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PFM Live, l'emozione è persistente e indelebile anche più di un tatuaggio

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Rimodulazione della line-up, l'uscita di Franco Mussida e l'ingresso di Marco Sfogli, un bel disco doppio in doppia lingua, Emotional Tattoos, e infine un tour mondiale. Chissà cosa ci sarà ancora nel prossimo futuro della PFM?

LIVE REPORT - C'era un tempo in cui le migliori band del progressive britannico, quando guardavano verso l'Italia, avevano il giusto timore di veder sbarcare nel proprio paese un competitor musicalmente in grado di tenere loro testa e sul loro campo quasi esclusivo, addirittura in grado di generare imbarazzo per la grandissima qualità di suono espresso. La band in questione, allora, si chiamava Premiata Forneria Marconi, poi ben presto sarebbe diventata solo PFM, ma la qualità e l'intensità non sono mai cambiate negli anni, si sono solo giustamente evolute.

franz di cioccio

Il diciassettesimo album in studio, Emotional Tattoos (2017), nasce poco dopo l'uscita - molto morbida viste le dichiarazioni ufficiali - della chitarra storica della band, Franco Mussida, e il conseguente ingresso di Marco Sfogli al suo posto. Il disco è un doppio album, in italiano e in inglese, molto ben accolto (meritatamente) da pubblico e critica, che sembra costituire un nuovo punto di partenza di una band che ha appena festeggiato le sue prime 48 candeline (tutte ovviamente musicali). 

djivas - sfogli

"Emotional Tattoos trova la sua ispirazione nella visione odierna del pianeta e nel rapporto musica-sogno. Esprime una energia consapevole, capace di abbracciare l’ascoltatore, stimolando nel profondo la sua immaginazione. Non sono solo canzoni, sono tatuaggi emotivi che puoi sentire sulla pelle", fonte PFM World, sito internet ufficiale della band. Appena dopo la pubblicazione del disco, la stessa line-up che lo ha registrato è partita in tour mondiale per farlo meglio conoscere. Un tour che per nostra fortuna, al ritorno in Italia, siamo riusciti ad intercettare (a Vallerano, in provincia di Viterbo), potendo così apprezzare quello che una band dalla chiarissima vocazione live ha ancora voglia di dire, quasi a 50 anni dal proprio debutto sulla scena.

alberto bravin

La serata si apre con "Il Regno", brano di apertura del lato italiano dell'ultimo disco, per poi fare immediatamente un bel salto temporale con "La luna nuova" e qui rimanere, oscillando nel triennio 1972-1974. Inutile confermare che i più appassionati cultori del progressive classico apprezzano - e molto - quanto i 7 sul palco vanno proponendo, con la consueta classe. Un concerto dal taglio ricercato e rigoroso, con una grandissima qualità espressiva e partiture che rimangono indelebilmente (come i "tattoos") impresse negli anni, ascoltate, anzi consumate dai solchi dei vinili posseduti.

marco sfogli

Nella scaletta odierna trovano la giusta esaltazione sia "La Carrozza di Hans" che "Impressioni di settembre", prima di lasciare lo spazio all'altra grande passione della PFM: la commistione tra classica e contemporanea, già oggetto di album e di tour. [LEGGI ANCHE: PFM Live at Golf Club, impressioni ed emozioni in grande musica] In realtà ai grandi compositori del passato mancavano semplicemente gli strumenti, vista la semplicità con cui è possibile "elettrificare" sia "La danza dei cavalieri" dal Romeo e Giulietta di Prokofiev, che "Ouverture" dal Guglielmo Tell di Rossini. Brani molto complessi, maggiormente adatti al pubblico teatrale, che la PFM riesce a consegnare con una grande linea stilistica che merita costantemente tutta l'attenzione possibile.

pfm in concerto

Il concerto "pesca" abbondantemente dal primo disco in studio (Storia di un minuto, 1972), di quella formazione è presente attualmente il solo Franz Di Cioccio, ma poco importa, sia a chi suona che a chi ascolta. La versione #2018 della line-up è perfettamente, tutta, in grado di impossessarsi del passato e restituirlo al pubblico di oggi, fatto sicuramente di adulti, ma anche di giovani e giovanissimi. C'è spazio ancora per un saluto musicale ad un grande amico che non c'è più e nell'ultima parte viene eseguita "Il pescatore", accolta da tutti con un giusto tributo di applausi.

bravin - djivas - di cioccio

Il concerto si chiede in classico. Prima il "randagio" Franz Di Cioccio gioca, divertendosi e divertendo, con il suo omologo sul seggiolino della batteria, Roberto Gualdi, poi suddivide il pubblico in tre differenti sezioni - "evito di usare i termini sinistra, centro e destra" - e si canta tutti assieme "Ce/le/bration". Non si tratta più di una canzone, ma un vero e proprio manifesto di una linea artistica che acquista valore nel tempo, come un grande vino: il sapore cambia e si adatta al gusto odierno, ma è sempre di grande pregio. Una sicurezza!

saluti finali

La line-up del tour #2018: Franz Di Cioccio (batteria e voce) - Patrick Djivas (basso), con: Lucio Fabbri (violino, tastiera, chitarra, voce) - Alessandro Scaglione (tastiere) - Roberto Gualdi (batteria) - Marco Sfogli (chitarra) - Alberto Bravin (tastiere, voce).

(articolo e foto di Luciano Lattanzi - riproduzione non consentita)

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