media & sipario - 50 anni di Azzurro e qualcuno di più per Paolo Conte. In concerto con la qualità di sempre

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50 anni di Azzurro e qualcuno di più per Paolo Conte. In concerto con la qualità di sempre

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L'esibizione di Paolo Conte non è mai un semplice concerto. Si trasforma da sempre in un raffinato scambio tra Artista e pubblico. Ancora di più se l'incontro avviene in una città ancora profondamente sconvolta

LIVE REPORT - “Zena, Zena, con tutto il cuor”. La dedica alla città, ancora ferita dal crollo del Ponte Morandi, arriva al termine di una versione solo piano e voce di "Genova per noi". Ed è solo una virgola nel languido concerto che Paolo Conte ha proposto al Teatro Carlo Felice di Genova. Il resto, è il solito riparo dal caos che quella musica sa offrire in questi tempi confusi.

Il tour celebra cinquant'anni dall'uscita di Azzurro, scritta dal Maestro astigiano ed incisa da Adriano Celentano. Ma è solo un pretesto, un vezzo, che Conte si concede per respirare ancora una volta il legno delle sale teatrali in compagnia di quella che è la sua orchestra da anni, ogni volta per ritrovare la magia del live, la dimensione migliore che possa offrire ai sui estimatori. Vezzo celebrativo, si diceva, che ha già trovato il suo formato a favore di mercato con il disco “Live in Caracalla – 50 years of Azzurro” (BMG) uscito a novembre 2018. Ma è davvero irrilevante per il suo pubblico, tanto che qualcuno lo vorrebbe "patrimonio dell'Unesco" e lo dichiara a voce alta in una pausa del set, dopo un finale orchestrale che coinvolge il Teatro intero. Non ha davvero importanza se - alla fine - "Azzurro" non è neanche in scaletta e se il Maestro non concede nemmeno un bis. Quello che c'è in mezzo è il mondo intero, il viaggio di personaggi inventati o storie vissute, suonate come a Buenos Aires oppure a Marsiglia, a Napoli oppure a Timbuctù.

Una vita intera con un pianoforte per amico che - questo sì che sa di nuovo - lascia sovente per cantare aggrappato al microfono, senza che la magia si interrompa per un solo attimo. Merito dei suoi orchestrali che accarezzano gli spartiti, ne traducono le note e restituiscono emozione allo stato puro. E' un rapporto erotico che si consuma ad ogni brano tra Cantante e Orchestra, sapore di jazz restituito in diverse sfumature di colori e sensazioni. C'è eccitazione nella trascinate ed infinita "Diavolo Rosso"; c'è sensualità pura nella languida versione di "Alle prese con una verde Milonga", forse la migliore mai ascoltata.

Siamo in un altro mondo, lontani da certa pornografia musicale che infetta i timpani e qui - per una volta - non entrano i social, né la musica a poco prezzo spacciata per nuova. Come bere un Barolo, oppure un vino in scatola. Non a caso, Barolo. Il vino che dalla Langa piemontese viaggia in tutto il mondo, come Paolo Conte che continua a viaggiare ed esportare la sua musica, rimanendo profondamente un uomo di provincia. Forse che da lì si riesce a viaggiare meglio, tornando ogni volta a casa o solo rimanendo fermi? Arrivi in Sud America dove "i ballerini aspettan su una gamba l'ultima carità di un'altra rumba". Passi dal Mocambo - luogo non luogo - e capita di trovare “serrande abbassate e pioggia delle notti andate”, come canta ne "Gli Impermeabili". In fondo, basta una notte "Sotto le stelle del jazz" per dichiararsi “ladri di stelle e di jazz, cosi eravamo noi”. Eravamo e lo siamo ancora. E fa niente se la voce felpata oggi è solo sporcata dal tempo. Quante storie e quanta Musica, stanotte, ha suonato per cuori solitari o famiglie con giovani al seguito? Si, perché capita di vedere anche questo nel salotto buono genovese. Ed è davvero un bel segnale di vita che arriva quando tutto sembra essere perduto. [foto di Dino Buffagni - si ringrazia Concerto srl per la cortese autorizzazione alla pubblicazione]

(articolo di Alessandro De Falco - riproduzione non consentita)

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