media & sipario - Quante parole servono per raccontare i "tanti" Limoni di Sam Steiner?

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Quante parole servono per raccontare i "tanti" Limoni di Sam Steiner?

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"Ti amo e non capisco perché non lo facciano anche tutti gli altri", Oliver rivolto a Bernadette - da "Limoni, Limoni, Limoni, Limoni, Limoni"

RECENSIONE - Debutto nazionale al Teatro Belli di Roma del testo di Sam Steiner, nella traduzione di Matteo Curtoni e Maura Parolini, portato in scena da Elisa Benedetta Marinoni (Bernadette) e Loris Fabiani, diretti da Alessandro Tedeschi. Lo spettacolo ha fatto parte del cartellone di Trend, rassegna di drammaturgia anglosassone, curata da Rodolfo Di Giammarco, che - nella precedente edizione - aveva ospitato anche "Girls Like That" (vedi "Girls Like That", intervista a quelle ragazze lì, ma proprio a loro!)

trend

Lui è un musicista, una persona aperta, attivo politicamente e portato a vivere in modo semplice ed istintivo. Lei è un avvocato, più chiusa e timorosa, portata alla riflessione e all'analisi e forse per questo più rigida e cauta nell’avvicinarsi agli altri. La loro relazione nasce e si evolve in modo semplice e uniformato alle tappe canoniche. Dapprima tendono a studiarsi, a tenere per loro ciò che realmente pensano e provano, finché poi l’amore esplode interamente e inizia la fase più inebriante e felice, fatta di facilissimi entusiasmi e voglia costante di stare assieme. Presto però cominciano a farsi strada le prime incomprensioni, la presenza ingombrante di Giulia, amica di Oliver e sua compagna di cortei e manifestazioni, le prime incertezze da parte di Bernadette sui sentimenti del suo uomo, le prime gelosie. È proprio nel momento di maggior tensione che il Governo vara una nuova legge che limita a 140 l’uso giornaliero delle parole. Come possono i due riuscire a comunicare e soprattutto a risolvere i loro problemi, mantenendosi nei limiti imposti dalla legge?

oliver

Il filo rosso che tiene unito tutto lo spettacolo - costruito su continui flashback e flashforward (non sempre pienamente comprensibili) - è una interessante riflessione sulla comunicazione all’interno della coppia e sull’uso specifico del linguaggio, di difficile padronanza quando lo stesso è più la causa delle incomprensioni e dei malintesi, invece che essere un ponte che unisce Oliver a Bernadette. L’uso che i due protagonisti fanno del limitato numero di parole a disposizione (e il modo con cui recepiscono l'uno il pensiero dell'altro) non potrebbe essere maggiormente differente. Oliver è un istintivo e quindi diretto, questa sua caratteristica è però scambiata da Bernadette come segno di noncuranza o di superficialità. Lei, per contro, è più portata a pesare le parole, a porsi domandi e ad analizzare - preda di timori e insicurezze - il comportamento del ragazzo, dando vita a stressanti e tediose recriminazioni.

limoni, limoni, limoni, limoni, limoni

Nel momento in cui il numero delle parole viene limitato a 140/giorno la crisi di comunicazione tra i due protagonisti si acuisce. Hanno poca possibilità (o volontà?) di spiegare le loro ragioni, di dirsi cosa provano, di difendersi l’uno dall’altra e questo genera frustrazione, chiusura, incomprensioni. Ma è paradossalmente proprio quando comunicare è diventato più difficile che il linguaggio assume una valenza nuova e più significativa. Le parole si liberano da ogni vincolo, non sono più chiuse nelle rigide funzioni di un teorico sistema di segni, né sono più legate a un senso e a un concetto socialmente imposto e condiviso. Il loro significato comunemente accettato si assottiglia piano piano fino a sgretolarsi del tutto, le parole diventavano sempre più vuote a livello concettuale, assumendo però sempre più pregnanza a livello sensoriale, aumentando la loro funzione comunicativa e pragmatica. Ogni termine è valevole per come viene detto, per il tono, per le pause, per l’intensità (urla, canto, sussurro) e non per il loro referente concettuale e tanto meno per la loro quantità. Limitare il numero delle parole dà alla coppia il potere di dotarle di un senso nuovo che trascende il significato puro e semplice, frutto di un codice socialmente costruito e accettato. Ora loro sono in grado di generare un linguaggio solo loro, più emozionale ed empatico nel tentativo di arrivare l’uno all’altra, di superare un’incolmabile incomunicabilità.

bernadette e oliver

Mantenersi in 140 parole è comunque difficile se non impossibile, a meno che non si ricorra - per comporre un dissidio - al semplicissimo "ti chiedo scusa", oppure ad un "ti voglio bene". Volendo ancora di più limitarsi, basterebbe non aver paura di pronunciare un ancora più immediato e non equivocabile "ti amo", e - in finale - basterebbe la comunicazione non verbale di un semplice bacio, accennato e a fior di labbra, per chiarire la maggior parte dei contrasti. Solo per dovere di cronaca, questa recensione è composta da 732 parole.

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