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Luca Ragazzini, piacevole conoscenza con il vincitore del Premio Fogazzaro

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E' romano di nascita, ma vive a Civita Castellana (in provincia di Viterbo) da alcuni anni, Luca Ragazzini, lo scrittore che si è aggiudicato il Premio Antonio Fogazzaro 2015 per la sezione "racconto inedito"

CIVITA CASTELLANA - Lo abbiamo incontrato nella città dove vive. Luca Ragazzini ha una laurea in lettere e un dottorato di ricerca in discipline storiche, ci racconta davanti a un caffè. Oltre alla scrittura, ha molto interesse per la lettura, che non è mai così scontato.

"Per chi scrive, del resto, la lettura è un punto d’appoggio fondamentale. Si dice spesso che per imparare un mestiere è indispensabile osservare qualcuno che già lo pratica e, nel caso della scrittura, questa osservazione consiste proprio nel leggere ciò che altri hanno scritto prima di noi. In questo senso, non penso sia un caso che i miei autori preferiti, Jorge Luis Borges e Alice Munro, sono quelli che amo non solo leggere ma anche rileggere".

In mano ha il volume "Fate, Eroi e Corsari" (New Press Edizioni) che contiene il racconto breve "Il Museo degli insetti", con cui si è aggiudicato il premio comasco. "Il mondo creativo ispirato ai miti della terra, al mondo occulto e fiabesco e ai cicli eroici di William Butler Yeats" è il tema che è stato chiesto di sviluppare agli autori.  

Il racconto è sicuramente attinente al tema. Coinvolgente e molto breve, forse troppo, perché lascia al lettore la sottile delusione di voltare la pagina e non trovare più nulla della storia, almeno questa è stata la nostra sensazione, ma di più non si poteva "scrivere", perché nel regolamento era anche indicato il limite di parole, fissato a 3000. "E le ho utilizzate quasi tutte", ci racconta sorridendo l'autore.

premiazione

Luca Ragazzini alla cerimonia del Premio Antonio Fogazzaro 2015

"Per lo stile insieme realistico e surreale con cui l’autore rappresenta un mondo che ha messo al bando fantasia, creatività, memoria collettiva e patrimonio letterario e nel quale per tramandare la memoria dei libri non resta che un funambolico “Museo degli insetti”, una sorta di prigione-biblioteca proibita dove i più giovani cercano di intraprendere il cammino della conoscenza" è la motivazione che ha accompagnato le scelte della giuria.

Rimanendo solo sulla motivazione, c'è stata da parte sua la volontà di omaggiare il "Fahrenheit 451" di Ray Bradbury?

Senz’altro c’è l’influenza, non direi l’omaggio, di Bradbury. “Fahrenheit 451” a suo tempo mi piacque molto, a cui aggiungerei, i romanzi distopici di George Orwell, tipo “1984”. Del resto, nel suo piccolo, “Il Museo degli insetti” è in fin dei conti un racconto distopico.

O l'organizzazione della comunità ne "Il signore delle mosche" di William Golding?

E' molto suggestivo il riferimento. Sinceramente quando ho scritto il mio racconto non ho pensato a quel romanzo, ma ricordo che quando lo lessi mi colpì parecchio, per cui chissà, forse inconsciamente, qualcosa è passato sottotraccia. Fermo restando però che nel mio racconto i bambini, anche se un po’ ribelli, hanno una funzione positiva, senza quel processo di imbarbarimento descritto da Golding.

Come è arrivato al Premio Antonio Fogazzaro, che cosa ha guidato la sua scelta?

Il concorso letterario lo conoscevo già e ne apprezzavo la validità. Quando ho letto il bando ho deciso immediatamente di partecipare, perché le parole di Yeats che facevano da traccia alla sezione racconto (“Vieni, fanciullo umano! / Vieni all’acqua e nella landa / Con una fata, mano nella mano, / Perché nel mondo vi sono più lacrime / Di quante tu non potrai mai conoscere”) sono state musicate da quella che è la cantante e musicista di cui sono appassionato fin da ragazzo, Loreena Mckennitt, in una canzone intitolata “Stolen Child”.

Leggendo invece il racconto, non se ne potrebbe anche forzare una lettura "politica", considerando gli "inabili" come i messi fuori dal mondo del lavoro odierno, una sorta di esodati della letteratura?

Il paragone tra gli inabili e quelle persone non più giovanissime che, formate in ambito umanistico, faticano a trovare un lavoro è senz’altro calzante. L’intenzione complessiva, però, era quella di mostrare una realtà in cui i bambini sono scoraggiati dall’intraprendere un percorso di conoscenza autentico dei “classici”, del nostro patrimonio letterario e artistico, perché considerato a rischio sul piano degli sbocchi lavorativi. E, allo stesso tempo, quella di mostrare una realtà in cui la cultura riesce a sopravvivere solo in chiave di spettacolarizzazione. L’idea mi era venuta ripensando a un programma Rai di due o tre anni fa, "Masterpiece", in cui degli aspiranti scrittori, per arrivare a pubblicare un romanzo con un grande editore, venivano coinvolti in un sorta di talent show letterario, con tanto di prove da superare, eliminatorie e ripescaggi. E’ durato un anno, poi per fortuna non l’hanno più replicato. 

La sua prossima opera?

Sono alle fasi finali per la pubblicazione di un romanzo breve, "Il cervello del rettile", per la casa editrice Montag. E' già in stampa e questa settimana sarà in distribuzione.

E di cosa parla?

Dell’amore, della memoria e della difficoltà di dimenticare, ma con una veste narrativa piuttosto dinamica, quasi da romanzo giallo. Inoltre ha una particolarità singolare, quella di essere interamente ambientato in un parco di Roma, il Parco Regionale dell’Appia Antica, nella frazione che ospita i resti degli antichi acquedotti. Di più… preferisco lasciare la scoperta al lettore. 

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