media & sipario - "Roma è de tutti", ancora di più se a cantarla è Luca Barbarossa

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"Roma è de tutti", ancora di più se a cantarla è Luca Barbarossa

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Il popolare cantante e conduttore radiofonico ha recentemente presentato anche l'edizione in vinile del suo ultimo album Roma è de tutti. Peccato non ci sia Aldo Fabrizi a fare il controcanto

DIGITAL REVIEW - Roma è de tutti è sicuramente un bel progetto artistico, forse leggermente breve (circa 32 minuti). In 11 tracce, espresse con sonorità e voce che guardano indietro, Luca Barbarossa legge il passato, il presente, ma anche il futuro, non solo della sua città, ma della contemporaneità sociale italiana. Una composizione e realizzazione particolarmente ispirata e felice, in cui per la prima volta l'artista ha usato - con mano e note veramente leggere - il dialetto romano per raccontare le sue storie. E visto il risultato, ci chiediamo perché abbia atteso così tanto per farlo.

E gira e gira va 'ndo te pare / tanto sopra ste mura ce sta scritto / si proprio devi annà vattene pure / però nun te scordà che qui t'aspetto

Un concept sicuramente originale, battezzato nel febbraio scorso portando la ballad "Passame er sale" al Festival di Sanremo. Poi un tour teatrale, premiato da pubblico e critica. Ovvie le attestazioni di stima di quei colleghi che - come Barbarossa - appartengono alla cosiddetta "scuola romana" della musica d'autore nazionale. E infatti Francesco De Gregori è stato presente, alla Vinyl Room di Roma, per una chiacchierata informale, quando è stata rilasciata la versione in vinile del disco (a maggior ragione va chiamato così!), mentre Fiorella Mannoia ("Roma è de tutti") e Alessandro Mannarino ("Madur") sono protagonisti vocalmente all'interno del disco, l'unica comprensibile mancanza è quella di Aldo Fabrizi, anche se siamo indecisi su una sua ipotetica preferenza di partecipazione per "La dieta" o per "La pennica", ma non avrebbe sicuramente faticato ad adeguarsi anche a tutti gli altri brani, interpretandoli con la sua pacata e giocosa lentezza. Ma la lista dei grandi esempi della romanità da coinvolgere nel disco è sicuramente lunga, basta solo avere fantasia, tanto chi non c'è più, con quello che in vita ha realizzato, c'è comunque è ci sarà probabilmente sempre.

roma è de tutti 

Il disco si ascolta piacevolmente tutto e non è minimamente stancante, indipendentemente dal fatto di essere romani o limitrofi. Il dialetto e l'accento romano si apprezzano ovviamente di più se si hanno costantemente nell'orecchio, ma non per questo un napoletano, un valdostano o un siciliano possono trovare difficoltà, tutt'altro. E' tutto sempre perfettamente comprensibile, molto curato e moderno: non è un progetto di musica folk. I testi raccontano la struggente bellezza di una Città realmente eterna, tramandata nei secoli da esempi - molti quelli cinematografici - noti a tutti, e del legame che ha con chi vi è nato, in alcuni casi incomprensibile. Dovendo per forza scegliere uno su tutti, la lista sarebbe stata troppo lunga e sicuramente incompleta, puntiamo l'attenzione sul bellissimo "Racconti romani", la commedia del 1955 di Luciano Franciolini ispirata alla raccolta di Alberto Moravia. In questo film, come nel disco di Barbarossa, si esprime quella melanconica "romanità" che appartiene a "ieri" e che sta inesorabilmente diminuendo, ma dove è ancora presente andrebbe comunque preservata, magari dal WWF. 

me dice er piu cattivo, quello rasato a zero / come vie che sei romano, si sei tutto nero / t'arigiro la domanda, nun è pe fa questione / come vie che sei romano, si sei cosi cojone

"Se penso a te" unisce un cadenzato tempo elettronico ad un testo che avrebbe cantato molto volentieri anche Lando Fiorini. Eccezionale la denuncia sociale di "Madur", manifesto contro l'intolleranza, non solo degli pseudo-romani; impossibile pensare ad una seconda voce migliore di quella di Mannarino per il "romano de Centocelle". Così come l'ironica "Tutti fenomeni" che mette intelligentemente alla berlina i tanti "tuttologi" che hanno invaso ogni piazza, mediatica o meno, il tutto cantato con un coro e con quel pacato sarcasmo dissacrante che in effetti è difficile trovare lontano dalla Capitale. Sarà merito dell'aria che vi si respira, sicuramente non del traffico (non che da altre parti scherzino!). "Via da Roma" , testo di Luigi Magni (altro esempio di romanità d'eccellenza), è il racconto malinconico di chi vorrebbe abbandonare la sua città, tagliando quel legame fatto d'acciaio che è quasi impossibile spezzare. Sapendo chi sia l'autore, sembra quasi di ascoltare Nino Manfredi. Ma sarebbe la nostra un'ingiustizia, se puntassimo l'attenzione solo su alcune canzoni e non su tutti i brani. In questo il digitale è di aiuto, perché non costringe ad alzarsi e girare la facciata del disco per l'ascolto del lato B. Il disco è da sentire tutto, prendendosi i giusti tempi, senza fretta e magari con un caffè in mano (olè). Il resto della nostra frenetica vita può, in alcuni casi, ancora aspettare e senza fare borbottio.

Tracklist: Passame er sale - Comme stai - La dieta - Roma è de tutti - Se penso a te - La pennica - Madur (morte accidentale di un romano) - Tutti fenomeni - Via da Roma - La mota - Lallabbai. Etichetta: Margutta 86. In copertina foto di Ilaria Magliocchetti Lombi - tutti i diritti riservati.

Ulteriori informazioni: sito internet www.lucabarbarossa.it - pagina facebook www.facebook.com/luca.barbarossa.735

(articolo di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati)

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