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Altered Carbon: un affascinante, ma poco chiaro, universo cyberpunk

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Il celebre portale di streaming Netflix presenta Altered Carbon: una serie ambientata in un affascinante universo cyberpunk, il cui punto forte però non è di certo la chiarezza

WEB SERIES - Anno 2384. L’umanità non è più sottomessa alla morte. Il progresso tecnologico ha reso possibile digitalizzare la coscienza di un essere umano e di trasferirla all’interno di un dispositivo di memoria chiamato pila corticale. Questa può essere spostata da un corpo all’altro, inserendola fra le vertebre della nuca, permettendo così ad ognuno non solo di cambiare corpo a piacere, ma anche di trascendere dalla morte dello stesso. L’unico modo per uccidere definitivamente un uomo non è più quindi l’eliminazione del suo corpo (qui chiamato custodia), ma la distruzione della sua pila corticale, detta vera morte.

L’immortalità però non è riuscita a liberare l’uomo dalla paura. La società è infatti svilita, corrotta e in preda alle più bieche perversioni. Le differenze sociali sono state portate all’estremo: da una parte la gente comune striscia in polverosi vicoli illuminati solo dalla luce del neon, dall’altra i ricchi vivono come divinità in sontuosi palazzi che svettano fin sopra le nuvole. Questi ultimi, detti Matusalemme, detengono una tale ricchezza da potersi permettere l’eterna giovinezza, grazie ad una serie di cloni della propria custodia, oltre ad essere immuni dalla vera morte, grazie a backup periodici della propria pila corticale.

È proprio uno di questi Matusalemme di nome Laurence Bancroft (James Purefoy) a far risvegliare dalla criogenia la pila dell’ex militare Takeshi Kovacs e a farla impiantare nella custodia di un poliziotto deceduto (Joel Kinnaman). Takeshi dovrà indagare sulla morte di Bancroft, ucciso con vera morte poco prima di uno dei suoi backup.

Già dai primi trailer apparsi in rete questa nuova produzione Netflix mostrava una straordinaria somiglianza quantomeno estetica a Blade Runner. In effetti, il film padre del genere cyberpunk, è stato certamente di ispirazione, non solo per gli sceneggiatori e i grafici che hanno curato la serie tv, ma anche per Richard K. Morgan, autore dell’omonimo romanzo da cui la serie è tratta. È proprio nelle spettacolari (e purtroppo poche) riprese degli esterni che visivamente Altered Carbon dà il meglio di sé; inoltre la mercificazione di corpi umani non può che rimarcare la pellicola di Ridley Scott come l’opera di maggiore ispirazione.

Ma non è tutto qui. Anche Matrix trova una sua ben precisa collocazione all’interno della serie; a più riprese infatti viene fatto uso di contorte realtà virtuali oltre ad intelligenze artificiali che operano come esseri umani. A tal proposito occorre citare la buona performance di Chris Conner, nei panni di Poe: la IA dell’albergo in cui risiede Takeshi, dall’aspetto e verve ottocenteschi presi direttamente dal celebre Edgar Allan da cui prende il nome.

Gli attori funzionano molto bene, a partire dall’arcigno Joel Kinnaman che dà le fattezze al protagonista, all’eccellentemente "spocchioso" James Purefoy nei panni del Matusalemme Bancroft, fino alla bella Martha Higareda nei panni della detective Kristin Ortega che, col procedere della storia, riesce a riscattare una credibilità che manca nei primi episodi.

Purtroppo la sceneggiatura non riesce ad esporre con sufficiente chiarezza la miriade di collegamenti fra i numerosi personaggi, risultando decisamente confusionaria nella prima metà della serie e non riuscendo a ricomporre in maniera soddisfacente il tutto nella seconda metà. Lo spettatore viene così costretto ad una eventuale seconda visione per riuscire (più o meno) ad avere ben chiaro tutto il complicato intreccio e cogliere i troppo numerosi particolari messi in gioco.

Altered Carbon è manna per i fan del fin troppo bistrattato genere cyberpunk, una meraviglia per gli occhi che riesce ad esaltare grazie ai numerosi combattimenti e ad un concept decisamente originale ed affascinante. Purtroppo le ottime premesse iniziali vengono parzialmente vanificate dalla volontà di rendere l’opera eccessivamente criptica; un vero peccato che però non toglie il piacere della visione a chi di cyberpunk e sci-fi si nutre. Assolutamente sconsigliato a chi è facilmente impressionabile da scene di violenza e di nudo.

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