media & sipario - Cinzia Berni, autrice e attrice: abbiamo intervistato entrambe

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Cinzia Berni, autrice e attrice: abbiamo intervistato entrambe

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"Allora fai una bella cosa… ti vai a fare una doccia, ti levi questi trampoli che così alta mi dai fastidio, mi dai un paio di pantofole pure a me che c’ho le scarpe piene di piedi e poi ci rilassiamo sul divano con una boccia di vino!" (Giulia rivolgendosi a Silvia nella prima scena di "Ricette d'amore")

INTERVISTA - L'occasione ci è stata data dalle ultime prove prima della tournée 2018 di "Ricette d'Amore", la fortunata commedia di cui Cinzia Berni è autrice ed interprete e che sta per tornare in teatro, sempre con la regia di Diego Ruiz. Il cast, rinnovato per 3/5, vede al suo fianco nuovamente Maria Pia Timo e l'ingresso di Roberta Garzia, Francesca Bellucci e Beppe Convertini

Lei è attrice e autrice, in quale ruolo si riconosce maggiormente?

In questo momento della mia vita io preferisco fare l'autrice, ho fatto l'attrice per tanti anni, lo faccio ora, ma di base, quello che mi piace, è scrivere. Mi appartiene scrivere, lo faccio con naturalezza e con maggiore divertimento.

E la regia?

Preferisco sempre che ci sia un regista per i miei testi, una persona che dà un valore aggiunto a quanto scrivo, così come mi piace fare io la regia dei testi di altre persone. Ho anche curato la regia di miei testi, ma senza essere in scena. Un occhio esterno è comunque importante. Con Diego (Ruiz, ndr), poi, è come se fossi io a dirigere, c'è un'intesa perfetta. Io comunque credo nel gruppo e nelle sinergie, non sono una accentratrice, di carattere.

Infatti abbiamo notato come (in "Ricette d'amore") ci sia un ottimo bilanciamento dei ruoli tra le quattro amiche protagoniste...

Amo molto scrivere i ruoli, so tutto di loro... sono personaggi ispirati dalla vita vissuta, anche se frutto di assemblaggio di aspetti di più persone, che poi si riconoscono anche; mi diverto a rubare dalla vita. Per fare una battuta, una mia amica una volta mi disse che non mi si poteva raccontare nulla, che poi lo si ritrovava in una commedia...

Lavora spesso con Diego Ruiz, scrivete molto assieme, è un sodalizio artistico solido che non è facile trovare nel mondo dello spettacolo...

Non posso definire il rapporto con Diego semplicemente lavorativo. Tra di noi c'è una fortissima affinità professionale, ma soprattutto umana. Tenga presente che ci frequentiamo molto al di fuori del lavoro, abbiamo passato parte delle ultime festività assieme, ci invitiamo regolarmente agli eventi di famiglia. Ecco di questo si tratta: Diego è uno di famiglia! E questa reciproca intesa si riflette profondamente e positivamente nel lavoro che facciamo. 

Lei è maggiormente orientata alla commedia, una sua scelta...

Penso che sia questo che so fare. Io ho fatto, nel lontano 1985, la scuola di Proietti, la mia è una formazione di commedia brillante. Il mio primo ruolo è stato con Gino Bramieri, poi con Dorelli, con Micheli e Proietti. Vengo quindi dal teatro cosiddetto leggero, che, fra l'altro, ritengo sia assolutamente difficile da fare. Mi ricordo che quando lavoravo con Bramieri, la protagonista era Paola Quattrini, con un testo di Terzoli e Vaime, e lei diceva “è più difficile recitare Terzoli e Vaime che Shakespeare”.

Avrei voluto, agli esordi, fare il teatro "drammatico", ma Gigi Proietti mi disse: “asseconda il tuo talento”. Racconto questa cosa perché a 20 anni, ero una bella ragazza, e aspiravo al drammatico, vivendo quasi come un fastidio la mia fisicità. All'esame finale del laboratorio, Proietti mi fece spogliare e rimanere in sottoveste, convincendomi, appunto, ad assecondare il mio talento (comico). Lo sketch fu così divertente che venni notata da Garinei e Giovannini, si ricordò di me anche Enrico Vaime che espressamente mi chiese per il provino ed ebbi così la mia prima scrittura.

Vorrei dire ai ragazzi di assecondare il proprio talento, c'è sempre poi tempo per fare altro. Fisicità e voce naturale vanno assecondati e non nascosti, aiutati ad emergere.

Un'ultima domanda, con una grande scuola così e con questi grandi nomi, riesce ancora a riconoscersi nel "sistema" teatro attuale...

Non sempre, trovo che adesso ci sia un “alleggerimento” di professionalità rispetto alla rigorosa impostazione delle grandi compagnie del passato, dove io ho avuto il piacere di lavorare. Io sono figlia artisticamente di quel mondo e alcuni aspetti di quello che alcuni oggi chiamano impropriamente “teatro” a me non piacciono, ma si tratta anche di una evoluzione del gusto, del pubblico per primo. Un autore una volta disse “sono finiti gli sceneggiatori quando hanno smesso di prendere l'autobus”, mi sento di aggiungere che - oggi - sono anche finiti gli autobus.

E con la speranza che gli autobus invece riprendano a percorrere le linee dello spettacolo ringraziamo e salutiamo Cinzia Berni.

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