media & sipario - La Gente di Cerami è comune, è Teatrale, ma è soprattutto "bella"

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione dei suoi utenti. Premendo il pulsante OK l'utente ne accetta l'utilizzo sul device

La Gente di Cerami è comune, è Teatrale, ma è soprattutto "bella"

Strumenti
Carattere

Uno scrittore che riesce a cogliere profondità poetiche dalle storie banali e due attori straordinari, capaci di raccontare visivamente la quotidianità della gente comune, per una bella serata da ricordare e conservare

RECENSIONE - Dopo aver firmato tante sceneggiature per il cinema, le parole di Vincenzo Cerami diventano spesso teatro, in questo caso trovano posto in uno spettacolo di incantevole leggerezza, tratto dal romanzo “La gente”. Piccole storie, vicende di uomini "banali" che non saranno mai eroi o protagonisti di un film. Una raccolta di 39 racconti brevi, alcuni dei quali sono stati scelti personalmente da Aisha Cerami, figlia dello scrittore, che li ha adattati per essere rappresentati, con la regia di Norma Martelli.

massimo wertmuller

Ritratti giocosi - appena abbozzati eppure così completi - di uomini e donne, portati in scena da Massimo Wertmuller e Anna Ferruzzo, con il sottofondo insinuante della bella musica di Nicola Piovani, suonata dal vivo da Alessio Mancini (flauto/chitarra) e Sergio Colicchio (tastiere/fisarmonica). Un commento musicale che si ritaglia prepotentemente il proprio spazio tra le storie, aggiungendo poesia a uno spettacolo di rara profondità, interpretativa e drammaturgica. 

anna ferruzzo

Ai due attori basta un semplice oggetto, un paio di occhiali, una collana, la cravatta di lustrini, per caratterizzare i vari personaggi. Una diversa postura del corpo, la mimica facciale, un’inflessione dialettale accentuata ed ecco i due bravissimi interpreti trasformarsi nella gente comune di Cerami. Bastano le parole in un italiano che già sembra antico, ad evocare visivamente le ambientazioni. È il potere di immaginazione della scrittura unito alla "magia" del teatro.

il professore

Spunta dal nulla l’appartamento affacciato sul porto, con le persiane socchiuse, la ringhiera in ferro battuto, l’odore del porto che è un misto tra pesci e catrame. E' il bar dove Vittorio, seduto sotto un ombrellone avana, sorseggia un’amarena ricordando il primo indimenticabile amore. La strada davanti alla chiesa, l’immancabile bar dove gli amici del defunto aspettano per il funerale, l’autobus che sbuffa energicamente. La donna vestita di nero, il cappello con due fragoline. Ecco la bara, i fiori, le corone, il cordoglio degli amici, le parole di circostanza. Ancora la donna che piange e non sa di essere la causa di quella morte, perché quando si ama di idealizza tutto, si guarda la realtà con occhi diversi.

amarena

Ecco Urbino, ad un convegno di studi, una donna che è una dea dell’Olimpo, un semicerchio di uomini incantati da tale bellezza, un professore basso di statura prescelto dalla volubilità delle attrazioni umane. La stanza d’albergo, il fugace incontro e l’incapacità di reggere fino in fondo l’imbarazzante difficoltà dei problemi tecnici. La silenziosa casa di Aurelio, i gesti abituali della domenica mattina, la casualità della scoperta, l’interpretazione errata delle parole della moglie. Il bisogno di uscire nelle strade ancora deserte che profumano di rugiada, le certezze che vacillano e la facilità di paragonarsi alle sue spaventose visioni per darsi una valida motivazione. I due amici che si sono ritrovati dopo tanti anni, l’antica fratellanza ingannatrice di una nuova giovinezza. E la dichiarazione d’amore più bella e più struggente mai ascoltata.

anna ferruzzo

Vincenzo Cerami nel suo romanzo è riuscito a tratteggiare le umane debolezze, dal palco Anna Ferruzzo e Massimo Wertmuller sono riusciti a far vivere queste persone che ci assomigliano, incantano il pubblico (lo abbiamo applaudito come spettacolo di apertura della prima stagione del Teatro Francigena di Capranica, in provincia di Viterbo) e incantano tutti noi, conducendoci assieme a loro alla scoperta di tante piccole storie (ma non storielle), sicuramente abitate da persone comuni, mai banali. Perché la "vita" quando è "bella" non è mai comune, ma straordinaria, anche quando, e se, appartiene alla "gente comune".

alessio mancini

(articolo di Stefania Ioime / foto di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati)

Protected by Copyscape

0
0
0
s2sdefault
chiedimi.jpg