media & sipario - Mamuthones e Issohadores catturano al lazo spettatori e applausi

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Mamuthones e Issohadores catturano al lazo spettatori e applausi

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Le tradizioni culturali della Sardegna si spostano momentaneamente dalla propria terra d'origine per approdare nel Lazio - quindi poca strada - ed esibirsi a Viterbo durante la manifestazione Caffeina Festival 

FOLCLORE - L’esibizione viterbese dei Mamuthones richiama centinaia di persone in piazza San Lorenzo, d’altronde non capita tutti i giorni d’assistere a uno spettacolo che si perde nella notte dei tempi e che è diventato il simbolo identitario della Sardegna. La serata ha come titolo “Sentidu Sardu” e comincia con l’esibizione dei Cordas et Cannas, gruppo musicale che vanta quarant’anni di attività. Musica etnica rivisitata, canti tradizionali reinterpretati con parole nuove. Alle orecchie profane di chi vive sulla terraferma, e siamo fra questi, sembra (e in realtà lo è) un’altra lingua, che comunque descrive incontri di innamorati, giochi di bambini, fa respirare con la mente l'aroma del pane carasau e commuove con struggenti inne nanne. È la semplicità popolare che si fonde con la comunicatività istantanea della musica. I suoni ritmici diventano poi sempre più frenetici e invitano il pubblico a ballare.

issohadores

Gli Issohadores sono i primi ad entrare in scena, "teatralmente" rappresentano la Sardegna che porta in "tournée" le tradizioni più autentiche della rappresentazione di un rito antichissimo di cui è stato perduto origine e significato, si possono fare solo supposizioni. Si contrappongono ai Mamuthones con cui dividono gli spazi di un continuo ciclo vitale. Sono l’allegria e la rinascita contro la vecchiaia e l'inverno. O forse sono la vittoria dei pastori sugli invasori saraceni fatti prigionieri e condotti in processione, in silenzio come schiavi. Gli Issohadores indossano maschere bianche senza espressione, un berretto nero legato sul capo con un fazzoletto, pantaloni bianchi, stivali e casacche rosse. In vita uno scialle nero con ricami colorati e una cintura con campanellini indossata per traverso. Ogni figurante ha in mano una corda, un lazo, che lancia sulla folla cercando di catturare gli spettatori.

mamuthones

L’entrata dei Mamuthones si preannuncia con il suono dei tipici campanacci, un suono lugubre che incute timore. Il fermento in piazza sale d’intensità e molti, quasi tutti, impugnano i cellulari, pronti ad immortalare il passaggio in piazza per condividerlo sui social, peccato che così facendo si perdano la piena emozione offerta dalla serata. E' la necessità tutta contemporanea di possedere un ricordo. Il passo è lento e cadenzato, evidenziato dallo scroscio dei campanacci. Tre saltelli e il battito dei piedi unito al suono è un rimbombo che secondo la tradizione agraria servirebbe a risvegliare la terra. Sono disposti su due file parallele, personaggi cupi, spaventosi, resi ancora più tristi dalle maschere nere dall'espressione sofferente e dai lineamenti marcati, atte a spaventare (ma anche affascinare) i bambini. Vestiti di scuro con pellicce di pecora nera, il fazzoletto nero sul capo e i pesanti campanacci legati sulla schiena, responsabili dell’andatura un po’ curva.

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Fanno il giro della piazza in silenzio, senza mai guardarsi intorno, assorti in un rito che viene celebrato ogni anno. La loro prima uscita è il 17 gennaio, giorno di Sant'Antonio Abate, fanno il giro dei fuochi accesi in onore del santo, attesi dalle varie comunità che li attendono preparando dolci tipici da mangiare intorno al fuoco. Il rito sacro e ancestrale si mischia al profano, culminando nel Carnevale Mamoiadino, di cui ormai i Mamuthones sono le maschere tradizionali più famose.

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Alla fine del primo passaggio in piazza la musica dei Cordas et Cannas sale d’intensità, è un inno alla gioia sfrenata del vivere. La gente balla sotto il palco. Poi il suono sordo dei campanacci annuncia il secondo passaggio, la sfilata si ripete nello stesso identico modo, sono i gesti immutati che si ripetono nel tempo, che si tramandano di generazione in generazione. Riti pagani che affondano le proprie radici nella notte dei tempi e che probabilmente servivano per propiziare la fertilità della Sardegna.

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Oggi Mamuthones e Issohadores si esibiscono spesso fuori regione, in altri contesti, eppure riescono a trasmettere lo stesso al pubblico la sensazione di assistere a un rito solenne. Un rito che evoca una terra dura e difficile, da vivere e da comprendere, ma non per questo meno affascinante.

(articolo di Stefania Ioime / foto di Fabio Sabatini - tutti i diritti riservati)

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