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Retrogame: Intellivision di Mattel, dal nulla la più grande minaccia per Atari

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La seconda generazione di console era iniziata e Atari VCS, dopo aver vaporizzato Fairchild Channel F, aveva il completo monopolio del mercato. Eppure, negli stabilimenti di Mattel qualcosa si stava muovendo

RETROGAME - Correva l’anno 1978 quando gli ingegneri di Mattel si misero all’opera per creare una nuova console a cartucce. Nonostante fosse la prima console che sviluppava, Mattel aveva già un trascorso nel mondo dell’intrattenimento elettronico, due anni prima era infatti uscito “Auto Race”: il primo videogioco portatile della storia.

Lo scopo di Mattel era quello di immettere sul mercato una macchina tecnicamente prestante che conquistasse i giocatori grazie ad una grafica rivoluzionaria che avrebbe fatto apparire Atari VCS vecchia e obsoleta. Il ritardo accumulato rispetto al VCS permise infatti di dotare la macchina di specifiche tecniche all’avanguardia, grazie al calo dei prezzi della componentistica che si era verificato nel frattempo. Fra questi spicca di certo il processore, i cui 16 bit erano assolutamente futuristici per l’epoca: basti pensare che le console a 16 bit saranno protagoniste della quarta generazione come il Super Nintendo e il Sega Mega Drive.
Una volta concluso lo sviluppo, Mattel affidò la produzione a tante aziende diverse, lasciando libertà di realizzarne una propria versione. Una di queste è Sears, la stessa che era in affari con Atari fin dai tempi di Home Pong. Mattel si accaparrò così una delle più grandi aziende terze parti del suo principale concorrente.
Dopo una distribuzione di poche unità in California nel 1979, la console uscì ufficialmente nel 1980 sotto diversi nomi e forme che gli avevano dato le varie aziende. Solo in un secondo momento Mattel guadagnò abbastanza da poter produrre l’hardware internamente e dare quindi alla console il nome e l’aspetto con cui è passata alla storia.

Come il 2600, anche Intellivision era dotata di particolari in radica, ma erano le parti di colore ottone a caratterizzarla visivamente. L’alloggiamento di cartucce e accessori si trovava sul fianco destro, mentre la parte superiore includeva due binari in cui incastrare i controller più particolari e scomodi mai realizzati. Questi presentavano infatti un tastierino numerico come quello del telefono, su cui era possibile incastrare delle pellicole presenti all’interno dei giochi che davano una più chiara idea di quale azione avrebbero eseguito i vari pulsanti. Nella parte bassa si trovava un particolare disco con il quale impartire le direzioni. Tra l’altro sarà proprio questo disco che anni dopo ispirerà Apple per le rotelle degli iPod. Ai lati erano presenti altri quattro tasti, due dei quali però impartivano lo stesso segnale. I controller erano collegati direttamente della macchina senza possibilità di staccarli, caratteristica problematica in caso di guasto.

L’obiettivo di Mattel era chiaro: distruggere Atari. Partirono così delle aggressive campagne pubblicitarie comparative ai danni dell’Atari 2600 che spingevano soprattutto sulla maggiore potenza grafica, proclamata come la più realistica mai apparsa in un videogioco.

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Il parco titoli proponeva eccellenti conversioni da sala giochi come Pac-Man, Donkey Kong, Dig Dug e Burger Time, oltre ad eccellenti esclusive che comprendevano soprattutto giochi sportivi come Major League Baseball, ma anche titoli come Astrosmash e Utopia, che divennero fra i capostipiti rispettivamente dei generi sparatutto e strategici.

Mattel creò poi una serie di accessori che resero Intellivision una macchina versatile e avveniristica, che prescindeva dal semplice contesto ludico. Un esempio significativo è IntelliVoice: una periferica in grado di dotare alcuni videogiochi di voci riprodotte tramite sintetizzatore. Altro componente assolutamente futuristico fu Play Cable: un servizio per scaricare videogiochi tramite segnale tv… tutto questo nel 1981!
Negli anni successivi, a causa della crisi dei videogiochi e dell’avvento dei personal computer, i bilanci di Mattel andarono sempre più in rosso e per sopravvivere l'azienda cercò di evolvere Intellivision in uno pseudo home pc, grazie all’introduzione di una serie di periferiche che comprendevano una tastiera "qwerty" (la tastiera che equipaggia un normale computer, ndr) e una musicale, proponendosi poi come strumento didattico in grado di insegnare la programmazione e la musica ai ragazzi.

Nel 1983 uscì anche Intellivision II: versione con circuiteria ridotta e controller staccabili, pensata per essere complementare alla prima console, pur abbassando prezzo di vendita e costi di riparazione. Nonostante tutto Mattel continuò a subire gravi perdite finanziarie e dimezzò il prezzo di Intellivision II nel giro di pochi mesi. Nel 1984 la divisione videogiochi venne chiusa. Intellivision tuttavia sopravvisse, venendo comprata da un gruppo di dirigenti che la acquistò da Mattel e creò “INTV System III”, completando e pubblicando i videogiochi il cui sviluppo era rimasto incompleto. Negli anni successivi il sistema rimase recluso ai margini del mercato ma sopravvisse fino al 1991.

Intellivision vendette complessivamente 3 milioni di unità, una cifra ragguardevole, tuttavia non paragonabile ai 30 milioni di 2600. Riuscì comunque a rompere il monopolio di Atari ed entrare nel cuore di tanti videogiocatori, in particolare, tra i mercati in cui ebbe più successo, c'è stato anche quello italiano.

(articolo di Matteo Pizzirani - riproduzione non consentita)

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