media & sipario - Retrogame: dalla pelle alla console. Nasce ColecoVision

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione dei suoi utenti. Premendo il pulsante OK l'utente ne accetta l'utilizzo sul device

Retrogame: dalla pelle alla console. Nasce ColecoVision

Strumenti
Carattere

La seconda generazione di console era agli sgoccioli, eppure una azienda produttrice di articoli in pelle era pronta ad un colpo di coda che resterà nella storia del videogioco: arriva ColecoVision

RETROGAME - In questa serie di articoli dedicati al retrogame abbiamo già incontrato Coleco in quanto produttrice di Telstar: uno dei tanti cloni di Home PONG (Retrogame: Pong di Atari. Chapter One) durante la prima generazione di console. (Retrogame: prima generazione di console. La nascita del mercato) Ebbene, la digressione videoludica di questa azienda americana produttrice di articoli in pelle non era ancora destinata a concludersi. Correva infatti il 1982 quando ColecoVision, la console a cartucce di Coleco, arrivò sul mercato sfidando lo strapotere di Atari (Retrogame: la nascita di Atari e del mercato videoludico) che in quel periodo dominava il mercato delle console casalinghe con Atari 2600 e Atari 5200. (Retrogame: Atari 2600 artefice e quasi carnefice del mercato videoludico)

ColecoVision non condivideva con Intellivision (Retrogame: Intellivision di Mattel, dal nulla la più grande minaccia per Atari) solo la seconda metà del nome, ma anche buona parte dell’estetica, pur essendo più spartana e meno rifinita rispetto alla controparte Mattel. Sul lato superiore era presenti dei binari del tutto simili a quelli di Intellivision che andavano ad ospitare i controller anch’essi molto somiglianti: anche qui era infatti presente il tastierino numerico e nella parte superiore il disco di Intellivision era sostituito da una più comoda levetta direzionale. L’allocazione delle cartucce era posizionata sulla parte alta della macchina, mentre frontalmente prendeva posto uno slot dedicato ai vari moduli di espansione che vedremo in seguito.

La strategia di Coleco era ben chiara: proporre un’esperienza più possibile identica alla sala giochi grazie alla sua maggiore potenza di calcolo. Come primo passo venne stretto un accordo con Nintendo (Retrogame: Nintendo. Dalle carte al successo videoludico) per realizzare una conversione di Donkey Kong (Retrogame: Donkey Kong. Il primo successo di Nintendo ), e Coleco poté dimostrare che faceva sul serio: Donkey Kong per ColecoVision proponeva una grafica identica alla controparte coin-op, diventandone la versione migliore presente sul mercato. Di questo e dell’inclusione di Donkey Kong nella scatola della console, Coleco fece il proprio cavallo di battaglia durante la sua strategia di marketing iniziale, riuscendo ad ottenere un notevole slancio di vendite. Invece, il fatto che il gioco proponesse un livello in meno a causa dello spazio insufficiente sulla cartuccia, come comprensibile, passò in gran sordina. Nonostante questo, ColecoVision riuscì a conquistare una larga schiera di appassionati.

Le conversioni dei giochi da sala che arrivarono in successivamente seguirono sempre la stessa filosofia, e proprio su questo ColecoVision basò buona parte del proprio breve successo che vide fra il 1982 e buona parte del 1983 superare addirittura le vendite di Atari 5200 e Intellivision.

ColecoVision inoltre divenne famosa per alcune espansioni hardware che ne aumentarono le potenzialità e la resero più versatile. Il primo modulo di espansione, chiamato senza troppa fantasia “Expansion Module 1”, fu anche quello che creò più scalpore. Questo aggiungeva infatti uno slot per cartucce e altri due per i controller, e rese ColecoVision completamente compatibile con i giochi Atari 2600. Un giocatore poteva quindi potenzialmente avere a disposizione l’intero parco titoli della console leader di mercato. Anche se al giorno d’oggi sembra assurdo, la causa legale che ne seguì vide come vincitrice proprio Coleco che a seguito della vittoria decise di sfruttare l’occasione creando e commercializzando una versione alternativa di Atari 2600 chiamata Coleco Gemini.

Categorizzato come modulo di espansione nonostante non sfruttasse la porta frontale della console, Expansion Module 2 doveva essere collegato agli stessi slot dei controller e comprendeva volante e pedale d’accelerazione permettendo un maggiore controllo nei giochi di guida.

Nonostante il grande successo, la storia di Coleco era ben presto destinata a concludersi: la grande crisi dei videogiochi era infatti arrivata e ColecoVision era sul mercato nel momento sbagliato.

Così come Mattel con Intellivision, anche Coleco cercò di superare la crisi reinventando la propria console come personal computer: ecco quindi uscire Expansion Module 3 che convertiva ColecoVision in Coleco Adam. Questo comprendeva tastiera, lettore di cassette e stampante, e rendeva a tutti gli effetti ColevoVision una macchina da scrivere elettronica, stampando istantaneamente i testi digitati da tastiera.

Adam fu anche commercializzato autonomamente come personal computer. Purtroppo a causa dell’emorragia economica a cui era sottoposta Coleco, lo sviluppo di Adam fu molto frettoloso: il risultato fu un personal computer segnato da pesanti problemi tecnici. Uno di questi in particolare causava una serie di scariche elettromagnetiche in grado addirittura di cancellare i dati sui dischi nelle vicinanze.

Nel 1984 ColecoVision venne ritirata dal mercato dopo soli due anni dalla commercializzazione, nel 1985 fu il turno di Adam. Nel 1988 Coleco chiuse. Il fatto che oggigiorno siamo ancora qui a parlare di una console che è stata in commercio per soli due anni fa capire l’importanza con cui si è imposta ColecoVision, totalizzando ben sei milioni di console vendute e lasciando un segno indelebile sul mercato e nelle memorie dei videogiocatori. Coleco e ColecoVision furono delle meteore, vittime della grande crisi dell’83 di cui non furono in alcun modo fautrici. Chissà cosa avrebbero potuto fare se fossero entrate nel mercato in un momento differente.

(articolo di Matteo Pizzirani - riproduzione non consentita)

Protected by Copyscape

0
0
0
s2sdefault
berry.jpg