media & sipario - Quando "L'opera" è "del fantasma", la risata è invece di tutti gli spettatori

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Quando "L'opera" è "del fantasma", la risata è invece di tutti gli spettatori

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Non ti preoccupare, la pistola è caricata a "salve" / E tu come fai a saperlo? / Perché quando passa ti saluta! - scambio di battute tra gli strampalati protagonisti de "L'opera del fantasma" di Chiara Bonome e Mattia Marcucci

RECENSIONE - Ci troviamo in un teatro, probabilmente romano, visto lo slang "capitolino" del tecnico Achille (Simone Balletti), nel corso delle prove di uno spettacolo che a breve dovrà debuttare. Come spesso succede nelle compagnie minori, il cast artistico contesta tutto il contestabile, a partire dal regista Livio (Mattia Marcucci), fortemente impegnato nel rintuzzare le critiche ed ottenere dai suoi recalcitranti attori il rispetto dei tempi di ingresso in scena e delle sue battute nel copione. La situazione professionale è ulteriormente complicata da quella sentimentale: Livio e la sua prima attrice Isadora (Chiara Bonome) - ogni riferimento ad Angela Isadora Duncan è puramente voluto - sono in parabola discendente del loro rapporto affettivo, durato 10 anni, e di conseguenza si innestano attriti su ulteriori attriti, nemmeno troppo necessari, vista la situazione già turbolenta.

la scena con la pistola

L'attore Tancredi Maria Pascal (Sebastian Gimelli Morosini) non fa altro che puntualizzare il proprio terzetto di nomi e fare le pulci a quello che a suo parere non funziona nello spettacolo: praticamente tutto, dal copione ai manifesti. Il secondo ruolo femminile, Elena (Chiara David), sbaglia tutte le intonazioni e gli ingressi, tra il sarcasmo generale del resto della compagnia e lo sguardo timidamente innamorato di Livio. Solo Diego (Valerio Camelin), l'attore protagonista e amico da sempre del regista, è sempre fedelmente al fianco del povero direttore; tra le altre cose Livio è anche malato di cuore ed è costretto a prendere ad orari certi delle pillole salvavita. Per un "fortuito" e fatale scambio di contenitori di medicine e caramelle, tutti simili tra loro, durante una crisi cardiaca, il regista non riesce a prendere in tempo le pillole e stramazza a terra in teatro, con le prove in corso, morendo e trasformandosi in un fantasma dai particolari poteri, attivabili dal battito delle mani, ma è bloccato "fisicamente" sul palcoscenico.

l'opera del fantasma

Partendo da qui - tacciamo di come "L'opera del fantasma" prosegue, perché c'è veramente molto altro da vedere e va, come sempre suggeriamo, visto solo in sala - la vicenda prende strade parallele e costantemente incrociate e scontrate, innestando velocità e divertimento su un plot narrativo che, a nostro parere, guarda con ammirazione "The Producers" di Mel Brooks, per la precisione lo spettacolo interno "Springtime for Hitler", mixandolo con le atmosfere - volute - del "Rumori fuori scena" di Michael Frayn e - sembrerà assurdo, ma è così - con i "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie. Poi c'è ovviamente molto del proprio, nel testo abilmente scritto dai due autori (anche attori) Chiara Bonome e Mattia Marcucci, e che immaginiamo con eguale divertimento sia stato messo in scena. Il debutto la scorsa stagione al Teatro Vittoria di Roma, dove "L'opera del fantasma" ha vinto il contest annuale riservato alla drammaturgia emergente.

isadora e achille

Lo spettacolo mette in scena, in forma surreale, la "cattiveria" (ma è così?) del mondo dello spettacolo, presentando animi "crudeli" che per ottenere un applauso passerebbero sopra qualsiasi cadavere (e non è una metafora!), un ambiente che bisogna conoscere da dentro per poterlo meglio criticare, specialmente se si deve e si vuole farlo con il difficile strumento della satira. Bravissimo tutto il cast, impegnato nell'assumere ruoli (e intonazioni) diversi al semplice battito di due mani. La comicità del racconto si incrocia poi con il thriller e il tutto diventa ancora più godibile. L'animo umano viene presentato per quello che è, senza particolare condiscendenza o comprensione, e se a farlo è una compagnia di attori tutti under 35, questo dovrebbe darci la misura della deriva presa, non dallo spettacolo, ma dalla nostra società. In fin dei conti il teatro non fa altro che mettere in scena quello che c'è di fuori. Ed è questo quello che dovrebbe realmente spaventarci.

giulietta

Cast artistico in ordine alfabetico: Simone Balletti, Chiara Bonome, Valerio Camelin, Chiara David, Sebastian Gimelli Morosini, Mattia Marcucci. Regia: Chiara Bonome. OrganizzazioneTrameProduzione: Drakkar Arti Sceniche. 

(articolo e foto di Luciano Lattanzi - riproduzione non consentita)

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