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Mon, Sep

Il Tommaso di Kim Rossi Stuart è l'uomo che non vuole amare le donne

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Kim Rossi Stuart, al Tuscia Film Fest di Viterbo, ritira il premio Terra di Cinema e presenta "Tommaso", da lui scritto, diretto ed interpretato

FILM REVIEW - Torna il nome Tommaso nella "scarna" filmografia da regista di Kim Rossi Stuart (è la sua seconda opera, finora) e torna, come titolo, per tratteggiare un attore quarantenne e lunatico, che non vuole crescere (la sindrome di Peter Pan è veramente solo maschile?) e non riesce ad affrontare l'universo femminile, o non vuole, ma il risultato è analogo. L'attore/regista costruisce un personaggio molto vicino alle nevrosi attoriali di Nanni Moretti, con un suo aggiornamento da Terzo Millennio di "Vedo nudo" di Dino Risi, ma meno o affatto comico, e de "L'uomo che non sapeva amare" di Edward Dmytrick.

Spostandosi nella contemporaneità, fatta anche di YouPorn (è inutile provare ad ignorarlo), Tommaso è ossessionato dal sesso, in una forma crudamente maschile, in cui i bellissimi corpi femminili su cui fantastica sono semplicemente pezzi di carne a sua disposizione, assoggettati in pochi secondi a qualsiasi suo desiderio. A nulla serve il supporto psicologico di Mario (Renato Scarpa), o la filosofia spicciola dell'amico Gianni (Edoardo Pesce), Tommaso desidera "usare e gettare" ogni corpo femminile contro cui si imbatte, sia che possa essere la segretaria della sua agente Alberta (la sempre bravissima Serra Yilmaz) o un'avvenente farmacista o l'utilizzatrice di un autobus, vista (ma non incontrata!) per caso. 

Circondato da troppe giovani bellezze, dai seni acerbi e ben velati/mostrati, con jeans disegnati per la massima esaltazione di corpi tonici, Tommaso non ha altra scelta che rifugiarsi in campagna, per "potare" gli ulivi (se quello è il modo con cui lo fa, difficilmente otterrà olio in futuro) e allo stesso tempo alimentare il suo innamoramento facile e comunque sempre e solamente rivolto solo su se stesso.

Una volta sbarazzatosi della diventata noiosa e oramai troppo adulta Chiara (Jasmine Trinca), Tommaso sposta la sua attenzione su Federica (Cristiana Capotondi), per poi concentrarsi sulla giovane - "Quanti anni ho? Ho 15 anni meno di te!" - cameriera Sonia (Camilla Diana). Un corpo giovanissimo e molto sensuale, una spiccata somiglianza fisica con Chiara, ma con una esuberanza sessuale e cerebrale che rendono il quarantenne realmente turbato e succube delle voglie della ragazza. Sonia non solo sa e vuole giocare, ma è lei ad imporre le regole ed è lei a decidere quando e quanto spingersi nel rapporto che Tommaso vorrebbe instaurare (non sappiamo con quale fine). Un nido di processionarie e la spiccata instabilità (fisica e psichica) di Tommaso portano ad epilogo (forse) il racconto.

Tanti, veramente tanti, anni sono passati dal "kimono d'oro" (1987/1988) e dal più famigerato "Fantaghirò" (1992/1993/1994) - l'attore/regista ci perdonerà se anche noi insistiamo nel ricordargli i peccati di gioventù - ma c'è sicuramente un forte percorso evolutivo e qualitativo che ci piace pensare prenda il via da "Cuore cattivo", eccellente film del 1995 di Umberto Marino (tratto da un testo teatrale interpretato anche questo da Rossi Stuart). Un percorso evolutivo che porta ora l'attore a misurarsi con se stesso come regista, circondandosi di un cast femminile di alto livello, che si mette a "nudo" (nella più pura accezione del termine) in un lavoro non semplice, proprio per la mancanza di simbiosi, secondo alcuni, tra corpo nudo e opera artistica (almeno oggi).

"Tommaso" non è un film perfetto, ma ha il merito di presentare senza trucco un pensiero unilaterale molto (troppo) diffuso, frutto di ineducazione di secoli, ma ancora difficile da estirpare. Tanti piccoli tasselli che andrebbero isolati ed analizzati, rivisti e, una volta metabolizzati (anche con una leggera punta di vergogna maschile), cancellati definitivamente. Un film che probabilmente va visto più di una volta per riuscire a percepirne tutte le sfumature (esempio: Tommaso con i pesi).

E comunque può anche essere un delicato atto d'amore, vista la carezza (sotto forma di cameo) che il regista fa alla compagna Ilaria Spada, un modo per mettere in risalto che il "cinema è finzione" e che - ovviamente - Tommaso non è Kim (anche se nessuno - giornali di gossip esclusi - potrebbe pensarlo). 

Molto bella - da ascoltare con la massima attenzione - la colonna sonora originale composta da Ratchev & Carratello, così come abbiamo molto apprezzato l'innesto (che non si trova spesso) dei Genesis con "The Chamber of 32 doors" (dal capolavoro del 1974 "The Lamb Lies Down on Broadway").

Ultimo merito (almeno tra quelli che abbiamo notato, ma ce ne saranno sicuramente altri), l'aver riportato al cinema Dagmar Lassander (Stefania), assente dalle sale dal 1987. Fantastichiamo come una sorta di riconoscimento tardivo di un autore maschile nei confronti di chi in carriera ha ricevuto proposte artistiche principalmente dal cinema di genere. Divertente (questo sì, senza ulteriori congetture o sfumature) il regista Alessandro Genovesi nel ruolo di se stesso. Nel suo caso, sarà autobiografico?

(articolo di Luciano Lattanzi / foto di Francesco Biganzoli - tutti i diritti riservati)