media & sipario - In teatro si ride sempre di lui, lei e l'altro. Anche per "Una settimana, non di più..."

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In teatro si ride sempre di lui, lei e l'altro. Anche per "Una settimana, non di più..."

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Il testo del commediografo francese Clément Michel - nella traduzione di Giulia Serafini e con l'interpretazione di Milena Miconi, Mario Antinolfi e Antonio Conte - è in scena nella sale italiane

RECENSIONE - Paul (Mario Antinolfi) è in un momento di forte crisi sentimentale con la compagna Sophie (Milena Miconi). L'uomo non ha un'altra relazione, ma molto semplicemente non sopporta più la compagna e non accetta più serenamente la convivenza, anche se la coppia vive assieme da soli 4 mesi. Tra i tanti - secondo lui! - motivi di attrito anche il particolare e colorato outfit con cui a Sophie piace vestire il suo uomo. Offese contro la moda a parte, ogni notte Paul sogna la scomparsa della donna e in tutti i modi possibili, truculenti e piuttosto assurdi, ma, come tutti i maschi "dominati" e fondamentalmente pacifici, non ha il coraggio di confessarle il proprio stato d'animo e troncare. Per di più, "pretende" che sia lei, di sua libera iniziativa, a lasciarlo, eliminando così ogni possibile deriva o strascico di responsabilità.

paul

Esasperato dall'impossibilità di ottenere l'agognato e finora mantenuto segreto risultato, Paul decide di chiedere aiuto al povero Martin (Antonio Conte), il suo migliore amico, e costringe il malcapitato a trasferirsi da loro, con una scusa assurda e bislacca, quanto i suoi propositi - fortunatamente solo sognati - della dipartita di lei. Con Martin in casa, che viene costretto a comportarsi come uno scimmione impazzito, il piano di Paul sembra prendere la strada giusta: la presenza ossessiva e inopportuna del terzo incomodo costringerà ben presto Sophie a fare le valigie. Poi anche Martin sarà lieto di lasciarlo solo e di nuovo padrone della propria casa, che comunque non è solo sua, ma anche della compagna, visto che l'affitto viene pagato da entrambi! Ma questo piccolo particolare non conta, almeno per lui.

sophie

Il piano potrebbe anche sarebbe perfetto, anche se sicuramente Alfred Hitchcock avrebbe molto da obiettare, ma Paul con la sua arzigogolata macchinazione non ha fatto i conti con i modi garbati e signorili di Martin, che mal si adatta e per nulla sopporta il suo ruolo di Jekyll (scimmione) e Hyde (galante), ma soprattutto ha sottovalutato l'indole femminile di Sophie, che si lascia ben presto affascinare dall'ospite, che non ha proprio le classiche caratteristiche del pesce, anzi, forse ad emanare il cattivo odore non è lui. Tutto il resto aspetta il pubblico nei teatri italiani, dopo il debutto avvenuto al Teatro degli Audaci di Roma, e la tournée - almeno questa è la promessa della produzione - non durerà solo "una settimana", ma molto "di più".

martin

Una nuova e divertente versione italiana della commedia francese "Una semaine pas plus" di Clément Michel, un classico francese della commedia garbata dove si ride e sorride e vengono messe in scena le tante forzature di quelle convivenze che, quando da idealizzate si trasformano in reali, nascondono molte più insidie di quanto si pensi. Da guardare per il puro piacere, una volta tanto, di mettere la massima distanza possibile tra lo spettatore e i comportamenti dei personaggi in scena, almeno di quelli di Paul (e dei suoi pantaloni).

paul e sophie

In conclusione vogliamo esprimere un particolare apprezzamento per la scenografia realizzata da Mina Perniola e completamente dipinta a mano dalla sua ideatrice. In un mondo in cui, in alcuni casi, l'elettronica toglie calore per restituire solo perfezione, trovarsi di fronte ad una vivacità di colori non fa altro che accrescere il buonumore e il piacere visivo di chi assiste.

sophie e martin

UNA SETTIMANA NON DI PIU' di Clément Michel. Traduzione: Giulia Serafini. Cast artistico: Milena Miconi, Mario Antinolfi, Antonio Conte. Regia: Francesco Branchetti. Musiche: Pino Cangialosi. Costumi: Francesco Branchetti. Scene: Mina Perniola. Produzione: Attori & Company. Direzione artistica: Mario Antinolfi.

(articolo e foto di Luciano Lattanzi - riproduzione non consentita)

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