensità del personaggio ritratto ad emergere o è la bravura del fotografo a riuscire a portare fuori l'emozione dallo scatto? Noi la risposta non l'abbiamo, ci limitiamo ad osservare ed ammirare, sia chi ritrae che chi è ritratto. "Avevi l'impressione che ogni giorno succedesse qualcosa di rivoluzionario" aveva ancora dichiarato Terry O'Neill. La sua di rivoluzione l'ha certamente fatta attraverso l'obiettivo delle macchine fotografiche.

bruce springsteen

Icons è visitabile fino al 20 maggio 2018, al Complesso del Vittoriano di Roma (Ala Brasini), in Via San Pietro in Carcere, con ingresso possibile fino alle ore 19:30 (dal lunedì al giovedì), venerdì e sabato fino alle ore 22, la domenica fino alle ore 20:30 (ricordarsi che la biglietteria chiude un'ora prima). La durata della nostra visita, senza fare foto, è di circa 30 minuti. Con le  foto, vedete voi, ma ad un certo punto chiudono e vi fanno uscire. Noi ve lo abbiamo detto.

sala principale

(articolo e foto di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati)

Protected by Copyscape

0
0
0
s2sdefault
cyrano.jpg