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Undertull in concerto, a volte ritornano e lo fanno sempre bene

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Li avevamo apprezzati, la prima volta, proprio nello stesso locale, il CrossRoads Live Club di Roma, in cui sono tornati dopo aver modificato (ma non più di tanto) la formazione

LIVE REVIEW - Chi ama le incredibili sonorità che Ian Anderson è riuscito a generare in 50 anni di onorata carriera, non ha voluto perdere l'espressività - ovviamente in forma di sentito omaggio - che gli Undertull - Jethro Tull tribute band propongono, oramai da quasi 10 anni (la band si è formata nel 2008), con pochi centellinati incontri "live", ma dall'assoluta accuratezza. (vedi Undertull, ovvero gli anni '70 nel segno di Ian Anderson)

basso

Un vero piacere per le orecchie dei tantissimi estimatori della band inglese e di quel repertorio musicale che non finisce mai di creare fascino, da ascolto ricorrente, specialmente in forma di vinile. La serata di musica ha anche una particolarità in più: segna il rientro in formazione del tastierista (Gianluca De Rossi) e l'esordio assoluto del batterista (Luciano Nevi).

undertull in concerto

Formazione a parte (che comunque non è mai un particolare trascurabile), è la sequenza dei brani che riassume perfettamente quello che si è ascoltato, nelle due ore di concerto. Ricorre il quarantennale di "Songs from the Wood", gioiello folk rock del 1977, ma gli Undertull ignorano la ricorrenza, preferendo concentrarsi su "altri" capolavori.

alex mevi

Gettonatissimo "Aqualung" (1971), la mancata esecuzione della canzone manifesto avrebbe quasi sicuramente comportato la ribellione del pubblico presente, numerosi gli estratti anche da "Stand Up" (1969), spazio anche per "Life is A Long Song" (1971). Il concerto convalida le impressioni che avevamo già ricavato dal precedente incontro con gli Undertull: una band solida, poco incline all'enfatizzazione, se non comunicata dalla sola musica. La chitarra (Lorenzo Costantini) è sempre puntuale, rigorosa e molto composta.

luciano nevi

Anche stavolta veniamo "minacciati" dal cantante e flautista (Alex Mevi) dell'esecuzione integrale dei 44 minuti di "Thick as a Brick" (1972), ma anche stavolta la parola data non viene mantenuta e il mattone rimane non "sfogliato" completamente. E come l'altra volta pensiamo che sia un peccato.

chitarra - tastiere

Si spazia sempre nel primo periodo, minimamente avvicinandosi alla prima fase di contaminazione elettronica della fine degli anni '70. L'ultimo arrivato dialoga con i propri piatti e tamburi senza il minimo problema con il basso (Claudio Maimone), suo compagno di battuta. Il pubblico risponde costantemente ed il concerto sembra anche più corto di quello che effettivamente è.

claudio maimone

Ovviamente mancano tantissimi pezzi e periodi più o meno fortunati, più o meno artisticamente validi da far ascoltare. Ma c'è sempre spazio per una bella canzone e per un prossimo concerto. La prossima volta si spera che si voglia appena spostare l'asticella temporale: nel 2018 ricorre il quarantennale di "Heavy Horses". Noi il promemoria mediatico agli Undertull lo abbiamo lanciato!

(articolo di Luciano Lattanzi / foto di Fabio Sabatini - tutti i diritti riservati)

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