media & sipario - Patti Smith live at Cambridge Folk Festival. La musica di qualità non è mai di un solo genere

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Patti Smith live at Cambridge Folk Festival. La musica di qualità non è mai di un solo genere

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Virata rock nell'edizione #2018 del Cambridge Folk Festival. Sul palco non solo violini, arpe e banjo, ma anche amplificatori. Ma soprattutto lei: Patti Smith

LIVE REPORT - La prima piacevole sensazione che questa longeva (dal 1965) manifestazione comunica a chi entra è la sua festosa libertà espressiva, sia musicale che personale, unita ad una precisa organizzazione che, difficilmente, si fa trovare impreparata nell'accoglienza e sul fare stare bene le migliaia di persone che vengono qui ogni anno. In più, ma questo non dipende dallo staff o dai concerti, l'Inghilterra è sotto un sole cocente, che da queste parti di solito si vede meno, ed è quindi possibile occupare anche gli spazi aperti mentre nei tre differenti stage si fa musica.

cambridge folk festival #2018

Lo scorso anno per il nostro approccio [LEGGI ANCHE: Jump to the Sixties, jump to the Cambridge Folk Festival!] avevamo scelto il giorno di apertura, per saggiare il terreno e percepire i tanti umori musicali proposti. Quest'anno non si poteva non venire se non di sabato, perché il folk ha deciso di elettrificarsi, ospitando Patti Smith, un'Artista  forse poco folk, ma sicuramente di grande levatura. Ma è tutta la proposta selezionata e "suonata" nei 4 giorni del Festival (dal 2 al 5 agosto) che è comunque interessante, indipendentemente dal fatto che si ami o meno il genere: basta che piaccia la musica e si abbia curiosità per ciò che non si conosce abbastanza.

bicchiere cff

Il clima che si respira è quello della festa, dovunque intere famiglie con tanti bambini, cesti per picnic, borse-frigorifero e mise en place di tutto punto che stupirebbero anche un buon ristorante, inutile dire che ogni adulto ha in mano un bicchiere o un boccale di birra, tutti marchiati Cambridge Folk Festival. L'accesso alle aree concerto è facilitato dalla grande educazione del pubblico, che si avvicina per ascoltare quello che interessa e si allontana subito dopo. Tra un artista e un altro c'è un intervallo tecnico di circa 15 minuti, il tempo sufficiente per farsi riempire nuovamente il bicchiere o per andare a curiosare in una delle altre due aree musicali o nelle altre sezioni.

the poozies

Ci posizioniamo nello stage 1, a circa dieci metri dal palco, rinunciando a tutto il resto e in paziente attesa delle 20:40, l'orario di inizio dell'esibizione della cantante americana. Non è il primo concerto cui assistiamo da queste parti, pertanto siamo abituati oramai al fatto che gli orari dichiarati poi vengono, in linea di massima, sempre rispettati. Succede anche questo e tutto sommato fa anche piacere potersi calibrare su dei tempi precisi.

the shee

L'attesa ci permette di fare conoscenza con tutti i gruppi in programma. Le prime compagini (The Shackleton Trio) sono squisitamente folk e poco concedono alle contaminazioni di genere. Per capire comunque che "aria" musicale si respira, basta osservare le espressioni tra il felice e divertito delle componenti del quartetto The Poozies (specialmente la chitarrista), sono esattamente la dimostrazione di come fare musica faccia stare bene, sia chi la fa che chi l'ascolta. Gli Stick In The Wheel, invece, invitano a vedere il loro nuovo video su YouTube, visto "che è costato così tanto!" The Shee è l'ultima band britannica e "classica" ad esibirsi, prima di lasciare il palco agli ospiti di oltreoceano. E' un sestetto tutto al femminile dalle belle voci e con la proposta musicale probabilmente più completa finora ascoltata.

darlingside

I Darlingside vengono appunto dagli Stati Uniti, nel viaggio è stato perso il loro violoncello e per questo sono piuttosto irritati (tacciamo il nome - citato - della compagnia aerea). Vengono accolti con grandissimo calore e da un pubblico sempre più numeroso. Abbiamo comunque l'impressione che abbiano traghettato il folk verso il pop (e fino a qui non ci sarebbe nulla di male) e che sfruttino appena quelle caratteristiche di piacere visivo, simbolo della ascesa di certe boy-band degli anni '90. A parere nostro hanno comunque molto ascoltato anche Simon & Garfunkel. Il pubblico è comunque entusiasta e i quattro danno appuntamento al prossimo concerto londinese di novembre. Chissà se per allora la compagnia aerea gli avrà ritrovato il violoncello.

eric bibb

Si cambia decisamente "genere". Sul palco sale il blues senza compromessi di Eric Bibb. I 60 minuti a sua disposizione sono un concentrato sonoro di America e corrispondono esattamente alle note biografiche che accompagnano l'artista, costituendo la perfetta apertura per la successiva evoluzione di genere musicale. L'ultima artista, in segno di continuità, è ancora americana ed è di nuovo differente, nelle contaminazioni di suoni, da chi l'ha finora preceduta.

rhiannon giddens

Rhiannon Giddens è una polistrumentista dalle doti vocali veramente incredibili. Ha a disposizione un tempo di poco inferiore di chi la seguirà e anche questo è chiaro segno di qualità. Canta, suona e organizza: fa anche parte dello staff artistico del Festival. Mette in opera, accompagnata dalla sua band, un concerto principalmente jazz, con influenze comunque importanti di blues e folk. Lo spazio interno dello stage è praticamente tutto occupato e gli applausi, convinti, accompagnano i suoi 55 minuti. Una voce eccezionale, che rimane impressa e da riascoltare.

patti smith e lenny kaye

Il palco si popola nuovamente dei tecnici, si cambia nuovamente la batteria (è la terza) e si predispongono gli amplificatori per la parte elettrica e conclusiva dello show. Si portano un 10/15 minuti di ritardo, sale la band (riconosciamo Lenny Kaye) e dopo poche note il pubblico può acclamare e dare il benvenuto a Patti Smith. Se non si è mai vista, nemmeno in video o foto, e si possiede "Horses", il suo primo disco del 1975, la foto in copertina è, in linea di massima, quello che vediamo sul palco di Cambridge. Anche questo è uno stile di vita.

patti smith omaggia bob dylan

Dopo "Dancing Barefoot", Patti Smith prende in mano dei fogli e indossa gli occhiali per omaggiare un suo "amico di Stoccolma". Tutto il pubblico canta assieme a lei "A Hard Rain's A-Gonna Fall" di Bob Dylan, il testo davanti agli occhi è probabile assolva alla funzione di sicurezza emotiva (stile coperta di Linus) e rende questa signora del rock ancora più vicina a chi la sta guardando. Molto divertente la sua "conoscenza" dei Metallica, mutuata dal figlio Jackson, che le ha fatto vedere il video di un loro concerto in Cina con 2 milioni di spettatori. Al Folk Festival ovviamente non ci sono tutte quelle persone, ma in 14.000 sì (dati ufficiali dell'ufficio stampa che ringraziamo), e l'Inghilterra ha sicuramente molti meno abitanti della Cina.

applausi alla fine del concerto

Giochi con i numeri a parte, il concerto è potentemente rock, Lenny Kaye quasi se ne scusa con il pubblico, definendo la musica della band "hardcore", ci sono invece quei leggeri innesti proto-punk che hanno reso giustamente celebre la sua protagonista. Il chitarrista si avvicina al piano e un'ovazione accompagna le prime note di "Because the Night". Tutti i presenti, folker o rocker che siano, si uniscono assieme per quello che possiamo definire (ma siamo di parte) il manifesto musicale di Patti Smith. Anche il più compassato pubblico britannico si lancia in foto e video. Il concerto si conclude nei tempi previsti, è facile abbiano dovuto tagliare qualcosa per recuperare il leggero ritardo, con "Gloria". Titolo più azzeccato di così!

(articolo e foto di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati)

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