media & sipario - Il Trono di Spade, analisi della VII stagione - capitolo 1

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Il Trono di Spade, analisi della VII stagione - capitolo 1

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La settima stagione si è appena conclusa arrivando ad incollare al televisore 12 milioni di persone durante la messa in onda dell’episodio finale

SERIE TV - Tutto è schierato, la battaglia finale incombe: in Game of Thrones l’inverno è arrivato davvero.

Non c’è che dire: se la trilogia de “Il Signore degli Anelli” di Peter Jackson ha sdoganato il fantasy nella cultura popolare, “Il Trono di Spade” ha portato la notorietà del genere davvero alle stelle, riuscendo a catturare anche gli spettatori più improbabili grazie alla sua estrema originalità che ne rende il paragone con altri capisaldi del genere davvero difficile se non impossibile.
Dopo aver visto l’episodio conclusivo possiamo dire di aver trovato quest’ultima serie abbastanza differente rispetto alle passate sotto diversi punti di vista, cambiamenti che fanno emerge la volontà dagli sceneggiatori di concretizzare per concludere con la grande guerra contro gli Estranei.

Attenzione però, nelle righe che seguiranno, i tanto temuti spoiler saranno numerosi quanto le scene di morte nella serie, quindi, se non avete visto gli ultimi episodi o addirittura non avete mai visto “Il Trono di Spade”, vi restano solo due cose da fare: chiudere il browser e mettervi subito alla visione della serie dei record.

il trono di spade

A spasso nel tempo
L’elemento certamente più controverso, e l’unico che ci sentiamo davvero di criticare, è la velocità con cui chiunque sembra muoversi attraverso le grandi distanze di Westeros. Se nella prima stagione abbiamo un Robert Baratheon che ci ha messo mesi a percorrere la strada del re, Jon Snow, come un provetto maratoneta, nei soli ultimi sette episodi si è fatto ben due volte il continente da nord a sud, partendo da Grande Inverno per andare a Roccia del Drago, andando poi oltre la Barriera e successivamente ad Approdo del Re. Certo, Robert Baratheon aveva con sé tutto il suo seguito con tanto di carrozza per la famiglia, tuttavia il confronto risulta davvero impari. E non abbiamo ancora citato il più palese dei paradossi temporali avvenuto durante il sesto episodio e che ha rimbalzato per tutto il web: un Gendry degno di bruciare sul tempo lo stesso Speedy Gonzales, è in grado di fare a ritroso il percorso di giorni di cammino, mandare un corvo a Daenerys dall’altra parte del continente, la quale arriva oltre la barriera con i draghi per fare tanti arrosticini di non morti… tutto nel giro di una sola nottata! Nel frattempo il Re della Notte se ne sta tutto il tempo a guardare i nostri eroi sull’isola al centro del lago ghiacciato pur avendo a disposizione delle lance.
Non era forse meglio farci una ragionata in più e adattare la sceneggiatura per rendere il tutto più verosimile? Sarebbe bastato ad esempio che i protagonisti si fossero portati una gabbia di corvi e che Daenerys avesse aspettato i nostri eroi alla Barriera con una scusa qualsiasi (magari una bella gita turistica).

il trono di spade

Bene e male
Una delle caratteristiche che ha sempre contraddistinto “Il Trono di Spade” dalle altre opere fantasy è le tonalità di grigio di cui sono tinti gli animi dei personaggi. Nessuno è del tutto buono o del tutto cattivo: in chiunque c’è molta umanità, il che implica errori ma anche pietà e buon senso per entrambi gli allineamenti.
In questa settima stagione invece il bene e il male sono ben più marcati e la vera indole dei personaggi sta pian piano venendo a galla grazie alle esperienze trascorse in tutte le serie precedenti. Uno degli esempi più lampanti è Jaime Lannister che dopo aver subito la prigionia, la perdita della mano della spada e la morte dei suoi figli, passa da essere quello che ha spinto un bambino di dieci anni giù da una finestra, ad imparare il senso dell’onore.
Dall’altra abbiamo la sua gemella Cersei che da sposa di un marito padrone, diventa la regina in grado di far esplodere mezza Approdo del Re per ottenere vendetta e potere, sentimenti che non riuscirà a frenare neanche dopo aver vendicato la morte dei suoi figli, arrivando a minacciare il suo fratello ed amante oltre a tradire chi combatte per salvare il mondo dai non morti.
La lista potrebbe continuare a lungo: i personaggi cambiano, crescono, evolvono, e, da questo punto di vista “Il Trono di Spade” può essere quasi definito un romanzo di formazione.
L’unico personaggio davvero irremovibile sul suo imprescindibile piedistallo di giustizia è Jon Snow. Mentre gli altri protagonisti subiscono decapitazioni, mutilazioni e Nozze Rosse, a lui va sempre tutto dannatamente bene. L’unica volta in cui sembra davvero finita e viene subdolamente ucciso in pieno stile Stark, il suo accoltellamento viene cancellato con un bel rewind che gli dà l’opportunità di uscire dai Guardiani della Notte e di dispensare finali lieti anche nel resto del continente.
Al di là del singolo personaggio però, è chiaro che la storia stia giungendo al termine: l’inverno è davvero arrivato e l’esercito dei non morti ha oltrepassato la barriera. Davanti ad un evento tanto terribile nessuno può più permettersi giochetti, astuzie o sfumature: la scelta è fra bene e male.

To be continued...