media & sipario - "Creature Selvagge", due parole, è il primo disco de LaStanzadiGreta, tutto attaccato e da ascoltare

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"Creature Selvagge", due parole, è il primo disco de LaStanzadiGreta, tutto attaccato e da ascoltare

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Prendetevi il tempo, di certo il gusto (cit.) di entrare anche voi ne LaStanzadiGreta (una sola parola!). Sarà poi difficile riuscire ad uscirne, almeno dopo avere ascoltato, con attenzione, la loro opera prima 

DIGITAL REVIEW - Il trasferimento in auto che da Bologna ci porta a Faenza - per partecipare al MEI - ha come colonna sonora "Creature Selvagge" (2016), il primo album del collettivo torinese LaStanzadiGreta, compagine che dovremo incontrare da lì a poche ore. E quando hai appuntamento con un artista che non conosci per parlare della sua musica, per non fare (o provare a non fare) brutta figura l'unico modo è ascoltarlo ripetutamente, per farti un'idea di chi avrai di fronte e trovare l'assist per poter chiedere qualcosa di (minimamente) intelligente. A Faenza troveremo, per uno scambio di impressioni, Jacopo Tomatis (mandolino elettrico e molto altro). La band ha vinto la Targa Tenco 2017 per la miglior opera prima ed è stata invitata ad esibirsi live, nel corso della tre giorni dedicata alla musica indipendente italiana.

backstage

Il disco piace, anche solo istintivamente dopo il primo "giro" di tutte le 12 tracce, ha un bel suono completo, non è troppo orecchiabile, ma nemmeno troppo difficile. Presenta qualche leggera (e positiva) influenza "battiatiana", ma ha sicuramente una linea sonora originale e personale. Meriterebbe sicuramente una restituzione in analogico, con tutta l'attenzione riversata - durante l'ascolto - sui testi, man mano che i brani avanzano sotto la puntina del giradischi. Un po' difficile farlo in macchina, anche se - a posteriori - consigliamo a tutti di farlo: ogni prodotto artistico per poter essere pienamente usufruito non può e non deve essere condiviso con altre attività. Solo la concentrazione permette l'estrazione delle sfumature.

jacopo tomatis

Volevamo fare un disco che non fosse difficile ma che allo stesso tempo non fosse appiattito su certi canoni stilistici che si sentono e risentono più facilmente, con le chitarre acustiche con un certo tipo di suono, così il basso o la batteria. Noi non volevamo questo, ci spiega Jacopo nel nostro incontro, alle spalle del palco di Piazza del Popolo, dove più tardi saliranno.

Un disco forse troppo complesso per il mercato discografico italiano? 

Forse, ma non più di tanto. Il punto di partenza del nostro progetto (nato nel 2009, ndr) è stato quello di mettere insieme tutta una serie di strumenti, molti inusuali, e provare a suonarli. Tutti noi ci siamo dedicati allo studio di uno strumento inizialmente, ma quasi nessuno ora suona solo il suo strumento. Dal vivo, per scelta, non abbiamo il basso e dobbiamo supplire in qualche maniera. Forse ci siamo complicati la vita, ma volevamo arrivare a fare una cosa che fosse solo nostra. Non avendo poi una casa discografica che detta la linea, anche se il disco è stato aiutato da Sciopero Records, è completamente autoprodotto, abbiamo avuto quella libertà totale che ci ha permesso di esprimere veramente la nostra musica, senza dover "copiare" quelli che ce l'hanno fatta. In questo momento, poi, non abbiamo proposte per cui dobbiamo fare delle scelte di compromesso, se dovesse succedere faremo le nostre valutazioni, ma al momento abbiamo veramente la massima libertà espressiva.

Si presta il vostro genere ad essere "teatralizzato"?

Abbiamo lavorato molto in teatro in passato e credo che torneremo a farlo, abbiamo lavorato molto con attori. Il nostro live è già poi abbastanza teatrale, comprende sul palco molti strumenti con un sacco di spostamenti da l'uno all'altro che diventano veri e propri movimenti teatrali, come se fossimo su di un palcoscenico. E credo sia un nostro punto di forza, come attrattiva visuale del live.

Da quello che ci sta dicendo, possiamo dedurre che state lavorando su qualcosa di nuovo?

Sì, stiamo scrivendo pezzi nuovi, sempre canzoni, ma sempre con qualche particolarità. La differenza sostanziale è che "Creature Selvagge" è un disco che ha avuto una lunga maturazione, ora vogliamo riuscire a far uscire un nuovo lavoro in tempi molto più stretti. Spero riusciremo a farlo uscire nel 2019. D'altra parte - sorride - abbiamo vinto il Tenco come miglior opera prima e vogliamo toglierci la soddisfazione di vedere come andrà con l'opera seconda. 

E con la speranza, nostra, di rivedere presto LaStanzadiGreta (tutta una parola) presentare l'opera seconda, magari sempre al MEI, ci congediamo e torniamo ad ascoltare, stavolta facendo solo quello, "Creature Selvagge". Ad ogni ascolto successivo se ne scoprono diverse sfumature, provate a verificarlo, possibilmente senza lo smartphone vicino. 

la band

Line up: Leonardo Laviano (voce e chitarra) - Alan Brunetta (marimba, bidoni, percussioni, piano rhodes, drum machine e molto altro) - Umberto Poli (chitarre elettriche, acustiche, giocattolo, weissenborn, cigar box) - Jacopo Tomatis (mandolino elettrico, banjolino, clavietta basso, glockenspiel, synth, harmonium) - Flavio Rubatto (percussioni, didjeridoo, farfisa, piano rhodes, theremin).

Tracklist: Creature Selvagge - 4-4-2 - Lisa - Erri - La Fatina Delle Frottole - Vita di Galileo - Camarade Garine - Preludio a Deserto - Inviti - Deserto - Foglia D’Autunno.

Il disco è stato registrato fra il dicembre 2015 e il gennaio 2016 all’Attimo Recording Studio di Dario Mecca Aleina, a Cafasse (Torino), prodotto da Dario Mecca Aleina e da Lastanzadigreta, e con gli amorevoli consigli di Paolo Enrico Archetti Maestri e Eugenio Merico (Yo Yo Mundi). Progetto grafico: Leonardo Laviano. Copertina: Cinzia Ghigliano. Produzione: Bonzo the Cat - altreArti - Sciopero Records. Edizioni La Contorsionista - Distribuzione Self.

(articolo di Luciano Lattanzi / foto di Beatrice Ceci - riproduzione non consentita)

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