media & sipario - A Testa in giù: serviva una commedia francese per mettere in scena i pensieri di coppia

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione dei suoi utenti. Premendo il pulsante OK l'utente ne accetta l'utilizzo sul device

A Testa in giù: serviva una commedia francese per mettere in scena i pensieri di coppia

Strumenti
Carattere

Come sarebbe più semplice, e nel contempo estremamente difficile da gestire, se le persone - ma soprattutto il partner - ci leggesse nella mente. Se è il pubblico a farlo, le risate sono assicurate

RECENSIONE - Quante volte nella vita di coppia abbiamo desiderato che il partner ci leggesse nel pensiero? Quante volte lo abbiamo desiderato anche nei rapporti di amicizia? Verrebbe da dire che dovrebbe diventare tutto più facile se il classico "Mi piacerebbe che lui facesse questo, ma non glielo dico perché voglio vedere se ci arriva da solo", e la conseguente (solitamente tutta maschile) reazione "Chissà cosa vuole da me?" non esisterebbero più, perché ognuno saprebbe perfettamente cosa pensa e forse vuole, rendendo la comunicazione molto più semplice. Se questo genere di situazione viene però vissuta con, come unico fruitore del pensiero, il pubblico, ci troviamo ad applaudire e a ridere senza poter tirare il fiato, con la commedia francese "A testa in giù" di Florian Zeller, per la regia di Gioele Dix, che abbiamo applaudito al Teatro Duse di Bologna.

Daniel (Emilio Solfrizzi) e Isabelle (Paola Minaccioni) sono rispettivamente un eccellente editore e una stimata professoressa di storia. Sono sposati da anni e sono una coppia estremamente affiatata. Nella loro routine domestica crea improvvisamente scompiglio "la cena": Daniel ha incontrato per strada l'amico di vecchia data Patrick (Bruno Armando) e ha deciso, in nome dei vecchi tempi, di invitarlo. I due si sono persi un po' di vista, soprattutto da quando Patrick ha lasciato la moglie Lawrence, la migliore amica di Isabelle, per la bella e provocante Emma (Viviana Altieri). Dopo qualche discussione di coppia, Isabelle acconsente all'ingresso nella propria casa dell'"Amico" Patrick, più spaventata dall'idea di una uscita tra soli uomini, in cui Patrick potrebbe plagiare Daniel, che di dover affrontare nel proprio territorio un "traditore" dell'amicizia e dell'amore tra marito e moglie.

emilio solfrizzi e paola minaccioni

Gioele Dix dirige una commedia giocata sugli equilibri e sui livelli a partire della scenografia (risultato della collaborazione tra lo stesso Dix e Andrea Taddei) che ripropone l'interno dell'abitazione di Daniel e Isabelle ricavata - come loro stessi dichiarano in una battuta - da una ex tipografia parigina. Le scale che separano i due piani dividono (ed uniscono) i due livelli di recitazione, sia realmente che simbolicamente, con scale, ampi lucernari e i due livelli narrativi: quello del dialogo e della dinamica, che intercorre tra personaggio e personaggio, e quello del pensiero, rivolto a se stessi e allo spettatore.

La "cena", oggetto della rivoluzione in atto non è in scena, capiamo che si sta svolgendo nella stanza di fianco, ma non la vediamo, e anche questa scelta registica appare azzeccata, perché mantiene la coerenza dei livelli narrativi in un'inversione di "nascondiglio": le dinamiche a tavola che evidenzierebbero troppo il dialogo effettivo rispetto, al pensiero sono quindi non "viste", non "ascoltate". La difficoltà di unire pensiero e dialogo, mantenendo ben distinto l'uno dall'altro, non è sicuramente facile da realizzare, ma ogni artista è riuscito sul palco a non confondere il pubblico e, ci sentiamo di aggiungere, a non confondersi nell'intonazione e nella mimica, mostrando professionalità e piena padronanza del personaggio.

Emilio Solfrizzi dà corpo e voce ad un Daniel assolutamente credibile, giocando sulle proprie caratteristiche fisionomiche e regalando momenti di comicità che, costruiti ad arte, sono perfettamente naturali. La complicità e sintonia con Paola Minaccioni è palpabile in ogni momento e la coppia, vera protagonista della storia, non perde mai il ritmo, dando vita a tempi e controtempi godibilissimi.

a testa in giù

E' facile per il pubblico maschile (anche inconsciamente) immedesimarsi in Daniel che, forse anche pigramente, ma soprattutto per il solido sentimento che lo lega a Isabelle, continua a vivere nella sua "confort zone" fatta di piccole abitudini quotidiane, ma che si trova travolto e stravolto dai dubbi che gli provoca Emma, simbolo di giovinezza, riscoperta, trasgressione e "evasione". Daniel inciampa nel pensiero, esprimendolo a voce alta in mezzo ad una conversazione, quanto inciampa nei gradini che dividono un livello dall'altro. "Cosa potrebbe vedere in me una ragazza così giovane?" è il pensiero che rivolge al pubblico e che, ovviamente, non ha il coraggio di confessare alla moglie, magari mettendo a nudo i dubbi più che normali di un uomo più vicino alla cinquantina che alla quarantina. E' facile, per il pubblico femminile, identificarsi in Isabelle, che si interroga sulle differenze (a parte quelle anagrafiche) tra lei e questa "ragazza", colpevole di incrinare i rapporti consolidati. Guarda il proprio vestito e quello della rivale, si cambia tre o quattro volte per apparire sensuale agli occhi del marito, a quelli dell'intrusa e dell'amico, nella convinzione di essere in una competizione. La competizione in realtà, si evince dai pensieri non espressi, è nei confronti di se stessa. Come d'altra parte succede anche a Daniel.

In realtà quindi non esistono due canali narrativi in questa commedia solo all'apparenza frivola, ma estremamente complessa, grazie all'impegno registico e attoriale, bensì tre: quello scaturito dalla dinamica dei dialoghi tra i personaggi, quello dei pensieri che solo il pubblico e l'attore che li recita conoscono e quello del pensiero inespresso. Così inespresso da non poter essere "riconosciuto" neppure da chi lo ha generato e tale da sentirsi quasi "a testa in giù".

A TESTA IN GIU' di Florian Zeller. Cast artistico: Emilio Solfrizzi, Paola Minaccioni e con Bruno Armando, Viviana Altieri. Scena: Andrea Taddei. Costumi: Barbara Bessi. Luci: Carlo Signorini. Regia: Gioele Dix. Durata: circa due ore.

(articolo di Beatrice Ceci - riproduzione non consentita)

Protected by Copyscape

0
0
0
s2sdefault
abbado.jpg