media & sipario - Quante parole servono per raccontare i "tanti" Limoni di Sam Steiner?

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione dei suoi utenti. Premendo il pulsante OK l'utente ne accetta l'utilizzo sul device

Sidebar

SPETTACOLI CONSIGLIATI

22
Wed, Nov

Quante parole servono per raccontare i "tanti" Limoni di Sam Steiner?

Strumenti
Carattere

"Ti amo e non capisco perché non lo facciano anche tutti gli altri", Oliver rivolto a Bernadette - da "Limoni, Limoni, Limoni, Limoni, Limoni"

RECENSIONE - Debutto nazionale al Teatro Belli di Roma del testo di Sam Steiner, nella traduzione di Matteo Curtoni e Maura Parolini, portato in scena da Elisa Benedetta Marinoni (Bernadette) e Loris Fabiani, diretti da Alessandro Tedeschi. Lo spettacolo ha fatto parte del cartellone di Trend, rassegna di drammaturgia anglosassone, curata da Rodolfo Di Giammarco, che - nella precedente edizione - aveva ospitato anche "Girls Like That" (vedi "Girls Like That", intervista a quelle ragazze lì, ma proprio a loro!)

trend

Lui è un musicista, una persona aperta, attivo politicamente e portato a vivere in modo semplice ed istintivo. Lei è un avvocato, più chiusa e timorosa, portata alla riflessione e all'analisi e forse per questo più rigida e cauta nell’avvicinarsi agli altri. La loro relazione nasce e si evolve in modo semplice e uniformato alle tappe canoniche. Dapprima tendono a studiarsi, a tenere per loro ciò che realmente pensano e provano, finché poi l’amore esplode interamente e inizia la fase più inebriante e felice, fatta di facilissimi entusiasmi e voglia costante di stare assieme. Presto però cominciano a farsi strada le prime incomprensioni, la presenza ingombrante di Giulia, amica di Oliver e sua compagna di cortei e manifestazioni, le prime incertezze da parte di Bernadette sui sentimenti del suo uomo, le prime gelosie. È proprio nel momento di maggior tensione che il Governo vara una nuova legge che limita a 140 l’uso giornaliero delle parole. Come possono i due riuscire a comunicare e soprattutto a risolvere i loro problemi, mantenendosi nei limiti imposti dalla legge?

oliver

Il filo rosso che tiene unito tutto lo spettacolo - costruito su continui flashback e flashforward (non sempre pienamente comprensibili) - è una interessante riflessione sulla comunicazione all’interno della coppia e sull’uso specifico del linguaggio, di difficile padronanza quando lo stesso è più la causa delle incomprensioni e dei malintesi, invece che essere un ponte che unisce Oliver a Bernadette. L’uso che i due protagonisti fanno del limitato numero di parole a disposizione (e il modo con cui recepiscono l'uno il pensiero dell'altro) non potrebbe essere maggiormente differente. Oliver è un istintivo e quindi diretto, questa sua caratteristica è però scambiata da Bernadette come segno di noncuranza o di superficialità. Lei, per contro, è più portata a pesare le parole, a porsi domandi e ad analizzare - preda di timori e insicurezze - il comportamento del ragazzo, dando vita a stressanti e tediose recriminazioni.

limoni, limoni, limoni, limoni, limoni

Nel momento in cui il numero delle parole viene limitato a 140/giorno la crisi di comunicazione tra i due protagonisti si acuisce. Hanno poca possibilità (o volontà?) di spiegare le loro ragioni, di dirsi cosa provano, di difendersi l’uno dall’altra e questo genera frustrazione, chiusura, incomprensioni. Ma è paradossalmente proprio quando comunicare è diventato più difficile che il linguaggio assume una valenza nuova e più significativa. Le parole si liberano da ogni vincolo, non sono più chiuse nelle rigide funzioni di un teorico sistema di segni, né sono più legate a un senso e a un concetto socialmente imposto e condiviso. Il loro significato comunemente accettato si assottiglia piano piano fino a sgretolarsi del tutto, le parole diventavano sempre più vuote a livello concettuale, assumendo però sempre più pregnanza a livello sensoriale, aumentando la loro funzione comunicativa e pragmatica. Ogni termine è valevole per come viene detto, per il tono, per le pause, per l’intensità (urla, canto, sussurro) e non per il loro referente concettuale e tanto meno per la loro quantità. Limitare il numero delle parole dà alla coppia il potere di dotarle di un senso nuovo che trascende il significato puro e semplice, frutto di un codice socialmente costruito e accettato. Ora loro sono in grado di generare un linguaggio solo loro, più emozionale ed empatico nel tentativo di arrivare l’uno all’altra, di superare un’incolmabile incomunicabilità.

bernadette e oliver

Mantenersi in 140 parole è comunque difficile se non impossibile, a meno che non si ricorra - per comporre un dissidio - al semplicissimo "ti chiedo scusa", oppure ad un "ti voglio bene". Volendo ancora di più limitarsi, basterebbe non aver paura di pronunciare un ancora più immediato e non equivocabile "ti amo", e - in finale - basterebbe la comunicazione non verbale di un semplice bacio, accennato e a fior di labbra, per chiarire la maggior parte dei contrasti. Solo per dovere di cronaca, questa recensione è composta da 732 parole.

CHI E' DI SCENA TEATRALE