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Atom Heart Mother, il capolavoro floydiano nell'attento "ricordo" dei Pink Floyd Legend

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Gli italiani Pink Floyd Legend proseguono nel loro "ricordo tematico", continuando a spaziare tra i capolavori che i britannici Pink Floyd hanno pubblicato in tanti anni di grandissima musica

LIVE REPORT - Continua l'attenta esplorazione artistica, da parte della band italiana, della produzione floydiana. Se nel 2016 i Pink Floyd Legend avevano omaggiato il "lato oscuro", per il tour 2018 la band ha scelto di indietreggiare di tre anni, portando al Castello di Santa Severa, nota località turistica della costa laziale, un altro capolavoro (ma sono pochi i dischi del quartetto/quintetto britannico che non possano essere considerati tali), facendosi però accompagnare da appena una novantina di altri artisti, tra cori, ottoni e archi, tutti diretti da Giovanni Cernicchiaro. Di sicuro così non si può patire un senso di solitudine, anche se si ha bisogno di un palco piuttosto importante.

sax

Il mare è letteralmente alle nostre spalle, ma la vera e propria immersione è nella musica. L'apertura dello spettacolo è con la sola band accompagnata dalle tre coriste. Stelle e galassie psichedeliche brillano sullo sfondo, mentre risuona l’interpretazione del primo e riconoscibilissimo riff che già incanta la platea. Il viaggio nel mondo floydiano inizia con “Shine On You Crazy Diamond” ed è impossibile non lasciarsi trasportare da queste note e dal sax di Michele Leiss. Un brano, anzi un manifesto di qualità musicale che i Legend - tutti - interpretano perfettamente, ricevendo i meritati e giustificati applausi dal pubblico.

time

Possiamo “volare” anche noi con “Learning To Fly”, eseguita con altrettanta - quasi fastidiosa - precisione, mentre una coreografia di laser ipnotici volteggia di fronte al palco, illuminato alla fine del pezzo da un’esplosione di razzi luminosi. Scorrono le lancette fin troppo velocemente, e nel vero senso della parola, dopo appena qualche rintocco, si prosegue con “Time”, un vortice di orologi sullo sfondo e l’esecuzione del famosissimo e travolgente assolo di chitarra. Non si fa desiderare più di troppo uno dei brani più attesi (e temuti da chi deve eseguirlo) della serata, è il momento di “The Great Gig in the Sky”, altra vetta raggiunta e scalata impeccabilmente da Martina PelosiSonia RussinoGiorgia Zaccagni, via libera a brividi e pelle d’oca.

chitarra

Dal “cielo” torniamo velocemente sulla terra mentre il palco si tinge del verde dei dollari di “Money”, per poi passare all’atmosfera più intima di “Mother”. Anche il pubblico suona, con il battito delle proprie mani, ai primi celebri accordi di “Wish You Were Here”, e “…year after year”, seduti ognuno al proprio posto, ma ondeggiando a destra e sinistra a tempo di musica, ci si ritrova tutti a cantare il ritornello a squarciagola. I Legend non danno spazio a pause, si procede con “One Of These Days”, seguita poi da “Brain Damage/Eclipse”, si trova lo spazio - video - anche per una sottile (ma non troppo) satira politica che conclude la prima parte dello spettacolo eseguita dalla sola band. Intensa, coinvolgente ed emozionante.

corista - chitarra

Dieci minuti circa di pausa, necessari per scambiarsi opinioni (solo positive) sulla serata e, tecnicamente, utili perché il palco si possa riadattare per ospitare le decine e decine di persone che daranno voce e suono ad Atom Heart Mother. La seconda parte si apre con “In the Flesh”. Un piccolo aereo plana attraversando tutta la platea e sono nuovamente fuochi d’artificio. Suona poi la campanella, è ora di “Another Brick In The Wall”, inno ritmato che il pubblico non può fare a meno di seguire senza sosta, guidato dal "marciante" direttore d’orchestra e coro.

cernicchiaro - castaldo

“Summer ’68” è il giusto omaggio in onore del compianto Richard Wright. Orchestra e coro, a questo punto della serata, diventano assoluti protagonisti con l'esecuzione di “Atom Heart Mother”, un tripudio di note, un’esplosione di vibrazioni e una vera e propria fusione psichedelica tra voci e strumenti. Ron Geesin è l'autore delle partiture orchestrali della suite ed è dallo stesso compositore che Fabio Castaldi, tempo prima, ha ricevuto direttamente gli spartiti di Atom Heart Mother. Il disco si snoda attraverso straordinarie combinazioni tra musica classica e rock, alternando momenti pervasi da eleganti melodie ad altri di pura potenza sinfonica. E' considerato il disco della maturità e un punto di svolta nel percorso artistico della band, che abbandona la psichedelia per migrare nel progressive, tagliandosi comunque uno spazio unico con un suono che non può lasciare spazio a confusioni. Il disco malgrado il successo ottenuto - ma si tenga presente che The Dark Side of The Moon (1973) continua a vendere copie oggi - è stato molto criticato dai suoi stessi autori. La copertina con la "mucca" è del solito geniale artista Storm Thorgerson e l'ingegnere del suono è l'allora 22enne Alan Parsons.

coriste

Il concerto è incredibilmente già finito, le due ore canoniche sono veramente passate in un attimo. Ma non si perde tempo, evidentemente c'è ancora altro da ascoltare e non si può vedere l'alba tutti assieme. Non si fa attendere il primo bis e lo show continua con “Nobody Home”, “Bring the Boys Back Home” e con l’immancabile e necessaria “Comfortably Numb”, che trascina il pubblico in un ultimo, ma non meno sentito, canto a perdifiato. A conclusione del secondo bis, un frammento di “Atom Heart Mother”, i 100 artisti sul palco vengono ripagati da svariati minuti di applausi.

the wall

Siamo tutti d'accordo nel definire la serata non un semplice concerto, ma un’esperienza, che ha permesso di poter fare un viaggio nel mondo onirico dei Pink Floyd, portati per mano e per suoni da un incantesimo di qualità che senza dubbio vale la pena di vivere, magari partecipando ad una delle prossime serate del lungo tour dei Pink Floyd Legend.

coro

Line-up: Fabio Castaldi (basso e voce) - Alessandro Errichetti (chitarra e voce) - Emanuele Esposito (batteria), Simone Temporali (tastiere e voce). Con: Paolo Angioi (chitarra acustica, elettrica e 12 corde; basso e voce) - Michele Leiss (sax), Andrea Arnese (video/audio, keytar, chitarra acustica). Coro: Martina Pelosi, Sonia Russino e Giorgia Zaccagni. Produzione: Menti Associate.

(articolo e foto di ingresso di Benedetta Ferrazzani / foto all'interno dell'articolo di Claudio Cavalloro, scatti eseguiti nel Teatro Ferento di Viterbo - riproduzione non consentita)

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