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Retrogame: Atari 2600 artefice e quasi carnefice del mercato videoludico

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Nonostante Home PONG stesse vendendo molto bene, in casa Atari erano ben lontani dall’adagiarsi sugli allori. Bushnell infatti riteneva che una console con un solo gioco fosse ben poco appetibile al grande pubblico

RETROGAME - Home Pong era divertente le prime settimane, dopo di che il suo destino era quello di finire inevitabilmente in dimenticatoio. Il passo successivo dell’intrattenimento casalingo era quello di avere una macchina che potesse riprodurre più giochi, e la soluzione implementata con Magnavox Odyssey di averli già preinstallati nella macchina non risultava sufficientemente flessibile. Era quindi il 1975 quando Atari, a pochi mesi dall’uscita di Home PONG, diede il via al progetto “Stella” con l’obiettivo di creare una console a cartucce intercambiabili, con giochi a colori e dalla grafica rivoluzionaria. Lo sviluppo procedette in tranquillità fino alla metà dell’anno successivo quanto Fairchild Channel F irruppe sul mercato bruciando Stella sul tempo e ottenendo così il titolo di prima console a cartucce della storia. Consapevole che di questo passo Stella non sarebbe mai uscita in tempo utile per competere con Channel F, Bushnell prese una decisione molto difficile: vendere la sua Atari a Warner Communication. Forte dei nuovi fondi ricevuti, lo sviluppo di Stella accelerò notevolmente arrivando sugli scaffali l’11 settembre 1977 col nome di Atari VCS (Video Computer System).

La console riportava due caratteristiche peculiari che tutt’oggi la rendono riconoscibile a colpo d’occhio: la scocca con particolari in finta radica, molto in voga all’epoca, e l’iconico joystick con il pulsante rosso

L’idea di commercializzazione di Bushnell era semplice e aggressiva: produrre e distribuire un numero elevatissimo di console in modo da saturare il mercato e non lasciare spazio ai competitor. Tuttavia le cose non andarono come sperato, non inizialmente almeno. Le vendite erano mediocri, tanto da ventilare l’idea di un ritiro dal mercato, ipotesi saggiamente scongiurata dai vertici di Warner. Il punto di svolta arrivò per assurdo grazie a uno dei principali competitori di Atari in ambito coin-op: Taito. Grazie ad un accordo commerciale, Atari riuscì nel 1979 ad ottenere i diritti per realizzare una versione VCS del grande successo Space Invaders: da quel momento le vendite schizzarono alle stelle.

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Atari 2600 (fonte foto: Wikipedia)

Quelli furono gli anni di maggiore splendore per Atari: il numero di dipendenti era in continua crescita e vennero prodotti numerosi porting di titoli da sala giochi come Asteroids e Breakout, oltre a capolavori inediti quali Adventure e Yars’ Revenge.
Il fatturato di Atari schizzò alle stelle non solo grazie alle altissime vendite di VCS, ma soprattutto a quello dei giochi in cartuccia, che si rivelarono molto più remunerativi rispetto alle console, esattamente come funziona oggigiorno. Inoltre, sempre grazie alle cartucce, nacque la figura dello sviluppatore terze parti: software house esterne ad Atari che realizzavano videogiochi per VCS su licenza, la più famosa delle quali fu Activision che fra gli altri creò quel grande capolavoro che fu Pitfall!

Tuttavia dove c’è libero mercato c’è concorrenza, la quale infatti non tardò ad arrivare. Intellivision uscì nel 1979 e la sua maggiore potenza di calcolo mise in allarme Atari che, timorosa di perdere terreno sviluppò una nuova e più potente console. Per evitare fraintendimenti il VCS subì un cambio di nome, assumendo quello con cui è passato alla storia: Atari 2600 (dal nome in codice del suo progetto CX2600), mentre la nuova console, che vide la luce nel 1982 si chiamò Atari 5200. Quest’ultima però a causa di grossolani errori di marketing e della concorrenza spietata non solo di Intellivision, ma anche di ColecoVision, non riuscì mai a decollare e fu surclassata dallo stesso 2600 che avrebbe dovuto sostituire.
La corsa di Atari 2600 invece non si fermò facilmente, anzi, nel corso degli anni subì numerosi restyling, fra cui una versione completamente nera del 1982 chiamata “Vader”, e la "Long Rainbow" dell’86, che riduceva notevolmente le dimensioni e aggiungeva una striscia arcobaleno sulla parte superiore.

atari 2600 vader

Atari 2600 Vader (fonte foto: Wikipedia)

Se ad Atari va riconosciuto l’incredibile merito di aver plasmato l’industria del videogioco per come la conosciamo oggi, bisogna anche affibbiarle la grande responsabilità di essere stata una delle principali protagoniste della sua quasi distruzione. Simbolo della grande crisi dell’83 divenne infatti (più o meno giustamente) il gioco per Atari 2600 “E.T. L’extra terrestre”, ma furono anche altri titoli di scarsa qualità come il porting di Pac-Man a rompere la fiducia dei consumatori nei confronti dell’industria. Tuttavia, nonostante la grande crisi ne arrestasse quasi le vendite, oltre a cancellare pressappoco l’esistenza stessa di Atari, il 2600 rimase in commercio fino al 1991, totalizzando 30 milioni di unità vendute e diventando una delle console più longeve della storia. [Tutti i marchi commerciali e i loghi citati appartengono ai rispettivi proprietari]

(articolo di Matteo "Matte" Pizzirani - riproduzione non consentita)

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