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Stavamo meglio quando stavamo peggio? La risposta va chiesta al pubblico

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Una domanda difficile a cui si possono dare risposte diverse, una di queste è la "leggerezza", quella con cui Fabrizio Coniglio e Stefano Masciarelli cercano la complicità del loro pubblico

RECENSIONE - Conosciamo Fabrizio Coniglio per il suo forte impegno di denuncia social-teatrale, nella scorsa stagione lo abbiamo applaudito, assieme a Bebo Storti, con "Il Testimone" e in questa, solo come regista, con il nuovo allestimento de "Un borghese piccolo piccolo", per questo eravamo ancora più curiosi di vederlo sul palco (al Teatro Il Rivellino di Tuscania), al fianco di Stefano Masciarelli, in quello che l'inedita coppia (anche autori e registi) propone come un divertimento comico, completato musicalmente dalla fisarmonica "sintetizzata" di Diego Trivellini

fabrizio coniglio e stefano masciarelli

Lo spettacolo si apre con l'ingresso di Stefano Masciarelli direttamente in sala, per salutare il pubblico e ricevere il primo applauso sulla fiducia. Interpreta uno zio giovane, in attesa del nipote ritardatario, la scarsa età scenica che separa i due (ma anche quella reale) non permette loro di indossare il ruolo di padre e figlio, ma questo non impedisce allo zio di rimproverare al nipote il costante ritardo, la cui colpa viene attribuita alla comunicazione cellulare. I social network, secondo lo zio, permettono oggi di giustificare costantemente il ritardo agli appuntamenti, basta mandare un messaggio avvisando dell'imprevisto, poco importa se la notifica viene consegnata quando oramai si è già in inutile attesa.

cast artistico

Ritardo o meno, i due guadagnano il palcoscenico, che per l'occasione è stato trasformato nella mansarda di famiglia, dove poco dopo viene introdotto e presentato il terzo elemento di "Stavamo meglio quando stavamo peggio?", il fisarmonicista elettronico Diego Trivellini. Il musicista ci permette di scoprire, ammettiamo la nostra ignoranza in merito, che la fisarmonica può essere trasformata in un sintetizzatore, senza l'utilizzo di "suoni campionati o basi". Il risultato viene mostrato acusticamente con l'esecuzione di due brani "orchestrali" di Ennio Morricone. Rimaniamo indecisi se essere maggiormente stupiti dalla grande quantità di suoni che escono da un singolo strumento, ex tradizionale, o dalla "solita" genialità compositiva dal più grande "drammaturgo del cinema" (la definizione è di Nicola Piovani) ancora in attività.

diego trivellini

Lo spettacolo è comunque un pretesto per navigare in forma garbata tra i ricordi, che vengono estratti da una cassapanca e commentati dai due attori, mantenendo fede ovviamente al ruolo che si ha assunto in fase di scrittura: lo zio vive guardando all'indietro e il nipote si stupisce di verificare come il passato nasconda perle di vita quotidiana, ancora valide oggi. Il punto maggiormente dolente del Terzo Millennio è costituito dalla poca socialità. "Si esce poco la sera", scriveva e cantava alla fine degli anni '70 Lucio Dalla ("L'anno che verrà"), chissà cosa direbbe nel vedere - oggi - come sia più facile avere "amicizia" (rigorosamente virtuale) con chi vive dall'altra parte del pianeta invece che con il proprio vicino di casa. Il percorso nostalgico viene affrontato argomentando sulla "festa" del sabato pomeriggio: tanti ragazzini (con gli ormoni impazziti) che si riunivano a casa di uno di loro per ballare alla luce spenta del salotto "buono", almeno fino a quando la padrona di casa non irrompeva nella stanza, ponendo fine momentanea ai tentativi di corteggiamento.

stefano masciarelli

Si alterna il recitato con molti momenti musicali del lontano passato (si va da Frank Sinatra a Jimmy Fontana), che permettono a Masciarelli di dare spazio alla propria verve da crooner, con invasione del palco da parte del pubblico che si trova coinvolto nell'ondata dei ricordi, ovviamente confermando - almeno in questa fase - che si stava non solo meglio, ma molto meglio prima. La proposta artistica, ribadiamo garbata, riceve quindi ampi consensi, ancora più convinti quando - furbescamente - vengono distribuite copie della banconota da 1.000 lire, simbolo di un'Italia che non esiste più.

pubblico sul palco

Si tratta di un prodotto di intrattenimento puro, particolarmente adatto alla "piazza", di conseguenza non c'è spazio, ad esempio, per ricordare i conflitti in Corea e in Vietnam o la tragedia di Marcinelle (anni '50); il Muro di Berlino, il Vajont e le contestazioni giovanili (anni '60); la lotta armata e le stragi senza risposte (anni '70). La nostra lista potrebbe continuare a lungo, ma questo solamente se volessimo confutare il titolo, ma non è sicuramente questo il nostro scopo: ci basta solo mettere un lieve dubbio.

STAVAMO MEGLIO QUANDO STAVAMO PEGGIO? scritto e diretto da Stefano Masciarelli e Fabrizio Coniglio. Cast artistico: Fabrizio Coniglio e Stefano Masciarelli. Musica dal vivo: Diego Trivellini.

(articolo e foto di Luciano Lattanzi - riproduzione non consentita)

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