media & sipario - Con "Paura e Delirio" va in scena un dramma tanto teatrale quanto reale

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Con "Paura e Delirio" va in scena un dramma tanto teatrale quanto reale

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Debutto assoluto - visto al Teatro Manlio di Magliano Sabina (Rieti) - del nuovo testo firmato da Ferdinando Vaselli, scritto, diretto ed interpretato con la "complicità" di Alessia Berardi

RECENSIONE - Cosa può nascondersi dietro l'apparente "anormalità" di una coppia formata da un fratello e sorella che vivono assieme in degradato quartiere - "accrocco" - della periferia romana? Probabilmente il "nulla", con il lento scorrere del tempo nella piena mancanza di percezione del senso della legalità: una vita di frontiera che si dipana diversamente dal centro città, ma, continuiamo a sostenere sempre, cambiata l'area geografica, il risultato sarebbe identico, mantenendosi variato solo lo slang e forse le abitudini alimentari.

fratello

I due fratelli hanno "paura" dell'invasione da parte degli immigrati che si stanno comprando tutto, anche l'aria che l'italiano respira, addirittura la loro casa appartiene ad un "negro", di conseguenza perché pagargli l'affitto? Fratello (Ferdinando Vaselli) sopravvive facendo l'animatore alle feste dei bambini (vorremmo veramente conoscere quale mamma vorrebbe affidare ad un simile tipo i propri bambini), ma, ovviamente non disdegna il furto di piccolo cabotaggio. Sorella (Alessia Berardi) ha talmente "paura" di tutto quello che la circonda, da non uscire di casa da molti anni. Vestono perennemente in tuta da ginnastica, Sorella indossa sempre un cappellino bianco, entrambi "vivono" nel ricordo della madre, non più "fisicamente" con loro, ma comunque presente. Non si hanno notizie, certe o incerte, dell'altro genitore. Con l'ambientazione romana, non può mancare il fanatismo (anche se moderato) per la squadra del cuore della Capitale, spesso presente - incolpevole - in racconti grotteschi del passato ("I mostri" di Dino Risi, episodio "Che vitaccia!"), contemporanei ("Lo chiamavano Jeeg Robot" di Gabriele Mainetti), o a cartoni animati ("East End" di Skanf & Puccio).

sorella e fratello

Fratello e Sorella, rimanendo in ambito cinematografico, sembrano avvicinarsi comunque più agli adolescenti (nel loro caso ex) pesantemente tratteggiati da Larry Clark, a dimostrazione che il disagio non deve necessariamente appartenere solo alla periferia italiana. La loro "paura" del diverso si trasforma in "delirio" con la decisione, per non perdere la casa che abitano illegalmente, di rapire il figlio - piccolissimo - del nero padrone di casa, per poter quindi chiedere un riscatto. Ma Fratello non ha sufficientemente studiato da "bandito" e commette un decisivo errore che condiziona fortemente la prosecuzione del racconto e la reazione di Sorella. Ovviamente il tutto è da vedere in teatro, in una prossima replica.

sorella

La commedia è "acida, sporca, antiretorica e molto politicamente scorretta", hanno dichiarato i due registi/interpreti, si dipana come un racconto molto grottesco, con l'utilizzo di un linguaggio assolutamente reale e mai fuori luogo o eccessivamente caricato (chi pensasse questo, evidentemente, non ha mai frequentato ambienti che non siano accademici). E' divertente se ci si ferma a guardare, dalla comodità della nostra poltroncina nella sala teatrale, il comportamento di Fratello e Sorella, osservando come il loro atteggiamento non ci appartiene e che, sommariamente, possiamo definire "delirante" e lontano anni luce da noi.

una scena dello spettacolo

Pensieri diversi vengono alla mente se si considera che il testo nasce da una serie di interviste (circa 40), fatte in quartieri periferici romani dove non si fa (o non si vuole fare?) fronte comune contro il degrado, ma più facilmente si indica il diverso come fonte di ogni disgrazia, i più acculturati potrebbero anche azzardare il paragone con le "piaghe di Egitto". La contrapposizione del povero contro il povero, aiutata da cattiva politica e pessima informazione, costruisce così l'elemento fondamentale di riflessione sociale della pièce, mutando il sorriso in una smorfia amara di commiserazione. Si avverte quello stesso "senso di smarrimento, una nostalgia di un passato spesso inventato, idealizzato, vagheggiato, in contrapposizione ad un presente dove domina la preoccupazione, la paura, l’impotenza, la difficoltà delle relazioni ed un futuro quasi apocalittico" che risulta dalle interviste, e questo non può sicuramente fare piacere.

ringraziamenti finali

Qualora "Paura e Delirio" riuscisse, al di là dei meriti artistici e attoriali, a mutare l'atteggiamento mentale anche di un solo spettatore, sarebbe un merito per il quale il testo andrebbe sicuramente premiato e programmato per le prossime decine di stagioni. Nel caso in cui, rimanendo con i piedi per terra, lo spettacolo teatrale assolvesse solo al proprio compito, rimane comunque il piacere di vedere come la fantasia è nulla di fronte alla realtà, o è il contrario?

(recensione e foto di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati)

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