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"Non ci resta che il crimine", la Banda della Magliana ha incontrato la commedia

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Massimiliano Bruno, per la sesta volta dietro la macchina da presa, prende alcuni degli elementi caratterizzanti la storia della banda e li rilegge con i suoi personalissimi filtri

FILM REVIEW - Non v’è dubbio che ormai, volenti o nolenti, la Banda della Magliana e i fatti sanguinosi di cui si resero protagonisti i criminali che ne fecero parte siano entrati a far parte della nostra cultura popolare. Sin dall’uscita del libro "Romanzo Criminale" di Giancarlo de Cataldo e delle successive trasposizioni, prima sotto forma di film e poi di serie tv (anche in teatro: LEGGI ANCHE "Roma criminale"), la storia di una delle organizzazioni criminali più potenti di sempre ha catalizzato gran parte dell’attenzione del pubblico. In questo specifico caso, già a partire dal titolo, che riprende quel Non ci resta che piangere che ha fatto la storia della commedia (e non solo) in Italia, si può intuire con facilità che lo spettro narrativo da cui regista e sceneggiatore ha attinto diverge completamente dai meri fatti di cronaca nera.

Sebastiano, Moreno e Giuseppe sono tre amici, per sbarcare il lunario organizzano dei tour (o "tur", se preferite) che toccano i luoghi simbolo della Banda della Magliana. Proprio come nel celebre film del duo Benigni-Troisi, i tre si ritrovano proiettati indietro nel tempo ed approdano nel 1982, nel periodo in cui Enrico "Renatino" De Pedis (interpretato da Edoardo Leo) e soci comandavano i traffici illeciti di tutta Roma e non solo. Ovviamente le sorti dei tre amici e dei componenti della banda sono destinati ad incrociarsi, con l'ovvio pericolo - ampiamente decantato dalla trilogia di Robert Zemeckis - di cambiare la storia, non per forza in meglio. Ed è così che Giuseppe, sottomesso dalla vita e dal suocero, il più timido dei tre amici, entra in confidenza con il boss, iniziando ad anticipargli i risultati delle partite del Mondiale di calcio in corso, facendo fruttare queste conoscenze con le scommesse. Ovviamente non tutto può andare per il verso giusto e, alternando momenti grotteschi alla solita comicità di stampo romano tipica di Bruno, passando per fasi più o meno drammatiche, i tre uomini dal futuro cercano di tornare a casa.

la conferenza stampa

Massimiliano Bruno utilizza qui la stessa formula dei film passati, ma la eleva all’ennesima potenza. Il citazionismo, che da sempre fa parte della sua cifra stilistica, passa per tutti gli aspetti del film, dallo sviluppo narrativo, ad alcune scelte registiche e musicali, arrivando ad inserire elementi di contorno che spingono forte sul tasto della nostalgia. Non solo rimandi alla storica cavalcata dell’Italia di Bearzot verso la Coppa del Mondo (lasciati abbastanza sullo sfondo, per la verità) ma più che altro alla cultura popolare di oggi e di allora. Movimenti di macchina a scatti e primi piani improvvisi riportano la memoria dello spettatore ai poliziotteschi degli anni ‘70, che in Italia sono diventati, con gli anni, un vero e proprio genere a sé stante. Rimandi a pubblicità e personaggi degli anni ‘80, oltre che alla cultura pop di allora, contribuiscono a far calare lo spettatore nell’atmosfera che permea gli eventi. Sta in queste accortezze il vero punto di forza del film, che riesce a rimandare al passato restando al contempo un prodotto moderno, con stile, ritmo e narrazione adatta ai gusti odierni. La sensazione è che la regia abbia una direzione ben precisa, che sappia perfettamente dove vuole andare a parare. In quest’ottica è stato fondamentale l’apporto dato da tutti i protagonisti, i quali sono stati capaci di creare un amalgama fondamentale per un’opera del genere. Quasi tutti gli interpreti principali avevano già lavorato insieme in passato e la maggior parte di loro aveva già preso parte ad altre pellicole di Massimiliano Bruno. Questo ha fatto in modo che il trio di amici - Marco Giallini, Gianmarco Tognazzi e Alessandro Gassman - risulti perfetto nel rapporto intimo e pienamente affiatato, in più di un’occasione saremmo pronti a scommettere che ci siano state battute improvvisate dagli stessi attori. Edoardo Leo sveste i panni dell’eterno ragazzo martoriato dalla vita, insicuro, irrealizzato, per indossare i costosi abiti di un boss senza scrupoli, pronto a tutto per difendere i propri soldi ed il proprio onore, riuscendo ad essere credibilissimo. Ilenia Pastorelli fa un lavoro superbo, riuscendo ad alternare le due facce che appartengono al suo personaggio: quella della donna del boss, forte e sicura di sé, che si contrappone ad un’anima più fragile, in cerca di qualcuno a cui veramente importi di lei.

Per quanto possa sembrare paradossale, i problemi maggior del film si riscontrano nella trama, che, per quanto lineare e coinvolgente per la maggior parte del tempo, a volte risulta essere un po’ troppo sbrigativa smarrendo la via in alcuni passaggi. Diversi momenti appaiono un po’ troppo rapidi e, per quanto sia una commedia in cui un ruolo importante è giocato dalla sospensione dell’incredulità, diverse volte si supera un limite che lo stile stesso del film aveva definito. Ma, in definitiva, questo "Back To The Future" in salsa romana è una delle opere meglio riuscite di Massimiliano Bruno (che ha curato anche la sceneggiatura insieme a Andrea Bassi, Nicola Guaglianone e Menotti), il quale riesce a portare sullo schermo un film con una sua identità ben definita, nonostante i molti generi che si incontrano al suo interno.

(articolo e foto di Andrea Ardone - riproduzione non consentita)

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