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18
Mon, Dec

Con gli Hotel Supramonte non si tratta mai di un semplice omaggio a Fabrizio De André

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Ci sono autori e musicisti che raggiungono la loro migliore espressività artistica in luoghi raccolti come il teatro, davanti ad un pubblico "adulto" ed esperto. Il nostro "racconto" del concerto degli Hotel Supramonte al Teatro Secci di Terni

LIVE REVIEW - Assistere ad un concerto in teatro permette di osservare, stando comodamente seduti, il pubblico che attende i pochi minuti che separano dalla musica, quando si avverte che si sta per iniziare. Le persone accanto a noi sono principalmente impegnate nella consultazione di messaggi sul cellulare, si salutano i conoscenti, si parla di figli e in alcuni casi anche di nipoti. Si commenta la settimana lavorativa, appena trascorsa. Il buio totale in sala nasconde l'ingresso della band sul palco che - in questa occasione - si presenta con una formazione ad 8 elementi, il contrabbasso elettrico di Piero Ranucci si è aggiunto al basso elettrico di Glauco Fantini.

antonello pacioni

Tutti e otto i musicisti sono posizionati, si accendono le luci del palco e Luca Cionco apre la serata con "E se vai all'Hotel Supramonte e guardi il cielo / Tu vedrai una donna in fiamme e un uomo solo / E una lettera vera di notte falsa di giorno / Poi scuse accuse e scuse senza ritorno / E ora viaggi vivi ridi o sei perduta / Col suo ordine discreto dentro il cuore / Ma dove dov'è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore".

luca cionco

La calda voce del cantante solista, così incredibilmente vicina a quella di Fabrizio De André, suscita immediata ammirazione nel pubblico e qualche mormorio di stupore da parte di chi non ne conosceva il timbro vocale. Come non potrebbe essere altrimenti, trattandosi dell'omaggio ad uno dei più grandi pilastri della canzone italiana, la scaletta si muove nell'arco di circa 30 anni di letteratura musicale, proponendo al pubblico in totale 24 brani, accontentando (e ovviamente) scontentando tutti.

piero ranucci

La qualità dell'ascolto, la bellezza dell'impianto luci (che non si trova così spesso a questo livello), l'interpretazione e l'uso delicato che la band fa di "oggetti preziosi", dati in momentaneo prestito, consentono a tutti noi di aprire la mente e inseguire pensieri e sensazioni, fare ricorso alla borsa dei ricordi personali per considerazioni su che cosa stavamo facendo la prima volta che - ad esempio - abbiamo canticchiato"Via del Campo, c'è una graziosa / gli occhi grandi color di foglia / tutta notte sta sulla soglia / vende a tutti la stessa rosa. / Via del Campo, c'è una bambina / con le labbra color rugiada / gli occhi grigi come la strada / nascon fiori dove cammina". Dove eravamo? e chi era accanto a noi? Perché necessariamente non potevamo e non dovevamo essere soli: l'ascolto di certa musica non è mai un ricordo solitario, abbina sempre momenti che vanno necessariamente condivisi.

serena di meo

Nella poltroncina accanto alla nostra siede Tommy, ha appena tredici anni ed una grande passione per Fabrizio De André che gli proviene da un dna "genovese" e da due genitori illuminati che lo hanno cullato da piccino, cantandogli le profonde ballate faberiane per farlo addormentare. Tommy non riesce a stare fermo, con il cellulare registra parti di canzoni, mai un brano integrale, inserendo in un'anima fredda e digitale come una scheda di memoria quanto di più caldo possa esserci: il pensiero di un Uomo, prelevando e privilegiando quelle sezioni specifiche che più ama e che hanno un peso nella sua così giovane esistenza. La sua borsa dei ricordi è sicuramente minima, ma non per questo deve essere sottovalutata. Tommy non avrà mai nel suo bagaglio dei ricordi la possibilità di ascoltare live Fabrizio De André, ma fortunatamente ha gli Hotel Supramonte (e altre compagini musicali ugualmente accorte, non tutte, ma tante) che possono trasformare, oggi, la sua passione in un appuntamento dal vivo.

massimiliano pioppi

Vicino c'è una coppia, tra i quaranta e i cinquanta, il lui, come il ragazzino, ha sempre in mano il cellulare: scatta foto (incredibilmente mosse!), registra buona parte del concerto e attende - appena rumorosamente - quella canzone che la band deve assolutamente fargli. A sinistra, sulla nostra fila, un'altra coppia, sono due ragazzi giovani che si tengono per mano e che assaporano il concerto in assoluto silenzio. Lei appoggia la testa sulla spalla di lui, mentre ascoltano - per la precisione, tutti ascoltiamo - "Mentre attraversavo London Bridge / Un giorno senza sole / Vidi una donna pianger d'amore / Piangeva per il suo Geordie / Impiccheranno Geordie con una corda d'oro / È un privilegio raro / Rubò sei cervi nel parco del Re / Vendendoli per denaro".

edoardo fabbretti

Nuovamente le sensazioni prendono il sopravvento e i ricordi si sostituiscono all'attualità, gli Hotel Supramonte, probabilmente senza saperlo, sono responsabili di questo viaggio nel tempo di circa due ore, la loro macchina del tempo musicale porta tutti i presenti a bordo e, con la stessa delicatezza con cui "maneggiano" le canzoni di De André, si prendono cura di tutti i presenti, fino a fermarsi dolcemente - anche se dopo un bell'assolo (inaspettato!) di Edoardo Fabbretti - con "Ma all'ombra dell'ultimo sole / s'era assopito il pescatore / e aveva un solco lungo il viso / come una specie di sorriso".

alessandro famiani

Il pubblico applaude e reclama qualcosa di più, ma il viaggio momentaneo è arrivato alla sua conclusione. La nave dei ricordi di ognuno di noi è giunta al suo porto, non ci resta che ringraziare il capitano (la band) e "scendere" a terra, in attesa che gli Hotel Supramonte decidano di convocarci tutti di nuovo, per un altro tuffo nelle nostre suggestioni.

ringraziamento finale

La band: Luca Cionco (voce) - Serena Di Meo (violino) - Edoardo Fabbretti (batteria, percussioni) - Glauco Fantini (basso) - Antonello Pacioni (chitarra, bouzouki) - Massimiliano Pioppi (pianoforte, tastiere, cori) - Alessandro Famiani (fisarmonica). Special guest: Piero Ranucci (contrabbasso).

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