media & sipario - Duro come la pietra, avvolgente come la foresta: il primo disco degli Stonewood

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Duro come la pietra, avvolgente come la foresta: il primo disco degli Stonewood

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Non ci sono richiami per le famosissime Pietre Rotolanti o per le Canzoni dalla Foresta, l'opera prima degli Stonewood - intitolata come la band - si posiziona convintamente nello "stoner" e da lì non intende muoversi

DIGITAL REVIEW - Leggendo la breve biografia che accompagna il disco, risulta semplice capire il motivo che ha spinto i cinque componenti della band ad orientarsi con il genere o sottogenere (dipende dai punti di vista) "stoner", si dovevano amalgamare esperienze diverse e personali in un solo suono, univoco e riconoscibile come proveniente da un unicum, che per altro firma collettivamente tutti i brani. Inizialmente si voleva costituire "una band che sapesse generare dal grunge e dal punk rock qualcosa di nuovo, qualcosa che potesse tirar fuori un sound grezzo e allo stesso tempo diretto, come il legno e la pietra". Poi, con il passare del tempo, si è andati alla ricerca di qualcosa di diverso, più "sporco" e dai riff ancora più coinvolgenti.

E' quindi probabile, al netto di pop, elettronica e altro, che quella dello stoner sta sia stata l'unica appendice in rock percorribile, perché il genere - che si sta guadagnando sempre più consensi, anche in Italia - permette di guardare al classico hard rock, senza rinnegarne nulla (in primis Led Zeppelin e Black Sabbath), ma spingendosi in avanti attraverso influenze e contaminazioni più moderne (leggi Nirvana o Alice in Chains), comunque sempre in grado di offrire una eccellente base per le declinazioni live, vista la spiccata propensione verso il concerto come caratteristica più apprezzata del "suono" essenziale, ma completo, dei musicisti stoner, poco inclini ad essere eccessivamente imbrigliati dalla registrazione, che non permette loro quelle continue variazioni che la serata e il relativo pubblico, spesso diverso, possono invece trasmettere e "guidare".

stonewood - cover

Accontentandoci, comunque, di una versione digitale degli "Stonewood", in ogni caso la band è spesso in concerto, specialmente nei locali romani, il disco di esordio è stato pubblicato nel novembre 2018 (sia l'ascolto che l'acquisto acquisto "liquido" possono essere fatti su Bandcamp), e quello che viene fuori è la percezione di un prodotto solido, realizzato al momento giusto (la band ha più di 4 anni, un aggiustamento di formazione e da 3 affronta costantemente i palchi), con una linea musicale decisa che la band, a voce unanime, sintetizza con il brano "Space Goat".

In totale 8 brani, ovviamente in lingua inglese, per poco più di 38 minuti, durata più che corretta per una registrazione, ma che si prestano ad essere naturalmente "esasperati" nell'esecuzione dal vivo. Ritmo sempre vivace, ma non eccessivo, da parte delle due chitarre, buono il sostegno di basso e batteria e voce con personalità propria. In sintesi un disco anche dall'ascolto "semplice", che comunque non stanca, nemmeno chi non è troppo appassionato del genere. Un buon esordio, quindi, che consigliamo di confermare "live".

TracklistDown From The Stars (5:22) - Legs (4:19) - Out Of Sight (4:23) - Bluestone (4:42) - China White (4:36) - Space Goat (5:25) - Party Crasher (3:34) - Ask The Dust (5:53)Registrazione: Pierangelo Ambroselli al The Lab Studio di Roma. Missaggio: Luca Spisani al Kaos Studio di Monticelli. Master: Pierangelo Ambroselli al Pro Cube Studio di Roma. Artwork: Fabio Meschini. [la foto della band è di Selvaggia C. Serini]

Line-up: Augusto Antinori (batteria) - Carlo Turchetti e Fabio Mingrone (chitarre) - Francesco Papadia (basso) - Vito Vetrano (voce). Maggiori informazioni sulla pagina facebook della band: www.facebook.com/stonewoodband 

(articolo di Luciano Lattanzi - riproduzione non consentita)

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