media & sipario - Intervista telefonica a Mirella Mazzeranghi, ma anche a "Liliana" o "Giordana" o chi vuole lei

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Intervista telefonica a Mirella Mazzeranghi, ma anche a "Liliana" o "Giordana" o chi vuole lei

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In realtà il personaggio interpretato si chiama "Liliana", ma non potevamo resistere e non giocare anche noi con il suo nome, come avviene nella commedia. Speriamo solo che la Signora Mazzeranghi ci perdoni!

INTERVISTA - Assistendo a "Tutte a casa", ancora in scena per pochi giorni al Teatro Manzoni di Roma, la prima piacevole emozione che viene trasmessa è l'ascolto della voce di "Liliana", efficiente segretaria messa in un angolo nel mondo all-male italiano del primo Novecento (invece ora!). Scorrendo la biografia di Mirella Mazzeranghi leggiamo di come, studiando (perché nulla viene per caso) l'attrice si sia specializzata "sull'uso e le possibilità creative della voce come strumento attoriale". E questo il pretesto per la prima domanda di una breve intervista telefonica, in realtà durata circa 40 minuti!

Il suo rapporto con la "radio"

Forse, anzi sicuramente ne ho fatta poca, principalmente per l'estero, ma non perché non mi piaccia. Probabilmente ho trovato le vie giuste per lavorare molto in teatro e mi è mancata la radio. Solo per questo.

Entriamo allora sul suo personaggio, su Liliana. Ha dovuto lavorare molto per renderlo maggiormente suo o vi siete incontrati immediatamente

Il testo è nato da un'idea in comune tra l'autrice (Franca De Angelis), Paola Gassman e me. C'era questa idea dell'autrice della Guerra del 15-18, di queste donne che iniziano a lavorare al posto degli uomini e l'idea ci era piaciuta. Ed è anche stato scritto un po' su di noi, come succede a volte. Noi, poi, ci conosciamo da tempo e anche se l'idea del ruolo è venuta all'autrice, a me è piaciuto immediatamente. Lo trovavo nelle mie corde e poi, in ogni caso, dopo la scrittura si mette sempre qualcosa di proprio su di un personaggio. C'è sicuramente molto di mio, anche un certo uso della voce, come lei ha notato. E' piacevole giocare con questo mezzo, aiuta a delineare il personaggio. Uso per Liliana una voce di testa che contrasta con quella mia, abituale, che è più bassa.

In conclusione le è piaciuto essere la segretaria di Margherita

Sì, mi piace. Poi mi trovo molto bene con le mie colleghe di scena (la già citata Paola Gassman, e anche: Paola Tiziana Cruciani, Claudia Campagnola e Giulia Rupi, ndr), per cui "si gioca", perché fare Teatro significa, in senso alto, anche "giocare" e noi ci divertiamo perché ognuna di noi ha trovato la propria chiave per il personaggio e in scena stiamo veramente bene. 

Non potrebbe essere diversamente, vista la fatica della sua professione. Non credo che un attore scelga il teatro solo per motivi economici, anzi

Le retribuzioni come potrà immaginare relegano il teatro in una scala di valori piuttosto bassa. Non è questa sicuramente la priorità. Il teatro rappresenta invece - me ne accorgo specialmente con l'insegnamento - una grande scoperta di sé, ti aiuta a conoscerti meglio, a valorizzarti, anche culturalmente. Mi piace che ne abbia sottolineato la fatica, perché capita che si pensi che si tratta di una vita di divertimento, invece quella teatrale è una vita molto faticosa che ti fa stare un giorno in una città e il giorno successivo in un'altra (suggeriamo l'ascolto di "The Road", ndr). Ma è anche il grande fascino di questa professione che mi porta ad avere subito voglia di ripartire e rimettermi in movimento, quando sono ferma per un po'. 

E' quasi una malattia?

No, è un piacere. Abbiamo la fortuna di fare dei lavori che ci piacciono e che facciamo veramente con grande amore e grande passione.

Scorrendo la sua biografia mi sembra ci sia da parte sua una forma di preferenza per la drammaturgia più "impegnata"

Questo no, nella mia carriera ho affrontato varie tipologie di testi. E' vero che nei primi anni '80, lavorando con la Compagnia Frattaroli-Mazzi, ho dato prevalenza a spettacoli di ricerca di recitazione su partitura vocale e musicale, principalmente all'estero, però. In Italia questo genere forse era prematuro o inadatto. Ho lavorato molto su testi letterari (sempre la biografia è di aiuto: Joyce , Sofocle, Marinetti, Pirandello, Molière, Shakespeare e ci fermiamo a questi, ndr). Da una commedia (Le Squat di Jean Marie Chevret) è nato l'incontro con Paola Gassman e Lydia Biondi, ci siamo piaciute e abbiamo deciso, poi, di lavorare assieme e fare "compagnia" ("La vita non è un film di Doris Day" di Mino Bellei), poi, purtroppo Lydia ci ha lasciato, però abbiamo continuato i nostri progetti che sicuramente avremmo portato avanti con lei. Da qui è nato "Tutte a casa". Devo dire che mi piace la commedia, fa parte di me. 

E' anche la bellezza del suo lavoro, il poter fare sempre cose molto diverse tra loro

Assolutamente vero, se lei considera che nella prima parte di questa stagione ero in scena con "Il cappuccio d’osso della luna" di Cristina Cirilli, un testo molto drammatico e nella seconda metà sono in teatro con "Tutte a casa". Ma è anche piacevole passare da una piccola ad una grande produzione. Si passa dalla grande compagnia dove hai tutta una serie di persone che ruotano sullo spettacolo, non necessariamente essendo in scena, alla piccola, dove il lavoro è molto più ristretto e si fa tutto come se fosse una piccola famiglia, anche se c'è sempre la massima cura. Ed è bello muoversi da una tipologia ad un'altra. Io ho visto, specialmente in questi ultimi anni, che ti nasce proprio l'esigenza o di "allargarti" o di "restringerti".

E nella certezza che "Tutte a casa", visto il gradimento del pubblico, con il quale si misura tutto il successo di uno spettacolo teatrale, tornerà anche nella prossima stagione teatrale, ringraziamo Liliana, pardon, Mirella Mazzeranghi per essere stata così paziente e disponibile. 

media & sipario coglie l'occasione per ringraziare di cuore Valeria Buffoni (ufficio stampa del Teatro Manzoni di Roma) non solo per aver reso possibile questa intervista, ma per la grande cortesia professionale e attenzione che dimostra da sempre per il nostro lavoro.

(articolo e foto di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati)

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