media & sipario - Terezin è quel dono di Hitler di cui tutti avrebbero volentieri fatto a meno

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Terezin è quel dono di Hitler di cui tutti avrebbero volentieri fatto a meno

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Dal 1941 al 1945 per la città cecoslovacca di Terezin sono "passati" circa 140.000 ebrei e sono riusciti a sopravvivere in 17.000, dei 15.000 bambini "ospitati", sono tornati a casa in meno di 100

RECENSIONE - "Il dono di Hitler - Terezin: 1941-1945", scritto e diretto da Daria Veronese, punta l'attenzione teatrale su uno dei tanti, assurdi episodi di crudeltà della Seconda Guerra Mondiale, sottolineando il perverso e, per certi versi, ancora misterioso rapporto tra nazismo e arte, quella dicotomia assurda che consentiva alla Germania hitleriana di ricercare la cultura e, allo stesso tempo, disprezzare così profondamente la vita umana, mettendo a regime prima le eliminazioni ospedaliere, poi il sistema logistico dei campi di concentramento, posizionando fuori dal suolo tedesco quelli che poi saranno riconosciuti - e passati alla storia - come campi di sterminio.

massimo mirani

Gli autori teatrali contemporanei sono stati accorti e appassionati narratori dell'Olocausto, cercando di miscelare sapientemente l'aspetto storico con quello drammaturgico, senza esprimere una scontata quanto futile condanna (è sempre facile farlo a posteriori), ma badando a consegnare al pubblico prima di tutto un racconto, da cui poi ognuno è libero di trarre le proprie conclusioni. Ha più volte sfiorato l'argomento Gianni Clementi, lo stesso ha fatto Simone Cristicchi, Marco Paolini ha dedicato ad Ausmerzen uno dei suoi monologhi e libri più coinvolgenti, grazie a Peppe Millanta e a Gianmarco Busetto, separatamente, abbiamo conosciuto la vita (e la morte) del pugile zingaro Rukelie, non poteva essere diversamente per la piccola città cecoslovacca di Terezin, con la quale avevamo familiarizzato in scena grazie all'opera di Giovanni Fedeli.

ramona gargano

Terezin, in tedesco Theresienstadt, è stato innanzi tutto un grande bluff a cui tutti, compresi gli osservatori della Croce Rossa, inspiegabilmente, si prestarono a credere volentieri. La piccola cittadina, chiamata "Il dono di Hitler", venne propagandata dall'efficiente apparato di comunicazione nazista come un conservatorio a cielo aperto, dove selezionati orchestrali, cantanti e coro, principalmente dell'est Europa ed ebrei, si potevano preparare per eseguire il difficile Requiem di Giuseppe Verdi, alla presenza delle più alte cariche dello stato occupante, tra cui addirittura Adolf Eichmann.

marcello gravina

Il testo di Daria Veronese, nell'allestimento che abbiamo visto all'Ar.Ma Teatro di Roma, mette in scena la lucida follia di chi da una parte consente, anzi incentiva, malgrado la difficile situazione di guerra, le arti, ma allo stesso tempo priva musicisti e cantanti di cibo, infligge sofferenze insopportabili e uccide con noncuranza per un nonnulla. Tre soli gli interpreti, in un'ambiente vuoto innanzitutto di umanità, con il compito di riportare al presente un passato che non è e non sarà mai giusto provare a dimenticare. Efficace il contrappunto offerto dagli allievi di Teatron, in una sorta di prologo ed epilogo della tragedia comunque annunciata, che solo la caparbia cecità di alcuni poteva non vedere.

il direttore d'orchestra

Lo spettacolo - prodotto originariamente nel 2004 con il contributo della Provincia di Roma, il patrocinio del Comune di Roma e della Comunità Ebraica - ha proposto anche materiali testuali tratti dai documenti poetici dei bambini rinchiusi nel ghetto di Terezin e materiali tedeschi che ne sottolineano l’aspetto propagandistico di "dono" che Hitler aveva fatto agli ebrei. Inutile confermare che dopo le applauditissime repliche (in totale 16) il dono reale che gli orchestrali ricevettero fu un biglietto di sola andata verso le camere a gas di Auschwitz.

il dono di hitler

IL DONO DI HITLER - TEREZIN: 1941-1945 di Daria Veronese. Cast artistico: Ramona Gargano, Massimo Mirani, Marcello Gravina. Collaborazione: Teatron Accademia Professionisti Spettacolo. Musiche: Pasquale Filastò. Pianoforte: Francesco Lecce. Grafica: Luigi Imparato. Disegno luci: Massimo Sugoni. Tecnico audio e luci: Giampaolo Amico. Aiuto regia: Massimo Sugoni. Regia: Daria Veronese. Produzione: Compagnia della Luna. Ufficio stampa: Rocchina Ceglia / Daniela Bendoni.

(articolo e foto di Luciano Lattanzi - riproduzione non consentita)

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