media & sipario - Quando Arturo Brachetti indossa la maschera, la sua ha sempre più significati

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Quando Arturo Brachetti indossa la maschera, la sua ha sempre più significati

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Etra Festival di Vignola (Modena) ospita - per l'edizione #2018 - Arturo Brachetti, l'ironico trasformista che ha dato e continua a dare alla "maschera" tutto un altro significato

INCONTRO - Quando il "nome" presente sul cartellone di un Festival estivo è di "questo" calibro, è normale trovare gente in fila per entrare nella piccola piazza cittadina anche due ore prima dello spettacolo. Il desiderio, se non inespresso quantomeno "mormorato", è quello che Arturo Brachetti, il trasformista con la Tour Eiffel sur la téte o la Mole Antonelliana sulla fronte, decida di regalare al pubblico qualcosa in più che non una "semplice" chiacchierata. E, in effetti, chi ha assistito all'intervista-spettacolo ha potuto gustare ben più di una semplice "chiacchierata".

L'artista infatti si è "concesso" al pubblico con aneddoti, curiosità, racconti quasi come se stesse prendendo un caffè con un amico, inframezzando i ricordi, per la gioia di tutti, con piccole performance che ovviamente hanno ricevuto estemporanei e calorosi applausi. Ed ecco quindi sfogliare l'album delle fotografie (ormai digitalizzate e quindi proiettate), dalle quali spuntano i primi costumi cuciti dalla mamma e le prime "trasformazioni": dai tavolati del palcoscenico alla Maria Ausiliatrice di Torino al Circolo della Magia - frequentato, tra gli altri da Macario -  fino all'incontro, in seminario, con  Don Mantelli, più noto con il nome d'arte di Mago Sales, che lo introduce ai rudimenti dell'illusionismo.

Il ragazzo che voleva diventare regista oppure Papa impara molto e si diverte, anche a girare per Torino vestito da prete, suscitando l'incredulità e lo stupore delle persone che lo vedono attraversare la città su un "macchinone" e con amiche e amici a bordo, racconta ai presenti con il tipico atteggiamento da Peter Pan, che se non raggiunge la sua ombra decide di trasformarsi in essa. Da Torino, a 20 anni e con una valigia di 6 costumi, Brachetti, forte del profondo studio e amore per Leopoldo Fregoli, emigra come tanti altri sognatori, cominciando un percorso che lo porterà al successo, senza mai dimenticare l'amore per la città piemontese e per l'abito talare.

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Dal palcoscenico del Paradis Latin di Parigi, alla Germania, all'Inghilterra, collezionando nuove "trasformazioni" e sempre nuovi riconoscimenti: è considerato univocamente il World Master of Quick Change; ha ricevuto il premio Molière e il Laurence Olivier Award, i due massimi riconoscimenti del mondo teatrale, rispettivamente, francese e britannico; il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo ha nominato commendatore con un decreto motu proprio; per non parlare delle 3 statue di cera nelle sedi del prestigioso Museo Grévin: una a Parigi, una a Montreal e una nella casa-museo di Chaplin in Svizzera e tutte cambiano il costume ogni 30 secondi!

Dal ciuffo - eredità del Puck shakespeariano - all'amore per Tim Burton, Fellini, Chaplin, Macario e Paolo Poli, fino ad arrivare al "furto" della parrucca a Jean-Paul Belmondo: "Era nel cassetto del camerino... mica potevo lasciarla lì!" Arturo Brachetti è un fiume in piena, tanto quando parla, tanto quando delizia il pubblico con 26 trasformazioni con un cappello o con le ombre cinesi.

Il termine della serata arriva fin troppo presto, ma c'è il tempo di un ulteriore regalo: Brachetti tradisce gli abbandonati studi artistici, stupendo di nuovo il pubblico con disegni sulla sabbia. Un omaggio alla luna, a Tim Burton e a quello che ama.

(articolo di Beatrice Ceci - tutti i diritti riservati)

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